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Orsolini, Donsah, Mattiello e Dijks, quattro 'novità' per il Bologna di Inzaghi

Orsolini, Donsah, Mattiello e Dijks, quattro ‘novità’ per il Bologna di Inzaghi

Dieci giorni a Bologna-Fiorentina, derby dell’Appennino numero 147 nella storia che metterà di fronte due squadre con obiettivi assai diversi ma un dato ‒ negativo ‒ in comune: entrambe sono a secco di vittorie dallo scorso 30 settembre. È ancora presto per capire quale sarà l’undici con cui Inzaghi proverà a ritrovare il sorriso e a puntellare la propria panchina, a maggior ragione vista l’assenza da Casteldebole di ben undici nazionali (tredici contando i giovani Corbo e Koutsoupias), ma qualche novità rispetto alle ultime uscite sembra più che probabile.
Al di là del modulo che verrà scelto, con il ballottaggio fra 3-5-2 e 4-3-3 sempre aperto, dovrebbero riprendersi una maglia da titolare tre elementi molto importanti come Mattiello, Dijks e Donsah. Per l’ex Spal, il cui rientro in gruppo è previsto all’inizio della settimana, meglio il ruolo di esterno destro in un centrocampo a cinque rispetto a quello di terzino, mentre vale il discorso opposto per l’olandese, cresciuto proprio come quarto di sinistra nell’Ajax. Donsah, invece, potrebbe porre fine al ballottaggio Poli-Dzemaili, scalzando entrambi e andando a formare insieme a Pulgar e Svanberg una mediana giovane e reattiva.
Nel cuore della retroguardia l’unico certo del posto, fastidi muscolari permettendo, è il veterano Danilo, che rischierebbe di perdere qualche posizione nelle gerarchie solo se Pippo decidesse di affidarsi fin dall’inizio al 4-3-3 (favorita la coppia Gonzalez-Helander). E poi c’è l’attacco, che vedrà Santander ricomparire a ridosso del match contro i viola, e dove urge trovare una collocazione a Orsolini. In caso di tridente nessun problema, con lui e Palacio a supportare il paraguagio (imprescindibile, nonostante i viaggi intercontinentali), in caso di tandem offensivo sarebbe invece il caso di puntare finalmente con decisione sul numero 7 e utilizzare ‘El Trenza’ come arma negli ultimi venti-trenta minuti, con le difese avversarie più stanche e il suo talento un po’ più libero di imperversare.

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