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Rassegna stampa 23/05/2018

Il rammarico ormai è rassegnazione, Saputo mandi segnali di cambiamento

Trovare le parole dopo tre anni inesorabilmente identici diventa complicato per chi si appresta a raccontare l’ennesima sconfitta della gestione Donadoni. La sedicesima su trentuno incontri, la nona in trasferta, la numero 53 dell’era Saputo in Serie A, l’ennesima fotocopia della fotocopia di un’altra fotocopia. Giunti a questo punto è ora di scavare più a fondo, per provare a capire qual è il male oscuro che avvolge la realtà rossoblù. Non si salva nessuno, neanche Joey Saputo, colui che tanto ha fatto a livello finanziario e gestionale per ridare nuova vita al club. Il primo ‘problema’ è lui. Ma occorre spiegare tale affermazione meglio per non rischiare di essere travisati.
Da Montreal non arrivano segnali di passione, anzi, un silenzio assordante che somiglia molto a disinteresse. Donadoni perde e straperde, il Bologna affonda, l’entusiasmo della piazza scema, eppure non cambia nulla. Circa duecento tifosi si sono spostati in Calabria per assistere ad un’altra prova indegna, una delle tante. E allora fate un bel gesto, qualcosa che vada oltre alle consuete ovvietà e scuse da conferenza stampa (oggi è mancato temperamento, ieri anche, due anni fa pure): rimborsate loro il biglietto, scusatevi, dimostrate che siete consapevoli di aver sbagliato e mancato di rispetto a gente che ama questa maglia da sempre.
Due parole vanno spese anche per i dirigenti, gli uomini di fiducia del patron. Chi consiglia Saputo? Chi gli racconta la vita vissuta di Casteldebole? Chi giustifica risultati così scadenti? In che modo e con quali parole? Per il benessere del progetto è sufficiente mantenere la categoria con prestazioni oscene come quella odierna? Fosse così ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, perché a Bologna mai e poi mai sarà apprezzata una salvezza anonima e deludente come da tre anni a questa parte siamo costretti ad assistere. Sotto le Due Torri si respira un’enorme voglia di poter ambire a ben altri traguardi o, quantomeno, a ben altri spettacoli. Una voglia che non può sempre essere ignorata o ridimensionata.
Intanto domenica prossima arriva il Verona dei mille ex, un’altra pericolante in cerca di un barlume di speranza. Attenzione, la vittoria è d’obbligo, perché a 35 punti la salvezza non è cosa fatta, un ulteriore passo falso potrebbe gettare nello sconforto totale una squadra senza stimoli, incapace di reagire e che in seguito dovrà poi affrontare la doppia Sampdoria e Cagliari in trasferta, senza dimenticare gli impegni a dir poco proibitivi contro Milan e Juventus. Retrocedere è quasi impossibile, Mirante e compagni si dovrebbero davvero impegnare, ma il solo pensiero di dover fare questo tipo di ragionamento è una sconfitta nella sconfitta.
C’è parecchio sconforto nel cuore di chi oggi è costretto a scrivere lo stesso copione, sconforto che ormai si sta tramutando in rassegnazione. Perché Saputo era la meravigliosa scappatoia da anni di disastri e bocconi amari. Mi venga concesso questo rammarico, questa frustrazione. Setacciando in lungo e in largo il Web in tanti ormai vedono uno scenario grigio, anzi, una marea di tifosi sono pronti addirittura a disertare il Dall’Ara da qui a fine campionato. Tutto questo è molto triste. Servono dei cambiamenti forti, e il primo a dover dare una scossa è sempre lui, Joey Saputo.

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