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Silenzio, assenso, giustificazione

Silenzio, assenso, giustificazione

È un disastro che va avanti da tre anni, calcisticamente parlando, e il principale colpevole si chiama Joey Saputo. Sono consapevole di inimicarmi tanti lettori con questa mia presa di posizione, ma non voglio essere partecipe di un giochino che sta portando il Bologna al collasso. Qua nessuno si sta divertendo, neppure quelli che aggrediscono chi si lamenta e che, per come la vedo io, sono una parte del problema. Silenzio assenso, uguale giustificazione e prosecuzione sulla strada sbagliata. Il magnate italo-canadese ha salvato e rivitalizzato la società ma non per questo merita un encomio a vita, sul campo i rossoblù sono indifendibili da marzo del 2016. E qui porgo l’altra guancia ad ulteriori dissensi riesumando il nome di Pantaleo Corvino: nei fatti il progetto si è dissolto quando il d.s. pugliese ha levato le tende da Casteldebole. Per carità, anche il buon Pantaleo sul mercato ha commesso errori, ma era uomo di calcio navigato e competente, il suo curriculum sta lì a confermarlo. Ebbene, sotto le Due Torri non gli è stato dato neanche il tempo di ambientarsi.
Riccardo Bigon non me ne voglia, perché è evidente che sia una brava persona e metta grande impegno nel suo lavoro, ma non si avvicina neanche lontanamente a Corvino. Spesso, inoltre, ha uscite infelici che lasciano basiti. L’ultima in ordine di tempo quella riguardante il centravanti polacco del Genoa autore del gol vittoria nella partita di ieri: «Se mi fossi presentato con Piatek a Casteldebole mi avreste chiesto: chi è questo ragazzo?». Non è successo, ma tutti ci siamo chiesti: «Chi è Santander?». Un emerito sconosciuto ‒ con evidenti limiti tecnici ‒ pagato ben 6 milioni, con un ingaggio quadruplicato rispetto a quello che percepiva, spacciatoci per un mezzo campione perché ha giocato la Champions League con il Copenaghen e dal 2010 ad oggi ha messo insieme qualche gettone nella Nazionale paraguaiana. Da mani nei capelli anche le dichiarazioni immediatamente successive: «Non ho visto neanche una squadra davvero superiore al Bologna in questo inizio di campionato». Se lo dice lui…
Ma torniamo a Saputo e alle sue responsabilità. Il chairman non c’è mai, è un presidente fantasma, non dimostra né fire desire. Ha salutato Corvino a cuor leggero e si è poi affidato a dirigenti che stanno conducendo la squadra verso il baratro, anno dopo anno, sconfitta dopo sconfitta, nel totale silenzio. Certo, il centro tecnico Niccolò Galli ora è un gioiellino e lo stadio nuovo è qualcosa che invoglia e affascina, ma ancor di più ai tifosi farebbe piacere non agonizzare sotto i colpi dell’avversario di turno. E che rabbia sapere che Saputo è un proprietario danaroso, che potrebbe dare tanto ma che considera la squadra come l’ultimo dei suoi pensieri. L’ho ringraziato quando era da ringraziare, ora è il momento di puntare il dito. Tre anni abbondanti di batoste non sono accettabili: se non avrà il coraggio di compiere scelte importanti al fine di ridare al Bologna la dignità che merita anche sul rettangolo verde, per quanto mi riguarda può anche passare la mano.

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