Il tempo dei ringraziamenti è finito, sul campo è un Bologna perdente

Il tempo dei ringraziamenti è finito, sul campo è un Bologna perdente

Parto subito da una premessa che considero doverosa: chi aveva certezze granitiche sul futuro vincente a cui sarebbe andato incontro il Bologna targato Saputo, abbia l’onestà di fare un passo indietro. Anzi, due. Nello scrivere questa introduzione non nutro alcun senso di rivalsa e men che meno soddisfazione. A più riprese ho sottolineato come non voglia né essere iscritto all’albo dei giornalisti né meritare di farne parte, e ho anche ribadito e sottolineato come non voglia diventarlo perché ho un cuore da tifoso, e come tifoso mi propongo e mi proporrò sempre. Sono inoltre consapevole che qualche volta, come tutti i tifosi, manco di obiettività, ma solo ed esclusivamente per troppo amore.
Mi reputo però una persona onesta, abbastanza per dire che dinnanzi ad una sconfitta, anche pesante, possono esserci ragioni che vanno oltre una brutta prestazione. In alcuni casi, ad esempio, l’avversario si dimostra più forte e bisogna saperne ammettere la superiorità e non cercare scusanti. Così non è stato contro la Fiorentina, eppure il Bologna è riuscito nell’intento di perdere e rilanciare chi nelle ultime due partite aveva subito altrettante sconfitte e incassato la bellezza di sette reti. Una Fiorentina brutta, ferita, impaurita, incapace di mettere insieme due passaggi di fila. A metà ripresa in campo c’erano ventidue uomini che facevano a gara a chi sbagliava di più, la fiera dell’errore e dell’orrore. Ebbene, il Bologna ha fatto peggio dei viola. È bastato un guizzo di Chiesa, che in un sol boccone si è divorato Helander e De Maio, finiti gambe all’aria nell’unico vero lampo di una partita tra le più brutte della stagione. E siamo ancora qui a commentare l’ennesima sconfitta di una squadra che giornata dopo giornata palesa i soliti limiti strutturali e psicologici.
Sul piano tecnico si può parlare ancora di progetto? A mio avviso non più, e allora è tempo di capire di chi sono le colpe e vivere meno di paraculaggine (perdonate il francesismo). A livello di campo, questa società sta inaspettatamente fallendo nel suo intento, commettendo errori sempre più evidenti. Una società che peraltro aveva praticamente venduto Verdi e Donsah, con i due ragazzi che per nostra fortuna hanno rispedito al mittente le allettanti proposte di Napoli e Torino. Una società che, lo dicono i numeri, ha perso la metà delle partite giocate dal ritorno in Serie A: quarantanove sconfitte, scritto in lettere fa ancora più impressione.
Sempre più spesso mi imbatto in commenti di tifosi e addetti ai lavori che vedono in Donadoni il principale colpevole dell’attuale situazione. E di colpe il tecnico bergamasco ne ha sicuramente, e non poche. Ma a questi signori domando: chi l’ha messo lì? Chi gli ha rinnovato il contratto? Chi non ha il coraggio di allontanarlo? E se il tecnico resta al suo posto vuol dire che la squadra costruita è debole e che un quindicesimo posto è il massimo a cui Bologna e il Bologna possono aspirare? Andando al Dall’Ara dobbiamo ripetere come automi «grazie Saputo per averci salvato» e poi sorridere dopo che ogni avversario si prende gioco di noi?
Sono consapevole che qualcuno non apprezzerà il mio pensiero e che probabilmente scatenerò anche reazioni stizzite (anche se in molti stanno aprendo gli occhi, smettendo di giustificare tutto e tutti), ma da tifoso ferito e umiliato sono stanco di difendere chi, almeno per il momento, ha dimostrato di non saper fare calcio. Tre anni uguali, tre anni pieni zeppi di figuracce, tre anni di nulla, crescendo sì attorno ma mai dentro il rettangolo verde. Chiedo scusa ma la mentalità da perdenti e la mediocrità non mi appartengono, e non dovrebbero appartenere neanche al quinto club più titolato in Italia. Il tempo dei ringraziamenti è finito, il bonus è terminato. Il campo è il giudice supremo e il campo sta sentenziando che si è lavorato e si sta lavorando male. Ora non resta che andare a San Siro per destare l’Inter da un lungo letargo. Perché ormai lo sappiamo bene, siamo maestri nel rivitalizzare chi ne ha più bisogno.

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