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Tre anni di monotonia e rassegnazione per i tifosi rossoblù, ma al Bologna va bene così

Tre anni di monotonia e rassegnazione per i tifosi rossoblù, ma al Bologna va bene così

Sgombro subito il campo da ogni dubbio: non do colpe a Destro. Non posso, anzi, nessuno dovrebbe, perché chiaramente l’errore commesso è macroscopico ma ci sono un paio di attenuanti. La prima è che in attacco non arriva un pallone che sia uno: sfido chiunque a segnare in questa squadra, anche il mitico Ezio Pascutti avrebbe incontrato difficoltà. Secondo perché il campo era infame, la palla ha rimbalzato male cogliendo di sorpresa il numero 10 rossoblù, che l’ha colpita di malleolo dal basso verso l’alto. Assai più complicato sbagliarlo che segnarlo, quel gol, e mi dispiace perché personalmente considero Destro un ottimo centravanti, che ha avuto però la sfortuna di imbattersi in un allenatore non in grado di sfruttarne le caratteristiche.
Sulla sconfitta rimediata nel derby con la Spal non c’è molto da dilungarsi, il Bologna è questo e più di tanto non potrà mai dare. Se la rosa può forse valere un undicesimo-dodicesimo posto, Donadoni la costringe ad almeno un paio di passi indietro in classifica. Non c’è un gioco, non c’è mai stato negli ultimi tre anni e mai ci sarà con questa guida tecnica. Non mi aspettavo granché da questa partita, così come non mi aspetto nulla dal finale di campionato, che sarà sulla falsariga degli ultimi due. Tra una decina di partite saremo qui a contare se 42 punti saranno o meno un obiettivo raggiungibile. Oggi un pareggio, oltre che immeritato, avrebbe spostato pochissimo in termini di entusiasmo.
D’altronde, l’atteggiamento di capitan Mirante e compagni non lascia spazio ad alcuna speranza. I primi quindici minuti allo stadio Mazza sono stati lo specchio delle ultime tre annate targate Donadoni. Approccio sbagliato, motivazioni pressoché inesistenti, come se scendere in campo fosse un sacrificio e i giocatori catapultati in un universo parallelo. Poco rispetto per i tanti tifosi accorsi in massa a sostenere i propri beniamini, perché di mancanza di rispetto si deve parlare quando non si tratta più di un singolo episodio.
Il patron Saputo se n’è andato da Ferrara scuro in volto e senza rilasciare alcuna dichiarazione. Nel tardo pomeriggio è poi arrivata la conferma di Bigon come direttore sportivo, decisione che lascia presagire anche la permanenza di Donadoni sotto le Due Torri almeno fino al 2019. Difficile comprendere come a Casteldebole possano ritenersi soddisfatti di un andamento così deficitario, con tantissimi bassi e rarissimi alti. Tutto viene accettato con la massima rassegnazione, anche perché nel complesso i risultati sono in linea con i modesti obiettivi fissati dal club. Per la dirigenza può essere una visione comprensibile, ma la tifoseria non può gioire dinnanzi a cotanta mediocrità. Sul campo, va ribadito, mai una gioia.
Ora tre incontri proibitivi, contro Atalanta, Lazio e Roma, che presumibilmente racconteranno di zero punti come all’andata (è così facile azzeccare i pronostici del Bologna…), poi via alla volata finale per il raggiungimento della magica emozione: saranno 41, 42 o 43 punti? Certo è che se Donadoni resterà al suo posto fino alla scadenza del contratto, il prossimo anno al Dall’Ara si vedranno tanti seggiolini vuoti. Non è cattiveria gratuita o la voglia di criticare l’operato della società per partito preso, è semplicemente guardare in faccia la grigia realtà delle cose.

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