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Tutto è partito da lì, da una pista d'atletica che ingombrava l'occhio

Tutto è partito da lì, da una pista d’atletica che ingombrava l’occhio

Fateci caso: nell’era Saputo, sia pur grazie ai droni di nuova generazione e ai social che le propalano, si sono moltiplicate a dismisura le foto aeree del Dall’Ara. E sono quasi tutte bellissime. Di colpo, l’occhio del tifoso bolognese ha cominciato ad immagazzinare immagini di uno stadio diverso, apparentemente lo stesso che ha frequentato negli ultimi trent’anni, ma nella sostanza differente in un particolare preciso: la pista d’atletica. L’orrendo e inutile orpello arancione stinto e sporco che perimetrava il terreno di gioco, da qualche anno è stato infatti ricoperto da uno strato d’erba finta che crea un continuum con il campo, dando così l’illusione ottica di una maggiore vicinanza all’azione. Se Saputo non avesse fatto altro nei suoi cinque anni a Bologna, anche solo questa idea meriterebbe plauso e gratitudine. Nascondendo la pista d’atletica, s’è comportato come l’ignaro forestiero che giunge per la prima volta in una città, e senza saperne nulla trova miracolosamente un modo per migliorarla.
L’effetto di questa micro cosmesi calcistica non si misura in settimane, ma forse in anni. Un lustro dopo, la percezione di uno stadio più pulito e complessivamente più bello esiste, eccome. E la prova di questa raggiunta consapevolezza l’hanno data i 15.375 abbonati, record degli ultimi quindici anni. Non credo che tale risultato sia stato raggiunto solo per merito della campagna acquisti (intrigante e ambiziosa nelle spese ma senza grandi nomi di richiamo), ma anche grazie alla lenta e tenace stratificazione di una rinata speranza nel bello. Ricominciare a guardare il proprio stadio con occhi diversi, allargando il campo visivo su e giù, è un primo sintomo. È come se ci fossimo riappropriati di uno spazio che abitavamo da sempre ma che in fin dei conti non apprezzavamo, perché non eravamo più in grado di guardarlo. Il senso di sfiancante immutabilità che aveva preso corpo in uno stadio (ri)nato vecchio negli anni Novanta s’è trasformato in orgoglio di abitarlo. Tutto è partito da lì, da una pista d’atletica che ingombrava l’occhio e che ci aveva quasi convinti che dovessimo percorrere in tondo chissà per quanto tempo ancora.

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Foto: bolognafc.it