Bravo, Ibra

Bravo, Ibra

Ripensi alla magica notte del 9 giugno 2015, quella del ritorno in Serie A, e oltre al gol di Sansone, alla traversa di Melchiorri e alla festa promozione ti viene in mente quel maledetto cartellino rosso sventolato in faccia a Ibrahima Mbaye. Era il minuto 65 della finale playoff contro il Pescara, fallo del giovane terzino su Pasquato e seconda ammonizione, con il Bologna già sulle gambe e ridotto pure in dieci uomini. Da quel giorno sono cambiate parecchie cose, sia per il club che per il ragazzo senegalese, fra lunghi periodi in panchina e forti perplessità sulla cifra spesa da Joey Saputo per acquistarlo dall’Inter (poco più di 3 milioni), dopo una difficile trattativa condotta dall’allora d.s. Pantaleo Corvino.
Tuttavia, e qui bisogna spezzare una lancia in suo favore, Mbaye non si è mai perso d’animo, ha continuato a lavorare con grande serietà e ha sempre dimostrato un forte attaccamento alla piazza felsinea, rispedendo al mittente tutte le proposte avanzate al suo agente, nonché padre adottivo, Beppe Accardi. E quando è stato chiamato in causa, al posto dei vari Rossettini, Krafth e Torosidis, ha risposto in modo positivo, dando prova di grande applicazione e concentrazione. Per lui, fin qui, 28 presenze con la maglia rossoblù in due stagioni di Serie A, di cui solo 19 partendo fra i titolari. Il punto più alto? Bologna-Juventus 0-0 del 19 febbraio 2015, prestazione impeccabile che aiutò e non poco la squadra di Donadoni a fermare la corazzata bianconera dopo quindici successi di fila.
Anche quest’anno, seppure con qualche piccolo passaggio a vuoto che a 22 anni può e deve essere tollerato, le luci non sono mancate, e si può tranquillamente affermare che il numero 15 è uno dei giovani della rosa cresciuti di più, soprattutto in relazione ai minuti giocati. Restando sui difensori, la sensazione anche in ottica futura è che Mbaye sia tra quelli con i più grandi margini di miglioramento: duttilità (terzino destro o sinistro, ma ha tutto anche per imporsi come centrale), fisico importante (da potenziare ancora un po’) e soprattutto una testa da professionista vero, tutte doti che possono farlo arrivare molto in alto. E adesso quel maledetto cartellino rosso è solo un brutto ricordo.

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