Verdi, il futuro è ancora tutto da decidere

Nuovo campionato, vecchio copione. Per il Bologna la chance di emergere dalla mediocrità

Chi pensava che nella stagione 2017-2018 il livello della Serie A si sarebbe alzato, e soprattutto che una non-lotta per la retrocessione come quella messa in scena lo scorso anno da Crotone, Empoli, Palermo e Pescara sarebbe stata pressoché irripetibile, dovrà ricredersi. Anzi, molto probabilmente lo avrà già fatto dopo queste prime sei giornate. Zero punti per la matricola Benevento, due per il Verona, quattro per il Crotone e la Spal, ma non se la passano meglio Genoa, Udinese e Sassuolo. Certo, non brillò per eleganza il presidente della Lazio Claudio Lotito nel febbraio 2015, quando nel corso di una telefonata si lasciò scappare qualche colorita perplessità sull’approdo nel massimo campionato di piccole realtà come Carpi e Frosinone, ma proprio tutti i torti non li aveva. Si combatte per lo scudetto, per l’Europa, per un simbolico decimo posto, poi ci si può rilassare e prendersi un caffè, perché sul fondo le gerarchie sono chiare fin dall’inizio. E intanto il livello di mediocrità della competizione, quello sì, aumenta.
Paulo Dybala, che un fuoriclasse lo è per davvero, in Italia sembra Leo Messi, ma in Champions League resta all’ombra dell’originale, perché il livello sale e non di poco. Un esempio, magari banale, per sottolineare la decadenza del nostro calcio, esaltato all’interno dello Stivale ma preso spesso e volentieri a pallonate oltre i confini nazionali, come accaduto in settembre prima agli azzurri di Giampiero Ventura a Madrid e poi alla Juventus in quel di Barcellona. Juventus che, nonostante l’addio di Leonardo Bonucci e un organico rinnovato, rimane sempre la squadra da battere, capolista a punteggio pieno con il Napoli al suo fianco. Anche stavolta la truppa guidata da Maurizio Sarri si candida come la rivale più accreditata dei bianconeri per la conquista del titolo, potendo contare su un eccellente impianto di gioco e sul formidabile tridente composto da Insigne, Callejon e Mertens.
Subito a ridosso del duo di testa c’è l’Inter di Luciano Spalletti, cinica ma tutt’altro che spettacolare, poi l’ottima Lazio targata Simone Inzaghi, trascinata dai gol di Ciro Immobile, e la rinnovata Roma di Eusebio Di Francesco, ancora in cerca di una precisa identità. Più traballanti del previsto, invece, i primi passi mossi dal milionario Milan cinese, con Vincenzo Montella già finito sotto la lente d’ingrandimento dei nuovi proprietari, mentre è fin qui degno di lode quanto espresso sul campo dal Torino e dalla Sampdoria, due potenziali mine vaganti che potrebbero creare parecchio scompiglio nella cosiddetta parte sinistra della classifica.
Dato per scontato il solito ‘fastidioso’ ruolino di marcia del Chievo, sarà interessante capire il ruolo della Fiorentina, ribaltata come un calzino dall’ex d.s. rossoblù Pantaleo Corvino, e quale spazio saprà ritagliarsi l’Atalanta, rivelazione assoluta della passata stagione e partita col botto in Europa League, rifilando un perentorio 3-0 nientemeno che all’Everton di Wayne Rooney. E poi c’è il Bologna. Capace di battagliare alla pari proprio con i viola e con il Toro, di dare filo da torcere al Napoli, di far sudare freddo l’Inter, di imporsi con personalità e cinismo a Benevento e Reggio Emilia. I presupposti per emergere dalla mediocrità generale citata in apertura sembrano stavolta esserci tutti, la speranza è quindi che Roberto Donadoni e i suoi ragazzi, tra una finezza di Simone Verdi e un guizzo di Rodrigo Palacio, non smarriscano mai quell’elemento magico in grado di fare la differenza tra un campionato interessante e uno anonimo: la continuità.

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