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C'era una volta il campionato più bello del mondo

C’era una volta il campionato più bello del mondo

Se il proverbiale marziano, quello che viene sempre tirato in ballo in situazioni del genere, arrivasse oggi sulla Terra e osservasse la classifica della nostra Serie A, penserebbe ad uno scherzo o ad una modalità di competizione senza alcun senso logico. E in effetti avrebbe ragione, perché la stagione 2018-2019 ha contribuito più di ogni altra alla stesura di un velo pietoso su quello che una volta (lontana anni luce, tanto per restare in ambito astronomico) era considerato il campionato più bello del mondo.
Merito della Juventus, che dall’alto della sua potenza ha fagocitato un intero sistema, incapace di tenere il suo ritmo e starle dietro, producendo divari e ‘spettacoli’ degni di un torneo amatoriale. Sì, perché tra arrivare secondi o terzi e giocare di fatto in una categoria inferiore c’è una bella differenza, come testimoniano i 17 punti di ritardo del Napoli e i 24 dell’Inter, ovvero le formazioni che sulla carta rappresentavano le rivali per lo scudetto. Carta straccia, appunto, schiacciata sotto il peso di numeri che spaventano e ai quali sarà difficile sfuggire anche nel prossimo futuro, considerando che tra eccessiva spavalderia, incompetenza e problemi economici, nessuna delle altre cosiddette ‘grandi’ dispone più dei requisiti per essere definita tale. Unica eccezione positiva l’Atalanta, storicamente non una big ma che dal 2016 sta facendo cose davvero straordinarie.
Non c’è da stupirsi, quindi, se Allegri decide di concentrarsi solo sulla Champions League, vero obiettivo (anzi, vera ossessione) dei bianconeri, e mandare in campo a Ferrara un mix di riserve, lungodegenti al rientro, Primavera e tesserati dell’Under 23. «A loro non frega un c….o», ha tuonato Mihajlovic in conferenza stampa dopo il match contro la Fiorentina, centrando perfettamente il punto. È così, alla capolista non interessa niente, ha virtualmente conquistato il suo ottavo tricolore di fila ormai da settimane e può quindi permettersi di fare il bello e il cattivo tempo, senza rischiare nulla e senza dissipare preziose energie psicofisiche. Ringraziamo piuttosto le già citate Napoli e Inter, per non parlare poi di Milan e Roma, per aver ‘dato vita’ ad un campionato meno acceso e combattuto di una partita di briscola tra pensionati al bar.
La notizia non è la Juventus dei ragazzini che cade in casa della Spal (a cui le cose nell’ultimo periodo stanno girando tutte per il verso giusto), semmai i titolari e qualche riserva del Napoli che perdono a Empoli, i titolarissimi del Milan che non riescono a battere l’Udinese a San Siro, la Roma e la Lazio quasi al completo che crollano anch’esse al Mazza, e si potrebbe proseguire con un elenco lunghissimo iniziato fin dallo scorso settembre. Ecco, se proprio da tifosi vogliamo lamentarci, possiamo affermare senza paura di essere smentiti che una delle formazioni più penalizzate dal suddetto scenario è stato il Bologna, che ogni risultato utile se lo è dovuto sudare sette camicie, senza mai incappare in una congiuntura favorevole. Questo dà ancora maggior valore all’operato del condottiero Sinisa, che in 11 gare ha messo in cascina ben 17 punti (5 vittorie, 2 pareggi, 4 sconfitte) e ha riportato i rossoblù fuori dalla zona retrocessione.
In generale, le prospettive a breve-medio termine non sono delle più rosee. Così come il VAR, sistema di fondamentale importanza, non ha risolto tutti i problemi di una classe arbitrale saccente e lacunosa, allo stesso modo non è dato sapere con certezza se un’eventuale riduzione del format dalle attuali 20 a 18 o 16 squadre consentirebbe di alzare nuovamente il livello medio della Serie A. C’è anche chi continua ad avanzare l’ipotesi di inserire playoff e playout per combattere gli esiti scontati e aumentare la suspense, ma alle nostre latitudini tali proposte vengono subito declassate a pura fantascienza. Di sicuro qualche rimedio dovrà essere trovato, perché un campionato senza competizione è destinato ad avere sempre meno appeal e quindi a richiamare sempre meno attenzione e meno soldi, l’esatto contrario del circolo virtuoso che si è generato in Premier League. Solo con un cambiamento tangibile che riporti equilibrio potremo tornare a divertirci e a riempire l’albo d’oro di altri colori, ponendo fine a questa avvilente dittatura del bianco e del nero che ormai decide il destino di tutti.

© Riproduzione Riservata – Disponibile anche in edicola sul mensile Bologna Rossoblù Magazine di aprile

Foto: Getty Images