Rassegna stampa 15/02/2019

Una classifica mediocre offusca l’entusiasmo, ma il Bologna è in linea con i suoi obiettivi

Un pensiero fisso prima dell’inizio di Roma-Bologna: non si possono ‘regalare’ tutti questi giocatori, peraltro tutti fondamentali, a una squadra già di per sé molto più forte, seppure anch’essa incerottata. Stesso identico pensiero alla fine del match, perché se tra squalificati, infortunati e fuori condizione ti vengono a mancare Destro, Gastaldello, Maietta, Torosidis, Verdi e mettiamoci anche Mirante, anche se Da Costa lo ha sempre sostituito in modo egregio, ecco che improvvisamente il Mortirolo si trasforma nell’Everest. È un alibi? Sì, lo è, ed è giusto che lo sia, perché quando si va a giudicare il rendimento di una formazione bisogna per forza tenere conto degli elementi che la compongono. Tante seconde linee, come un Ferrari ancora troppo acerbo e un Viviani ben lontano dalla forma migliore, ma anche diverse delusioni cocenti tra coloro che titolari lo sono eccome: su tutti Masina e Krafth, da settimane troppo al di sotto del loro vero (o presunto) potenziale e scherzati ieri sera da Salah e Perotti, ma anche Krejci, lontano parente dell’imprevedibile furetto di inizio stagione. Senza contare l’apporto quasi nullo fornito fin qui da Rizzo e la misteriosa scomparsa di Donsah, apparentemente fuori da ogni rotazione. Nel frattempo, per fortuna, Sadiq mostra incoraggianti segnali di crescita, e la speranza è che sia lui che Di Francesco possano presto diventare dei veri valori aggiunti per un gruppo che, soprattutto in fase offensiva, ha un gran bisogno di concretezza.
Alla dodicesima giornata di campionato non si vuol far scattare nessuna mannaia, nessuna netta divisione tra promossi e bocciati, diciamo però che il gruppo dei rimandati nella classe rossoblù sta iniziando ad allargarsi pericolosamente. Adesso avrebbe poco senso ricordare che qualcuno in estate aveva più volte portato alla luce l’esigenza di acquistare un altro difensore esperto e un altro attaccante da doppia cifra, sottolineando inoltre come una squadra giovane sia per sua natura fortemente soggetta ad alti e bassi, anche perché sotto le Due Torri le critiche costruttive mosse per il bene del Bologna vengono spesso considerate al pari del veleno. Lasciamo perdere, ormai siamo questi e saremo questi almeno fino a gennaio, le stupide rivalse e il disfattismo ora non servono a nulla, anzi, possono soltanto fare del male all’ambiente. Un ambiente, inteso come spogliatoio, che anche sul piano mentale sta pagando dazio, lo si era visto già dalla sfida casalinga con la Fiorentina: i guai fisici a ripetizione, i torti arbitrali (a proposito, anche all’Olimpico un rigore netto e uno probabile non fischiati) e soprattutto i tanti gol beffardi subiti nei finali di gara sembrano aver lasciato un grosso peso nella testa dei felsinei, che dovranno sfruttare questa sosta per liberarsene, ricaricare le pile e presentarsi con il coltello tra i denti all’appuntamento con il Palermo.
In giro, intanto, inizia già a sentirsi qualche voce stonata su Donadoni, dal modulo ai cambi, dalla preparazione alla lettura delle partite. Per quanto anche il tecnico bergamasco non sia esente da responsabilità, sarebbe sbagliato per non dire folle mettere in discussione una delle principali certezze in nostro possesso, un uomo saggio e un allenatore preparato che nel corso della sua carriera è uscito a testa alta da situazioni ben più complicate di questa, per esempio lo scorso anno proprio qui a Bologna. Tra le sue mani non c’è una fuoriserie ma semplicemente una buona macchina, sulla quale lui per primo avrebbe gradito qualche optional in più. Troppo facile, dopo, dare la colpa solo a chi tiene fra le mani il volante. E comunque il discorso è sempre quello, da ripetere all’infinito, fino alla noia: il progetto del patron Saputo e della nuova società è pluriennale, nei primi tre anni la missione è quella di risanare definitivamente i conti della società, intervenendo sulle strutture e poggiando le basi per un futuro importante, con un fatturato in graduale ma costante aumento e la possibilità, allora sì, di portare a Casteldebole giocatori di livello sempre più alto.
Riguardo alla stagione 2016-2017, il traguardo da tagliare è quello del tredicesimo posto (magari facendo un po’ di strada in Coppa Italia), o almeno questo è quello che ci è sempre stato raccontato dai dirigenti. Perciò sì, pur gettando petali di rosa sotto i piedi del chairman, con eterna gratitudine per averci strappato dal baratro, è comprensibile che in questo momento tra i tifosi la monotonia di una classifica mediocre tenda a sovrastare l’entusiasmo per un domani luminoso. Se però guardiamo prettamente agli obiettivi, il Bologna è perfettamente in linea con la sua tabella di marcia: la zona retrocessione è lontana ben sei lunghezze, mentre Chievo, Sampdoria e Udinese distano soltanto due punti. Insomma, il tempo dei salti di gioia non è ancora arrivato, ma potrebbe anche andare peggio.

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