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Acquafresca pronto a firmare, va alla Ternana

Con tutta la gratitudine di questo mondo per Saputo, serve un attaccante

Non è semplice essere un giornalista e nel contempo anche un tifoso, seguire da vicino una squadra sia per passione che per lavoro. Per chi ama questo mestiere e cerca di svolgerlo con la massima serietà e obiettività possibile, si tratta di un onore che si trasforma in onere ogni volta in cui si è chiamati a ragionare con la testa e non con il cuore. Perché per noi il Bologna è una fede, ma anche una professione. E la domenica in tribuna stampa è davvero complicato contenersi dopo un gol dei rossoblù, immaginando di essere in Curva Bulgarelli, travolti da un’ondata di entusiasmo.
Anche quando si cerca di analizzare una situazione in modo distaccato, senza farsi trascinare dai sentimenti, c’è sempre il rischio di passare per tifosi a cui è stata messa una tastiera sotto i polpastrelli, sinonimo di poca lucidità e magari anche di poca gratitudine. In realtà, nella maggior parte dei casi, non è affatto così, perché evidenziare come l’organico messo a disposizione di Roberto Donadoni non sia ancora completo non significa essersi dimenticati che nell’estate del 2014 a Casteldebole non funzionavano più nemmeno le lavatrici, e che solo grazie all’opera di risanamento e ricostruzione di Joey Saputo il quinto club più titolato in Italia ha ora un presente e soprattutto un futuro.
Il giornalista sa e deve sempre ricordarsi che fare calcio in questo Paese è un’impresa titanica, che un magnate canadese interessato solo ad una quota di minoranza della società ha poi deciso di investirvi quasi 100 milioni di euro, che il fatturato attuale del Bologna non si avvicina neanche lontanamente a quello dei top team della Serie A, che per costruire un progetto ambizioso bisogna partire dalle infrastrutture, come un centro tecnico all’avanguardia e uno stadio di proprietà moderno e funzionale, che non è colpa del signor Saputo se Mattia Destro non è stato curato nel modo giusto e se Sergio Floccari si è infortunato nel ritiro di Castelrotto.
Il giornalista però deve anche aprire gli occhi sul campo, sulla parte prettamente tecnica della faccenda, ed è lì che il tifoso interiore fatica a mantenere la calma. Siamo soltanto al 28 di luglio, ci aspetta un altro mese di trattative e l’infermeria si svuoterà, a differenza della scorsa estate si è ripartiti da un’ossatura importante alla quale sono stati aggiunti giocatori giovani, funzionali e dal grande potenziale, ma per ultimare il mosaico mancano ancora alcune tessere. Ci riferiamo in particolare al reparto offensivo. Francamente, considerando come si è conclusa la scorsa stagione, considerando che il Bologna è stato il peggior attacco in assoluto con appena 33 reti realizzate, considerando che il centravanti titolare della squadra resterà ai box come minimo fino ad inizio settembre, come si fa a dar torto a quei tifosi che in queste ore si stanno lamentando al solo pensiero che nelle tre prestigiose amichevoli in terra austriaca (e forse anche oltre) il peso dell’attacco sarà tutto o quasi sulle spalle di Robert Acquafresca e Antonio Calabrese?
Una serie di circostanze sfortunate, dai problemi fisici delle due punte al fatto che un possibile innesto di nome Umar Sadiq non sarà disponibile prima di Ferragosto per via delle Olimpiadi, il caos generato dal comportamento di Diawara, con la sua cessione alla Roma che ogni giorno sembra cosa fatta ma che ancora è tutta da perfezionare, il budget stanziato per le operazioni in entrata dei primi tre anni di gestione già sforato, la prevedibile strategia di restare in attesa che qualche nome di spessore si liberi a cifre più basse di quella attuali sul finire del mercato, però… Però là davanti ci sono un giocatore di fatto fuori rosa da più di un anno e un Primavera. Non è la fiera del ‘maigodutismo’, non è scarsa riconoscenza, è semplicemente una reazione umana dinnanzi a qualcosa che stona con l’immagine attuale del club, con le sue ambizioni, con la sua organizzazione, qualcosa che in parole povere fa storcere il naso.
Roberto Donadoni e il suo staff stanno lavorando bene, la squadra si sta amalgamando nel modo migliore, lo spogliatoio è compatto: adesso è il momento di completare l’opera, per non rischiare di incappare in qualche figuraccia tra Coppa Italia ed esordio in campionato. Un altro piccolo grande sforzo, senza dimenticare che Joey Saputo è ricco ma non è Nasser Al-Khelaïfi o Manṣūr bin Zāyedfar, senza dimenticare il bene fatto da quest’uomo e dalla sua famiglia per il club e per la città, senza però dimenticarsi di sognare. Se il tifoso fantastica su Manolo Gabbiadini, al giornalista andrebbe benissimo anche Marco Borriello.

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