Coraggio Bologna, coraggio!

Coraggio Bologna, coraggio!

Verdi e Di Francesco terzini aggiunti per dare manforte a Torosidis (poi rilevato da Krafth) e Masina sono l’immagine perfetta di un Bologna sceso in campo a Bergamo con il chiaro intento di alzare un muro e provare, se e quando possibile, a colpire in contropiede. Una strategia che a Reggio Emilia e a Genova aveva pagato, anche se contro avversari di caratura inferiore rispetto all’Atalanta, e che a ben guardare stava per funzionare anche ieri, vanificata da qualche imprecisione di troppo in fase di finalizzazione. La sconfitta rimediata dai rossoblù in terra orobica è senza dubbio onorevole e non cancella le buone cose messe in mostra nei turni precedenti, ma a questo punto sorge spontanea una domanda: è tutto qui quello che i rossoblù possono proporre, specialmente in trasferta? La risposta, supportata da fatti, è abbastanza semplice: no.
La difesa è solida, il centrocampo dinamico, e davanti c’è un ragazzino di 35 anni che quando parte in velocità palla al piede sembra Beep Beep contro tanti poveri Wile E. Coyote, non c’è dubbio, ma accontentarsi (si fa per dire) e puntare tutto su questi tre punti di forza rischia di essere un’arma a doppio taglio. Le prestazioni fornite contro Napoli e Inter, ovvero le prime della classe, stanno lì a dimostrare che il Bologna attuale è molto più di un intenso e ordinato catenaccio e contropiede, è una squadra completa in ogni reparto e competitiva per le prime dieci posizioni. Della serie: restiamo umili, ma i complessi d’inferiorità e i timori reverenziali lasciamoli sempre negli spogliatoi.
Ora qualcuno potrebbe obiettare che giocando a viso aperto dinnanzi alla formazione di Gasperini, un mix quasi perfetto di organizzazione tattica, doti tecniche e forza fisica, il rischio era quello di tornare a casa con un passivo ben peggiore. Chissà, l’unica certezza  è che quelle maglie bianche rintanate nella propria metà campo ad attendere l’inevitabile ci hanno regalato un pomeriggio all’insegna dei rimpianti. E non è una questione di numeri o di schemi, di un De Maio in più o in meno, è questione di mentalità, di atteggiamento. L’impegno non è mancato, la concentrazione nemmeno, ma ieri Donadoni e i suoi ragazzi si sono preoccupati decisamente troppo delle qualità altrui, dimenticando o quantomeno sottovalutando il proprio valore.
Perché Verdi al Dall’Ara sembra Messi e lontano da casa un onesto e lodevole gregario, si chiedono in molti? Semplice, perché è quello che gli viene chiesto di fare. E il medesimo discorso vale per il suo amico Di Francesco. Sotto le Due Torri, partita dopo partita, Simone e Federico stanno diventando giocatori veri, completi, duttili, e forse quando saranno campioni affermati si ricorderanno di chi ha contribuito in maniera decisiva alla loro crescita. Sì, però… Però sono attaccanti, sono forti, sono pericolosi, e insieme al fuoriclasse con la treccia (che peraltro salterà Lazio e Roma a causa di uno stiramento) devono essere il valore aggiunto di un Bologna coraggioso, così che siano gli altri a doversi preoccupare di loro. Questo non significa diventare spavaldi o peggio presuntuosi, e men che meno lo si dovrà essere fra mercoledì e sabato al cospetto di Immobile e Dzeko, ma soltanto credere un po’ di più in se stessi.

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