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Da 14 a 41, Mihajlovic ha rovesciato il mondo del Bologna. Evidentemente non era tutto da buttare

E alla fine è arrivata. Con solo un turno d’anticipo, anche se la missione sembrava compiuta già dopo il 3-1 casalingo rifilato all’Empoli. Bramata, sudata, sofferta, invocata quasi fosse una divinità, la Salvezza. Sì, con la S maiuscola, quella di Sinisa, che ha centrato l’obiettivo proponendo un calcio offensivo, coraggioso, sprezzante del pericolo, dove la spada viene prima dello scudo, dove il rischio si trasforma in opportunità e la fatica in fervore, con il singolo ad aiutare il collettivo e il collettivo ad esaltare il singolo. Proprio qui, forse, sta sia il bello che il ‘brutto’ di questi incredibili quattro mesi: sul rettangolo verde abbiamo visto all’opera un Bologna da Europa League, ma non ce lo siamo potuto godere al 100% per via della difficile situazione di classifica, attanagliati da quella paura di retrocedere che non ci ha fatto gioire a pieno neanche dopo le vittorie più roboanti. Il cuore sapeva che una squadra del genere non poteva finire in Serie B, ma la testa continuava a ripeterci che il calcio è strano…
Ora che il sospirone di sollievo è stato tirato, ora che finalmente possiamo lasciare ad altri i calcoli su scontri diretti e classifiche avulse, i numeri dell’impresa ci appaiono ancora più fulgidi e memorabili: nelle 16 partite sotto la gestione Mihajlovic, i felsinei hanno conquistato 27 punti (media 1,68), di cui 19 in casa (con 6 successi di fila) e 8 in trasferta, facendo registrare una differenza reti di +9 (29 gol fatti, 20 subiti). Alla vigilia di Inter-Bologna, match valido per la 22^ giornata, Dzemaili e compagni erano terzultimi a -3 dall’Empoli. Oggi sono dodicesimi a -2 dal decimo posto. Da 14 a 41, il mondo rossoblù si è completamente rovesciato. «Non ho mai avuto davvero paura di non salvarmi», ha spiegato ieri il mister in conferenza stampa, ma ad inizio febbraio il pericolo era concreto e nemmeno lui si aspettava di neutralizzarlo e addirittura calpestarlo in maniera così entusiasmante.
È stato un campionato folle in cui l’equilibrio non ha regnato né in campo né al di fuori, e che si potrebbe concludere con un enorme paradosso: nell’annata più a contatto con lo spettro della retrocessione, il record di punti dell’era Saputo dal ritorno in Serie A. Sarebbe una piccola soddisfazione in primis per lo stesso patron, che senza dubbio avrà ancora in mente quel tardo pomeriggio in via dello Sport dopo la rovinosa caduta contro il Frosinone, ma anche per gli uomini che insieme a lui stanno portando avanti questo progetto, ovvero la dirigenza capitanata dall’a.d. Claudio Fenucci, criticata di continuo per qualsivoglia motivo anche in modo piuttosto pesante (non dimentichiamo ad esempio l’indegno episodio delle croci deposte fuori da Casteldebole). Dirigenza che si è incaponita fino all’autolesionismo nella difesa di Filippo Inzaghi, ma che poi ha azzeccato in pieno il suo sostituto ed è riuscita a dare nuova luce anche al lavoro svolto la scorsa estate. Nuova luce per chi la vuol vedere, per chi non ama i processi sommari, per chi pensa che un errore non si cancelli ma neanche un merito.
Evidentemente Danilo non era finito, Dijks non era uno scarto dell’Ajax, Santander non era un ciccione, Sansone e Soriano non erano moribondi e Lyanco non era un ragazzino sprovveduto. E si potrebbe continuare. Evidentemente chi ha preceduto Mihajlovic non sapeva far rendere al meglio i giocatori a sua disposizione, che non sono dei fenomeni ma nemmeno dei ‘lavandini’ e dei ‘bidet’ come qualcuno li aveva definiti, discorso che vale per Super Pippo ma non solo. Adesso che il Bologna ha trovato il suo perfetto condottiero, sarebbe davvero un peccato se questo percorso iniziato coi fuochi d’artificio si interrompesse ancor prima di cominciare a sognare traguardi più prestigiosi. Il club ha capito di avere tra le mani l’uomo giusto per il proprio futuro e, nonostante alcune fastidiose sirene di mercato, farà tutto il possibile per trattenerlo. La speranza è che anche Sinisa, dopo tanto girovagare, abbia capito di essere (ri)approdato nel posto giusto.

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