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Ridateci Verdi (e un po' di equilibrio)

Da Kolyvanov a Verdi, breve racconto ambidestro di emozioni rossoblù

Da piccolo promettevo bene, seconda punta rapida con un’ottima visione di gioco e il vizio del gol. Col passare degli anni, però, il tempo da dedicare al calcio con l’obiettivo di provare realmente ad emergere è stato per vari motivi sempre meno, e al di là del classico campionato amatoriale con la squadra del mio paese (Fanano, pochi chilometri sotto Sestola, sede di tanti ritiri estivi del Bologna) mi sono poi reso conto che la mia reale vocazione era quella di raccontare il calcio, più che di giocare a calcio. Vocazione o passione, forse anche con un pizzico di talento, questo però non sta a me dirlo. Dopo aver virtualmente ricevuto una vagonata di ‘chissenefrega’, vado quindi a spiegare il perché di questo preambolo personale.
A pallone, per l’appunto, gioco ancora, oramai sono un trequartista o all’occorrenza una mezzala, e i tanti gol hanno lasciato spazio a qualche assist fatto come si deve. È rimasta la visione di gioco, così come un’altra caratteristica che mi porto dietro sin da bambino: sono ambidestro. Il merito? Dei miei primi allenatori, che insistevano sull’importanza di saper trattare e calciare la sfera con entrambi i piedi (come stavo attento a scuola, lo stesso facevo durante gli allenamenti, dove ogni insegnamento e consiglio del mister era prezioso tanto quanto quello di un maestro), ma anche e soprattutto di un giocatore tra i più forti che abbia mai visto all’opera con i miei occhi: Igor Kolyvanov.
Insieme a Roberto Baggio, il mio primo grande idolo rossoblù, con quei capelli biondi biondi esattamente come i miei, con quelle magnifiche conclusioni da ogni posizione, col destro o col sinistro, che non possono lasciare indifferente un bimbetto di 7-8 anni. Gli altri avevano i loro Del Piero, Totti, Ronaldo e Weah, io avevo ‘lo Zar’ e guai a chi lo toccava! Ancora oggi gli sono riconoscente, perché mentre molto miei compagni usano il loro piede debole (nel mio caso è il mancino) soltanto per camminare, io lo posso invece sfruttare come un’ulteriore arma a mia disposizione. “Igor Kolyvanov, la la la la la la”, cantava la Curva Andrea Costa dopo ogni gol, e io oltre ad esultare studiavo attentamente quel campione così talentuoso e sottovalutato.
Il collegamento con i giorni nostri, l’avrete già capito, è molto semplice. A farci godere e gioire, in quella stessa zona di campo, adesso c’è Simone Verdi, proprio come Kolyvanov molto forte ma fin qui poco reclamizzato. Proprio come Kolyvanov col 9 sulle spalle ma col 10 nel DNA. Il buon Igor lo cedette con grande signorilità al già citato ‘Divin Codino’, Verdi lo ha lasciato sulle spalle di Destro, che di mestiere però fa il centravanti. Anche il ragazzo di scuola Milan non conosce la differenza tra un piede e l’altro, e mentre lo si osserva giocare è davvero difficile capire con quale dei due si trovi meglio. Dirompente, esaltante, capace di far sembrare semplici i gesti tecnici più complessi, come il tiro al volo con cui ha messo in ginocchio la Sampdoria e fatto crollare di entusiasmo il Dall’Ara. E allora complimenti sinceri a Riccardo Bigon per aver puntato forte su di lui, se davvero il buongiorno si vede dal mattino possiamo già parlare di un acquisto con la A maiuscola.
Ma tranquilli, nessun paragone troppo azzardato tra Verdi e Kolyvanov, o tra la squadra di Donadoni e quella di Ulivieri, solo la straordinaria felicità di poter ammirare e narrare le gesta di un calciatore così. E una speranza, quella che tanti ragazzini di Bologna e non solo si appassionino a Simone Verdi e ai colori rossoblù prima che a Cristiano Ronaldo o ‘peggio’ ai vari Dybala, Icardi, Bacca e Hamsik. Nel frattempo io, che proprio ragazzino non sono più, vado ad acquistare la maglia del mio omonimo, il mio nuovo idolo.

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