Ezio Pascutti, il supereroe della porta accanto

Ezio Pascutti, il supereroe della porta accanto

Tra i miei più cari ricordi legati al Bologna ce ne sono due a cui sono particolarmente affezionato: un bacio sulla guancia dato a Giacomo Bulgarelli e una stretta di mano con Ezio Pascutti. Entrambi incontrati in via dello Sport, di fronte al Dall’Ara, in occasioni diverse. Ad accomunarli, lo stesso sorriso e la stessa gentilezza. Ero poco più di un bambino, ma dimenticare quegli istanti è impossibile. Non ci fu bisogno di foto, autografi o dediche particolari per fissarli nella mia memoria e lasciarmi dentro un’emozione indelebile. Gesti semplici, proprio come loro, fuoriclasse che non sono mai saliti su un piedistallo ma hanno preferito restare al livello degli abbracci e delle partite di carte al bar.
Mercoledì sera Ezio ha raggiunto Giacomo in Paradiso, divenuto un luogo sulla Terra nel corso degli anni Sessanta, localizzato proprio all’ombra delle Due Torri grazie al gioco celestiale messo in mostra dalla leggendaria squadra di Fulvio Bernardini. Chi c’era e c’è ancora tramanda le loro gesta con gli occhi lucidi, i brividi sulla pelle e il cuore pieno d’orgoglio. Per tutti gli altri, me compreso, ci sono pochi video e tante pagine di Storia, con la S maiuscola, da sfogliare e provare a rivivere con la fantasia.
Di nuovo insieme, il numero 8 e il numero 11, figlio naturale e figlio adottivo della stessa città, simboli di un calcio che non c’è più ma di un sentimento immortale. Qualcosa che va ben oltre i numeri, anche i più straordinari. Perché per descrivere Pascutti, ad esempio, si possono citare i 142 gol in 336 presenze, tutti con addosso la maglia rossoblù, senza mai calciare un rigore o una punizione. E poi, ovviamente, lo scudetto del 1964, la Mitropa Cup del 1961 e le 8 reti segnate con la Nazionale italiana in appena 17 partite.
Oppure si possono semplicemente leggere i messaggi d’affetto, stima e riconoscenza nei suoi confronti che stanno piovendo copiosi, senza sosta e senza confini: il giovane, l’anziano, chi lo conosceva bene e chi ha conosciuto solo la grandezza del suo nome, i tifosi che lo hanno visto all’opera e quelli che si sono innamorati di lui attraverso la celebre fotografia del gol di testa in anticipo su Burgnich. Un gol «alla Pascutti», un marchio di fabbrica che ancora adesso, a quasi cinquant’anni dal suo ritiro, conserva un fascino unico e irripetibile. Mi dispiace, non c’è Cristiano Ronaldo che tenga.
Un mito trasversale senza alcuna pretesa di diventarlo. Un uomo comune che ogni domenica, per qualche ora, usciva di casa indossando i panni del supereroe, per difendere i colori che amava e regalare una gioia a quella che fin da subito era diventata la sua gente. Stavolta forse ha esagerato, e per liberarsi dalla marcatura della sofferenza è saltato fin lassù, a toccare le nuvole. Sicuramente ora si sentirà a disagio nel guardarci tutti dall’alto verso il basso, cosa che non era abituato a fare. E magari si stupirà, una volta ancora, rendendosi conto di quanto Ezio Pascutti fosse importante per il Bologna e per Bologna. Nel frattempo, potete scommetterci, troverà il modo di infilare un pallone anche nella porta del Paradiso.

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