Sempre e Comunque
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RS, 08/10/2016

Hanno perso tutti

All’indomani del grande rifiuto di Amadou Diawara, che ieri mattina non si è presentato insieme ai suoi compagni alla partenza per il ritiro di Castelrotto, sorgono spontanee alcune considerazioni. Forse poco lucide, forse troppo contaminate da una forte amarezza mista a rabbia, ma in questa vicenda non c’è un elemento positivo che sia uno, neanche a volerlo cercare con il lanternino. E soprattutto non c’è un vincitore, ci sono soltanto sconfitti.
Anche se il diretto interessato non la penserà alla stesso modo, ha perso Daniele Piraino, che ha spinto il proprio assistito ad una decisione sconsiderata che da qui in avanti creerà molti problemi al ragazzo, un separato in casa che si è attirato le ire di una piazza intera. Una piazza che fin qui l’aveva sempre coccolato e trattato come un principino. Magari il guineano indosserà presto la maglia della Roma, del Valencia o del Real Madrid, o magari tutti i club potenzialmente interessati si renderanno conto che mettersi in casa un soggetto del genere, con un procuratore che opera in questo modo (senza dimenticare il suo tutore Numukeh Tunkara, una sorta di padre-padrone che già lo aveva indotto ad una protesta simile ai tempi del San Marino), non è il massimo della vita.
Ha perso lo stesso Amadou Diawara, perché sarà anche retorica ma quando sei un signor nessuno e un club blasonato come il Bologna ti offre la possibilità di affacciarti sul palcoscenico della Serie A, prospettandoti un futuro roseo, ben diverso da quello di altri tuoi coetanei, africani e non, almeno un briciolo di riconoscenza la devi avere, pur trattandosi di merce rara nel mondo del calcio. Al di là delle direttive di un agente e di chi sta alle spalle di questo agente (adesso è tutto chiaro), al di là di una certa immaturità tipica di chi ancora è più adolescente che adulto, se si possiede un po’ di cervello bisognerebbe provare a farlo funzionare in autonomia nel miglior modo possibile. Evidentemente i soldi valgono più del rispetto verso un presidente, un allenatore, uno spogliatoio e una tifoseria, e anche qui non scopriamo nulla di nuovo.
Ha perso il Bologna, perché una società che aspira a tornare ai piani alti del calcio italiano, provando a porsi come un modello da seguire, con dirigenti di primo livello, non può fare una figura del genere, pur con tutte le attenuanti del caso. Certo, c’è un contratto fino al 2020 (sempre che i contratti contino ancora qualcosa), e la possibilità di far accomodare il giocatore in tribuna fino a quando non scenderà a più miti consigli, ma la situazione andava gestita meglio nei tempi e nei modi. Adesso il rischio è di avere sempre meno forza in sede di trattativa per la sua cessione, o peggio ancora di dover ricorrere alle vie legali per punire un tesserato che si rifiuta di fare il suo lavoro, qualora la reticenza del mediano a rientrare nei ranghi perdurasse. Che si tratti di realizzare una sostanziosa plusvalenza o di trattenere a Casteldebole quello che comunque è un patrimonio tecnico oltre che economico, è probabile che la dirigenza felsinea provi a ricucire lo strappo, ma è palese che per Diawara sarà molto difficile scrollarsi di dosso l’etichetta di ‘disertore’ agli occhi di tutto l’ambiente.
E infine, hanno perso i tifosi rossoblù, ovviamente non per colpa loro. Sta di fatto che nonostante le idee, gli obiettivi, il progetto e la disponibilità economica di Joey Saputo, non è ancora arrivato il momento di potersi affezionare ad un giovane campioncino e vederlo crescere all’ombra delle Due Torri. Un anno pieno di ottime prestazioni, sorrisi e speranze, e subito dopo una bella mazzata che purtroppo, incredibilmente, ne ricorda altre del recente passato. Il denaro speso fino a questo momento dal patron canadese lo rende già meritevole di una statua in Piazza Maggiore, e ogni discorso su costi, ricavi, limiti e sostenibilità è chiaro e doveroso, ma ancora una volta siamo riusciti a complicarci la vita: cambiano gli scenari e le ambizioni, ma come ci riusciamo noi a Bologna non ci riesce nessuno.

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