Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Gastaldello più no che sì per la sfida del Mapei Stadium

Il monito di Gastaldello e la garra di Zuculini, ripartiamo da qui per non rovinare tutto

Inutile girarci troppo attorno, quello visto ieri sera in campo contro il Verona è stato senza dubbio il peggior Bologna della stagione, ancora più inconsistente e insignificante di quello allenato da Delio Rossi nelle prime dieci giornate di campionato. Zero idee, zero intensità, ma soprattutto zero grinta e zero cuore, di fronte al proprio pubblico e al cospetto di un’avversaria con un piede e mezzo già in Serie B, uno spettacolo irritante per non dire vergognoso.
Analizzando il pessimo momento di forma dei rossoblù, reduci da tre sconfitte consecutive e senza vittoria dallo scorso 14 febbraio, si parte ovviamente da due presupposti: negli ultimi quattro mesi la squadra, guidata alla grande da Roberto Donadoni, ha dato vita ad una rimonta da applausi, e le otto lunghezze di vantaggio sul Palermo terzultimo costituiscono un margine più che discreto. Elogi strameritati, dunque, e classifica ancora tranquilla. Detto questo, però, è arrivato il tempo di procedere con qualche bella tiratina d’orecchie.
A tal proposito si potrebbero citare innanzitutto le parole del capitano Daniele Gastaldello al termine della sfida casalinga pareggiata 0-0 contro il Carpi: «Mancano ancora dieci partite e mollare adesso vorrebbe dire essere dei perdenti». Bene, tale affermazione andrebbe stampata a lettere cubitali e attaccata sul muro dello spogliatoio di Casteldebole, tanto per ricordare all’intero gruppo che le vacanze estive iniziano a giugno, non ad aprile, e che certe prestazioni non possono essere tollerate, neppure da una tifoseria amorevole e calorosa come quella felsinea. Perché questa rosa non vale un piazzamento nelle prime sette della classe, ma neanche un sedicesimo o diciassettesimo posto tra ansie e preoccupazioni, in stile 2011.
Colpa del tecnico che non ha mai fatto piena chiarezza sul suo futuro? Colpa dei dirigenti che di recente hanno pensato più a bisticciare tra loro che alle questioni di campo? Colpa dei giocatori, alcuni dei quali forse si immaginano altrove nella prossima stagione, che hanno indossato troppo presto le infradito? O ‘colpa’ di Saputo, troppo buono e troppo distante, lassù in Canada? Le ipotesi sono tante, più o meno attendibili, più o meno fantasiose, ma l’unica realtà è che quando le cose vanno male le responsabilità vanno condivise.
Nessuno pretendeva l’Europa o si era fatto strane illusioni, come nessuno si è dimenticato che semplice salvezza doveva essere e salvezza sarà, salvo clamorosi ribaltoni che non vogliamo neanche immaginare. Certo, il primo match ball era enorme ed è stato gettato alle ortiche, e in caso di ulteriore stop tra sette giorni contro la Roma sarebbe ancora più difficile mantenere la calma, ma visto il rendimento delle ultime quattro là in fondo è lecito pensare che la quota utile a restare in A sia già stata raggiunta.
Non è però solo una questione di punti o di piazzamento, è soprattutto questione di dignità, è la speranza di non dover assistere ad un altro finale triste e mediocre, pieno di mugugni e polemiche, a maggior ragione dopo settimane vissute in totale serenità, a testa alta, con lo sguardo proiettato in avanti e non alle proprie spalle. C’è amarezza, c’è anche un po’ di fastidio, ma non è il momento di mollare, anzi, è tempo di reagire e di crederci, tutti insieme. Ripartiamo dalla garra e dal sorriso di Franco Zuculini, dalla sua voglia di non arrendersi mai, e andiamo all’Olimpico a dimostrare chi siamo realmente.
© Riproduzione Riservata