Il progetto esiste ma merita uno spettacolo calcistico all’altezza

Ben 100,1 milioni di euro immessi in poco più di tre anni nelle casse del club (fonte Calcio e Finanza), con all’orizzonte un ulteriore aumento di capitale da circa 31 milioni. L’acquisto e il restyling del centro tecnico di Casteldebole. L’ormai prossima ristrutturazione dello stadio Dall’Ara. Un parco giocatori quasi interamente di proprietà, per un valore complessivo attorno ai 90 milioni (fonte Transfermarkt). Investimenti per circa 2,5 milioni all’anno sul settore giovanile (l’Atalanta e le big sono ancora lontane ma la cifra è comunque triplicata rispetto al recente passato, e sarebbe ingeneroso bocciare l’intero comparto solo per i risultati negativi della formazione Primavera). Un’importante vittoria ottenuta nella battaglia per la ridistribuzione dei diritti televisivi. Tante iniziative volte a valorizzare il brand del club e a fidelizzare i tifosi, che nella stagione 2017-2018 hanno risposto con 13.620 abbonamenti e una media di 20.810 spettatori nelle gare casalinghe (nono posto in entrambe le classifiche, secondo i dati di StadiaPostcards). Insomma, se a Bologna esistono ancora dubbi sull’esistenza di un progetto, graduale fin che si vuole ma assolutamente solido e ambizioso, sarebbe meglio eliminarli. Però…
Già, c’è un però, che si materializza prendendo in esame i dati relativi al campo, non esattamente un elemento secondario quando si parla di sport. In tre anni di Serie A, considerando anche la Coppa Italia, i rossoblù hanno collezionato 35 vittorie, 23 pareggi e addirittura 59 sconfitte in 117 partite. I campionati raccontano di un 14° posto con 42 punti, poi un 15° a quota 41 e attualmente un 13° a 39, migliorabile attraverso le sfide contro Chievo e Udinese. La salvezza è sempre arrivata in totale serenità, vero, ma una serenità anonima, mediocre, priva di divertimento e di una crescita sia nei singoli che nel collettivo, senza divertimento e con l’entusiasmo del pubblico pressoché azzerato. Vogliamo parlare di Bologna-Napoli 1-7 (peggior k.o. interno in 108 anni di storia), di Bologna-Milan 0-1 in doppia superiorità numerica, o magari di Bologna-Cittadella 0-3? No, meglio fermarsi qui.
La maggior parte di questi numeri, ad eccezione della breve parentesi targata Delio Rossi, si riferiscono alla gestione di Roberto Donadoni, partito col botto e andato via via peggiorando, fino ad attirare su di sé le ire e le critiche di gran parte della piazza felsinea. L’allenatore ha le sue colpe, è innegabile, e infatti la sua riconferma non sembra più così scontata, nonostante un contratto fino al 2019 a cifre importanti. In campo però ci vanno i giocatori, scelti dallo stesso tecnico e da un direttore sportivo, che a sua volta collabora con un club manager sotto la supervisione di un amministratore delegato, tutti quanti alle dipendenze di un patron che purtroppo, per evidenti ragioni logistiche, non può essere sempre presente a Casteldebole. Sono le stesse persone, a cominciare da Joey Saputo, che con il loro lavoro e i loro sforzi hanno contribuito a ridare linfa e credibilità ad una società che stava rischiando l’estinzione.
Ci sono grossi meriti, dunque, ma anche errori più o meno gravi che non hanno consentito al rettangolo verde di uniformarsi al resto dei settori. Le attenuanti esistono, e forse quella apparentemente più banale è proprio quella principale: fare calcio, a maggior ragione in Italia, non è per nulla semplice. La melma ingoiata sotto le Due Torri a cominciare dagli anni Ottanta, con l’era Gazzoni come unica parentesi felice, impone quindi di tenere viva la riconoscenza e dare ancora fiducia a questo nuovo corso rossoblù, senza mai scivolare in un grottesco e inutile catastrofismo, purché il netto tra campo e ciò che lo circonda venga ridotto al più presto. Con o senza Simone Verdi (sarebbe meglio con, ma le logiche di mercato hanno ormai soppiantato il romanticismo), Bologna chiede di non doversi più accontentare, pretende uno spettacolo calcistico all’altezza della situazione. È il progetto stesso, oltre alla tifoseria, che lo merita.

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