Il rammarico ormai è rassegnazione, Saputo mandi segnali di cambiamento

Inaccettabile l’operato del trio Mazzoleni-Orsato-Marinelli, Saputo intervenga in prima persona

Quello che è avvenuto ieri pomeriggio allo stadio San Paolo di Napoli è semplicemente inaccettabile. Scadente e quasi irrisoria la direzione di gara del signor Paolo Silvio Mazzoleni di Bergamo, peraltro abituato ad arbitraggi di questo tipo quando in campo c’è il Bologna. Costui, che arbitra in Serie A (non in Terza Categoria, nel massimo campionato) dal 2004 e svolge attività internazionale dal 2011, dinnanzi alla richiesta di spiegazioni da parte di Roberto Donadoni relativamente al presunto fallo da rigore commesso da Masina su Callejon, avrebbe risposto di non poter valutare l’intensità di un intervento. No, non è uno scherzo, è la triste realtà.
Dunque, alla luce di una manifesta e dichiarata incapacità di comprendere se un tocco in area (che poi in area non era, peraltro) sia tale da giustificare o meno l’assegnazione di un penalty, diventa ancora più importante il contributo dei due addetti VAR. E qui la situazione si aggrava ulteriormente, perché in tutte gli episodi incriminati del match i signori Daniele Orsato (da molti addetti ai lavori considerato il miglior arbitro italiano) e Livio Marinelli hanno fatto come Ponzio Pilato, se ne sono lavati le mani. O peggio, hanno avallato le errate decisioni prese dal collega Mazzoleni sul rettangolo verde. Incredibile. Mai come in questi casi, non scivolare nella dietrologia è tremendamente difficile.
Meglio non esagerare, ma una cosa va detta, pur avendo apprezzato le coraggiose dichiarazioni rilasciate dallo stesso Donadoni in conferenza stampa («rigori così vengono fischiati solo alle prime otto squadre»). È arrivato il momento che Joey Saputo, uomo potente e imprenditore stimato e rispettato in tutto il mondo, si muova in prima persona per difendere il club rossoblù. Fatti del genere in MLS non accadono, in quel mondo così lontano dal nostro l’onestà e la professionalità sono cose serie, ma qui nella giungla italica funziona diversamente. Si muova al più presto nelle sedi competenti, il patron, magari lasciando da parte il garbo che lo contraddistingue, perché con certi soggetti non serve proprio a nulla. Non è più questione di calcio, è una questione d’onore.

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