Potremmo ritornare: il 2016 del Bologna

La corsa di Joey è quella del Bologna, un passo alla volta verso un grande futuro

Un primo passo, l’ingresso come socio di minoranza. Un secondo passo, l’acquisizione del club. Altri due passi, la campagna acquisti per raggiungere la promozione e quella per garantirsi la salvezza. Un altro passo ancora, le migliorie estetiche e funzionali al Dall’Ara. E tanti altri notevoli passi avanti sul piano del marketing e della comunicazione. La corsa di Joey Saputo sotto la Curva Bulgarelli, andata in scena al termine della partita contro il Milan, è un po’ la metafora del suo percorso in rossoblù, iniziato il 15 ottobre 2014. Da quel giorno il magnate italo-canadese è progressivamente diventato sempre più importante per il Bologna, così come il Bologna e i bolognesi sono diventati sempre più importanti per lui.
Un uomo pacato e mai sopra le righe, il patron, uno che fino a qualche tempo fa quasi arrossiva di fronte alle calorose manifestazioni d’affetto nei confronti suoi e del padre Lino, considerati dal popolo felsineo i salvatori di una fede calcistica altrimenti destinata a scomparire. Sabato sera, però, Joey si è lasciato andare, trascinato dall’entusiasmo e dallo spettacolo di una tifoseria che per amore e passione verso la propria squadra ha pochi eguali nel mondo. È sceso in campo per prendersi la meritata standing ovation e il ringraziamento dell’intero stadio, ma ancor prima per dire lui stesso grazie a tutti i sostenitori rossoblù, capaci di regalargli la più forte emozione della sua vita.
Avrebbe dovuto recitare solamente un ruolo marginale, invece è diventato il proprietario, il protagonista assoluto. Avrebbe dovuto stancarsi nel giro di poco tempo, invece è sempre più inserito in questa realtà e sempre più determinato a far decollare questo progetto. Ora c’è chi dice che abbia chiuso un po’ i rubinetti e che il budget per il prossimo mercato estivo non sarà dei più cospicui, ma per quanto siamo certi che non verranno fatte follie, la sensazione è che almeno un regalino alla piazza che gli ha toccato il cuore il presidente lo farà. Per far capire a tutti, anche a quei pochi che ancora hanno qualche perplessità, chi è Joey Saputo, e per tornare a far capire al calcio italiano chi è il Bologna.
Non sarà semplice, perché la Serie A non è la Premier League e men che meno la MLS, perché da noi la differenza tra le cosiddette ‘grandi’ e le altre è abissale, sia sul piano del fatturato che su quello della considerazione ai piani alti, dove c’è chi è molto potente e chi invece non conta nulla. A tal proposito, la direzione di gara dell’arbitro Doveri di Roma e la sintesi del match diffusa dalla Lega, nella quale vengono ignorati sia il fallo da rigore su Floccari che il gol annullato a Masina, sono un esempio lampante di come nella nostra penisola non ci sia spazio per le favole in stile Leicester.
Saputo, che già ha detto la sua in tema di diritti televisivi, auspicando una ripartizione più equa tra i vari club, sembra comunque determinato a voler realizzare qualcosa in grado di scombussolare le gerarchie del nostro pallone. Un passo alla volta, con quel mix di umiltà e ambizione che lo rende unico e speciale agli occhi di una città che lo adora. Magari non ditelo a lui, ma anche sul piano della verve e del carisma il buon Joey è cresciuto tantissimo: quella corsa, con le braccia aperte come a voler abbracciare l’intera curva, tra un coro e un lancio di sciarpe, era davvero degna del miglior Joe Tacopina. Solo con ‘qualche’ dollaro in più.

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