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La famiglia Pilmark a Casteldebole, e il pensiero va alla grandezza del Bologna

Questa mattina a Casteldebole il Bologna del passato e del presente si sono stretti in un ideale abbraccio, nel ricordo del grande Axel Pilmark. In visita al centro tecnico rossoblù è infatti arrivata la famiglia del mediano danese classe 1925, pilastro del centrocampo felsineo per nove stagioni negli anni Cinquanta (278 presenze e 4 gol). La figlia Vibeke, il nipote Kaspar e gli altri parenti sono stati accolti dal club manager Marco Di Vaio, che ha regalato loro a nome della società una maglia con il numero 4 e li ha invitati sabato sera al Dall’Ara per assistere al match contro il Milan.
Dal toccante incontro andato in scena qualche ora fa scaturiscono spontanee alcune considerazioni, magari banali e già sentite più volte ma pur sempre importanti da ribadire. Dopo l’incredibile trionfo del Leicester in Premier League, molti tifosi del Bologna si stanno augurando che nel prossimo futuro i rossoblù possano trasformarsi nella versione italiana delle Foxes. Ora, se ci soffermiamo soltanto sulla situazione economico-finanziaria della nostra Serie A, con differenze di fatturato enormi tra le prime della classe (in particolare la Juventus) e le altre squadre, e una ripartizione dei diritti televisivi tutt’altro che equa, il parallelo regge senza alcun dubbio. Se però prendiamo in considerazione la storia e il blasone è meglio guardare altrove. Magari a Sassuolo, magari a Verona sponda Chievo, o perché no a Udine, ma di certo non sotto le Due Torri.
Il Bologna, per chi non se lo ricordasse, è la quinta società più titolata d’Italia, anche se sicuramente ognuno di noi ha un amico tifoso della Roma, della Lazio, della Fiorentina o del Napoli pronto a ribadire: “Sì, ma voi gli scudetti li avete vinti nel Medioevo”. Come se il calcio del lontano passato fosse un altro sport, come se leggende del calibro di Schiavio, Sansone, Reguzzoni, Biavati, Andreolo, Bulgarelli, Nielsen, Haller e Pascutti, solo per citarne alcuni, non fossero equiparabili ai campioni più recenti. E a proposito di Regno unito, non si può non citare il trionfo sul Chelsea nel Torneo dell’Expo Universale di Parigi del giugno 1937. Chi altro può dire di aver impartito una lezione di calcio ai cosiddetti ‘maestri inglesi’?
Il Leicester, con il dovuto rispetto, è il signor Nessuno che quasi all’improvviso è diventato qualcuno, è lo zero che si è trasformato nel numero uno, e l’impresa di Ranieri & Co. merita tutti gli onori e i complimenti del caso, ma il Bologna è ben altra cosa. È la grandezza lasciata a prendere polvere in un angolo, è la dignità più volte calpestata, è la gloria da riconquistare, è un nome prestigioso da riportare in alto grazie ad una proprietà solida e danarosa e ad un uomo, Joey Saputo, che queste cose sembra averle capite fin da subito. I rossoblù non spunteranno dal nulla, come una matricola qualsiasi, ma torneranno semmai ad essere ciò che sono già stati: la differenza tra chi ha vissuto una favola e chi invece ha scritto la storia del calcio.

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