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La mentalità vincente, quella che a Napoli non hanno e che a Bologna va assolutamente costruita

La mentalità vincente, quella che a Napoli non hanno e che a Bologna va assolutamente costruita

Gli ultimi precedenti rossoblù al San Paolo raccontano di un 6-0 il 19 aprile 2016 e di un 3-1 il 17 settembre 2016. Per non parlare del 7-1 e del 3-0 incassati di recente al Dall’Ara, le date meglio dimenticarle. Insomma, un tradizione non proprio positiva, ad eccezione di un bel 3-2 stampato in faccia a Higuain e soci nel dicembre 2015. Per ricordare una gioia in terra partenopea bisogna invece tornare al Kone volante della stagione 2012-2013, prima in campionato e poi in Coppa Italia. A dire il vero non è passata una vita ma erano comunque altri tempi, era un altro Bologna, soprattutto a livello societario, quindi meglio scordarsi anche di quel periodo. Resta il fatto che le prestazioni mediamente penose (perdonate la franchezza) offerte contro il Napoli sono una delle costanti della gestione Donadoni, tanto che dal match di domenica pomeriggio quasi nessuno sotto le Due Torri si aspetta nulla, se non appunto di evitare l’ormai consueta goleada azzurra.
Paradossalmente, una miccia carica di motivazioni e sana cattiveria agonistica l’ha accesa, ma al contrario, proprio l’ambiente napoletano. Un ambiente non abituato a vincere, e che dietro alla proverbiale allegria e spensieratezza cela una forte frustrazione per i continui trionfi della Juventus, antipatica fin che si vuole ma sotto questo aspetto irraggiungibile. Tutti contro Verdi è stato il leitmotiv degli ultimi dieci giorni, come se criticare o peggio insultare e intimorire il fantasista del Bologna fosse più importante che vincere lo scudetto. Io non sono nessuno per dare consigli, ma se all’ombra del Vesuvio pensassero meno agli orari delle partite e a quelle che peraltro sono normali dinamiche di mercato (perché ci sta che un trasferimento non vada in porto), senza fare ogni volta del patetico vittimismo, forse riuscirebbero a fare più strada in Europa e a cucirsi nuovamente sulle maglie l’agognato tricolore. Peraltro in modo meritato, perché la formazione di Sarri è solida e gioca un calcio magnifico.
Detto questo, sempre per restare in tema di mentalità vincente, torniamo a guardare in casa nostra. La consapevolezza del proprio valore, la fiducia nei propri mezzi e la determinazione feroce sono elementi che a mio modesto avviso vengono prima di qualsiasi tattica o strategia. Testa e palle, per sintetizzare. Molto passa da lì, perché se vai in campo con la mente serena e la voglia di mangiare ogni singolo filo d’erba le cose diventano più semplici. Ecco, al di là di tutti i discorsi su questo ingessato e prevedibile 4-3-3 a trazione posteriore che non ha mai convinto a pieno, va sottolineato come troppo spesso (e quasi sempre sul più bello, al momento di effettuare il famoso salto di qualità) la squadra di Donadoni sia mancata sul piano dell’approccio e dell’atteggiamento. Grave, molto grave, ben più di un gol sbagliato o di una diagonale non eseguita.
Non so se questo fondamentale passo in avanti i rossoblù riusciranno a muoverlo con l’attuale allenatore, me lo auguro di cuore ma nutro diversi dubbi. Fatto sta che ormai, dopo tre anni di presidenza Saputo, è arrivata l’ora di crescere. Da Napoli, un altro posto dove questa mentalità vincente ancora non esiste, nonostante il club di De Laurentiis stazioni da diverso tempo nei piani alti della Serie A, ci è stato involontariamente fornito un perfetto assist per iniziare. Testa bassa sull’obiettivo, certo, ma nel contempo anche alta. Senza essere spavaldi o presuntosi (cosa che peraltro non è nel nostro DNA), solo per ricordare a tutta Italia, con i fatti, che siamo il Bologna, e non abbiamo più intenzione di farci prendere a pallate. Da nessuno, men che meno da chi non ci rispetta.

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