Sempre e Comunque
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Allenare la città

È la Nord che te lo chiede, dai Bologna facci un… tiro

Da piccoli, quando iniziamo a correre dietro ad un pallone nella squadra del nostro paese o quartiere, quasi tutti vogliamo fare gli attaccanti. Per stare vicini alla porta avversaria, magari per correre un po’ di meno, di sicuro per provare la magica emozione del gol. Insomma, per divertirci di più. Perché prima di ogni altra cosa il calcio dovrebbe essere proprio questo, divertimento. Poi è chiaro, ad alti livelli conta principalmente la vittoria, e se si conquistano i fatidici tre punti giocando male si riesce comunque a sorridere, notando meno difetti e problemi.
Il Bologna di Saputo vince quel tanto che basta per salvarsi con serenità, e dopo anni di disgrazie assortite è già un buon motivo per dire grazie al patron. Tuttavia, la squadra di Donadoni non esalta i suoi tifosi, anzi, fa una fatica tremenda a proporre gioco. E, indipendentemente dal modulo, non conclude. I numeri ufficiali di Netco Sports, partner ufficiale della Lega Serie A, collocano infatti i rossoblù al 18° posto nella classifica dei tiri totali (217), di cui appena 130 nello specchio. Ma non è finita, perché la graduatoria dei cross utili è ancora peggiore: ultimo posto a quota 122. Inoltre, la scarsa pericolosità offensiva si riflette anche sui corner guadagnati, solo 112 (16° posto).
Certo, la stagione non è ancora finita, l’assenza di elementi come Verdi, Palacio e Di Francesco in determinati periodi può essere considerata un’attenuante, ed è opportuno sottolineare come i felsinei abbiano il 12° attacco del campionato (33 gol, media di 1,22 a partita), indice di un discreto cinismo considerate le poche occasioni da rete create. Però non c’è da stupirsi se il pubblico del Dall’Ara storce il naso e applaude sempre meno. In fondo, i sostenitori del Bologna non hanno mai chiesto la luna. E se persino il decimo posto è una richiesta eccessiva, a malincuore se ne faranno una ragione. Ma i tiri in porta no, almeno quelli non possono mancare, perché senza di loro si va contro l’essenza stessa di questo sport. Quella che, fin da piccoli, abbiamo imparato ad amare.

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