Rassegna stampa 17/07/2017

La prova del (vero) 9

Due giorni dopo la sconfitta di Napoli, due giorni al match casalingo contro la Sampdoria. Nel mezzo, giusto il tempo per analizzare il 3-1 di sabato e riversare la concentrazione e le energie sulla sfida del Dall’Ara contro gli uomini di Giampaolo, reduci da due k.o. consecutivi e fortemente determinati a risalire la china. Alle spalle resta la soddisfazione di aver dato fastidio ad una delle squadre più forti del campionato, ma anche un po’ di rammarico per un approccio alla gara troppo timido e morbido, pur tenendo conto del divario tecnico tra le due formazioni. Un divario reso ancora più evidente, in determinate circostanze, dalle assenze che hanno di fatto sgretolato la spina dorsale della squadra di Donadoni. Perché Da Costa è un ottimo portiere e guai a gettargli la croce addosso, ma forti e decisivi come Mirante ce ne sono pochi in giro. Perché l’affidabilità di Gastaldello non si discute neanche di fronte a qualche piccolo passaggio a vuoto, e Oikonomou sembra aver superato bene il disastro di Torino, ma quando al centro della difesa c’è Maietta si dormono sonni molto più tranquilli. Perché Verdi ha quei piedini lì, Di Francesco crescerà e Krejci diventerà più continuo, ma senza un numero 9 vero, peraltro del valore di Destro, è molto più difficile far male agli avversari.
Insomma, nonostante venti minuti abbondanti giocati alla pari contro Hamsik e compagni e un equilibrio rotto soltanto da due acuti di un singolo, qualcosa di più il Bologna lo poteva fare, nel primo tempo sul piano dell’intensità e nel secondo su quello dell’attenzione. Anche se, osservando i risultati e soprattutto i margini di miglioramento non eccessivi delle altre squadre nella fascia medio-bassa di classifica, la sensazione è che i rossoblù possano guardare al futuro con un cauto ottimismo. Certo, i tanti giovani presenti in rosa dovranno mostrare anche fuori casa la stessa personalità esibita tra le mura amiche, e i senatori chiamati a dare quel qualcosa in più in termini di esperienza e scaltrezza non dovranno farsi uccellare come accaduto sabato sera a Torosidis in occasione della rete di Callejon, nel complesso però il materiale messo in mano a Donadoni somiglia tanto ad una graziosa piantina che dopo essere stata sorretta, annaffiata e fertilizzata con cura potrà generare dei bellissimi fiori. Per il momento qualche tempesta passeggera come Belotti o Milik è ancora in grado di scuotere pericolosamente i suoi virgulti, ma la sensazione è che al di sotto del terreno visibile stiano già attecchendo solide radici.
Comunque, per tornare al presente, è pacifico che mercoledì non basterà un bravo giardiniere per arginare la fantasia di Praet, i colpi di Quagliarella e l’esplosività di Muriel. Partita importante quella contro la Samp, non certo per trarre giudizi definitivi ma sicuramente per capire a che punto sia la maturazione dei rossoblù, al cospetto di una squadra che da molti addetti ai lavori viene considerata più forte ma che non può e non deve rappresentare un ostacolo insormontabile. Finalmente l’infermeria sta iniziando a svuotarsi e dunque il 4-3-3 che si presenterà dinnanzi ai blucerchiati, nonostante l’assenza per squalifica di Krafth e un possibile leggero turnover, sarà ancora più competitivo rispetto a quello visto in campo al San Paolo. In particolare rientrerà Destro, ci auguriamo una volta per tutte. Perché in questa Serie A equilibrata dove tante partite vengono decise dai centravanti (chiedere a Bacca, Higuain e Icardi ma anche a Borriello, Defrel e Pavoletti, oltre ai già citati Belotti e Milik), anche il popolo felsineo vorrebbe poter godere con continuità dei guizzi e dei gol del suo bomber principe. In attesa anche del giovane e promettente Sadiq, che gli ‘amici’ della Roma ci hanno gentilmente consegnato con un infortunio alla caviglia che si è rivelato un po’ più serio del previsto. Ma questa è un’altra storia.

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