La rabbia e il rammarico non cancellano i passi avanti del Bologna

La rabbia e il rammarico non cancellano i passi avanti del Bologna

Non è mai facile, nemmeno a mentre fredda e con le emozioni più rarefatte, analizzare una partita dall’esito beffardo come quella andata in scena ieri pomeriggio al Sant’Elia. In questi casi si dice che è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare, e allora, con un forte retrogusto di amaro ancora in bocca, ecco alcune considerazioni su Cagliari-Bologna…

Nel primo tempo si è visto all’opera un Bologna troppo timido e impreciso, esattamente come due settimane fa a Crotone, e se il Cagliari avesse segnato ci sarebbe stato ben poco da recriminare. Molto meglio nella ripresa, con più reattività, più personalità e il baricentro spostato decisamente in avanti, soprattutto dopo l’ingresso in campo di Verdi. Tutto sommato il pareggio finale è un risultato giusto, ma il modo in cui maturato resta difficile da accettare.

Direzione di gara pessima dall’inizio alla fine da parte del signor Pairetto, con almeno quattro errori evidenti che hanno giocato a favore del Cagliari. Purtroppo non è la prima volta che accade, e a tal proposito sono da rimarcare le dichiarazioni di Roberto Donadoni al termine del match, sperando che anche la società si faccia sentire nelle sedi opportune. Tuttavia, non è nemmeno la prima volta che i rossoblù gettano alle ortiche una vittoria negli ultimi minuti: sul piano della mentalità e della gestione di determinate situazioni c’è ancora tanto da crescere.

Il reparto apparso maggiormente in affanno è stato il centrocampo, orfano ieri sia dell’infortunato Taider che dello squalificato Dzemaili. È mancata esperienza ma anche intensità e compattezza, con Pulgar meno granitico rispetto alla sfida contro il Torino, Donsah abbastanza sottotono e Nagy stranamente avulso dalla manovra. Rimangono comunque in favore dell’ungherese le statistiche e la cabala, che lo vedono come una sorta di talismano: quando lui non è in campo, per il Bologna sono spesso guai.

Ulteriori segnali di crescita da parte di Oikonomou e Krafth: concentrazione alta, ordine e pulizia negli interventi per il centrale, grande affidabilità in entrambe le fasi per il terzino. Peccato solo, nel caso dello svedese, per l’episodio finale da cui è nata la punizione dell’1-1, anche se a ben guardare è Borriello a trattenere per primo la maglia dell’avversario e a lasciarsi poi cadere al limite dell’area. Il mestiere e la furbizia, a questi livelli, contano tanto.

Arrivati a metà del secondo tempo tutto stava filando per il verso giusto, sostituzioni comprese, con la fantasia di Verdi subito decisiva e la scelta saggia di Donadoni di inserire un regista puro come Viviani per addormentare il gioco dopo essere passati in vantaggio. Peccato solo che l’ex Verona sia entrato in campo con poca concentrazione e troppa furia agonistica, rovinando i piani del tecnico e dell’intera squadra. Al di là della mediocrità dell’arbitro, e senza volersi accanire troppo su un ragazzo comunque di valore, è inammissibile rimediare due cartellini gialli nel giro di un quarto d’ora e per di più in quel modo. Il tackle che ha portato alla sua espulsione non è cattivo, ma che senso ha entrare in modo così irruento sotto gli occhi di Pairetto sapendo di essere già ammonito?

Gol di Mattia Destro, settanta giorni dopo. Un guizzo da bomber vero, perché per spingere il pallone in rete a porta sguarnita bisogna farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Un guizzo fondamentale per tornare dal Sant’Elia con un punto comunque prezioso, ma soprattutto per sbloccarsi, ritrovarsi e iniziare a trascinare la squadra nel girone di ritorno.

La punizione di Borriello che ha regalato il pareggio al Cagliari, in termini di pura conclusione verso lo specchio della porta, può essere tranquillamente considerata imparabile. Si può forse discutere sul piazzamento della barriera, così come su un piccolo passo verso destra che avrebbe tolto un po’ di slancio a Mirante, ma una cannonata del genere dai sedici metri che si insacca a fil di palo e poco distante dall’incrocio è pressoché impossibile da neutralizzare.

A proposito di Marco Borriello, senza voler riaprire discorsi di mercato ormai obsoleti, bisogna comunque fare i complimenti ad un ragazzo che la scorsa estate veniva da molti considerato un giocatore ormai finito. Il Cagliari ha avuto il merito di credere ancora in lui, che ha prontamente ripagato la fiducia del presidente Giulini e del d.s. Capozucca (oltre a quella dell’amico Bobo Vieri) arrivando in doppia cifra già a gennaio.

L’ultimo pensiero è su Simone Verdi. Giocatore meraviglioso, talento cristallino, luce di questa squadra: gli sono bastati pochi minuti per ribaltare quasi da solo l’inerzia di una partita complicata, gli sono bastate due apparizioni dopo il rientro dall’infortunio alla caviglia per riprendersi in mano il Bologna. Un Bologna che nelle ultime settimane stava già crescendo, ma che con lui in campo è tutta un’altra cosa. Da Mancini a Diamanti, da Baggio a Ramirez, l’elenco dei numeri 10 che hanno salutato troppo presto le Due Torri è lungo e doloroso, ma speriamo si possa finalmente interrompere grazie a Joey Saputo. Con un presidente del suo calibro, immaginare Verdi con addosso la maglia rossoblù ancora per molti anni non può e non deve essere utopia.

P.S.: il Napoli non è imbattibile.

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