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La situazione è grigia ma non ancora nera, mai come adesso dipende tutto da Saputo

La situazione è grigia ma non ancora nera, mai come adesso dipende tutto da Saputo

È sempre più difficile descrivere la situazione in casa Bologna senza risultare ripetitivi o peggio stucchevoli. Si è già detto tutto e il contrario di tutto, fossero analisi impeccabili o stupidaggini, critiche costruttive o sfoghi fini a se stessi, slanci di ottimismo o previsioni funeste. Resta il cielo grigio di ieri pomeriggio, con la pioggia che cade copiosa sulla testa dei poveri tifosi rossoblù, a fotografare perfettamente lo scenario attuale. Un’immagine opposta rispetto al Dall’Ara festoso e colorato del 9 giugno 2015, quando ogni cosa profumava di sogno e il cielo era pieno di stelle, per citare la canzone dei Coldplay che venne sparata a decibel inauditi negli altoparlanti dello stadio.
Sul campo e sugli spalti non è rimasto praticamente nulla di quell’entusiasmo, spazzato via da tre anni e mezzo di errori. O, se vogliamo vederla sotto un’altra luce, dalla scarsa ambizione, dall’accontentarsi di vivacchiare nell’anonimato, in attesa di tempi e fatturati migliori. È rimasta però la Serie A, il bene più prezioso, quello da salvaguardare ad ogni costo. Parlare ancora di un progetto sportivo, oggi, è molto difficile anche per chi cerca sempre di non cadere nel disfattismo e di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma da qui a immaginare di nuovo i rossoblù in B ce ne passa. E allora è inevitabile tirare in ballo Saputo, l’unico che può davvero frenare questa pericolosa discesa.
Sì, perché il buon Joey ha fatto tanto ma evidentemente non abbastanza per mettere al riparo il club dal rischio più grande. Le soluzioni sono molteplici e possono veder coinvolti anche i dirigenti e l’allenatore, con Inzaghi chiamato a ‘girare’ almeno a quota 17-18, ma ce n’è solo una da cui ora non si può prescindere: investire ancora ‒ e bene! ‒ nella squadra. A gennaio servono tre giocatori di spessore, ovvero un centrale difensivo, una mezzala capace di rifinire e una seconda punta, per rinforzare un Bologna vivo e non disastroso (il pareggio di ieri è importante, come quelli ottenuti con Torino e Sassuolo, il problema sono i punti persi contro Spal, Frosinone, Genoa, Cagliari e Chievo) ma troppo povero di qualità. Il patron preferisce non parlare, scelta opinabile ma da rispettare, e allora tra un mese ‒ o magari prima, lanciando segnali chiari e decisi ‒ dimostri coi fatti che anche lui, al pari di tutti noi, ci tiene a restare nel calcio che conta.

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