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Per sghetto

Le giustificazioni sono finite

La stanchezza, sia fisica che mentale, al termine di una splendida rimonta durata oltre quattro mesi.
La tranquillità fornita dai 37 punti in classifica a poche giornate dalla fine, che non sono tanti ma neppure pochi se il tuo obiettivo stagionale è semplicemente quello di restare in Serie A.
Donsah, Gastaldello, Mirante, Mounier e Zuniga acciaccati. Maietta, Morleo, Rizzo, Zuculini e soprattutto Destro, quest’ultimo vittima di alcune valutazioni sbagliate in fase di riabilitazione, infortunati.
Giaccherini, il miglior giocatore della squadra, che da un mese a questa parte sembra un fantasma con un lenzuolo azzurro addosso e la testa già in Francia.
Donadoni, l’allenatore che ha guidato l’esaltante cavalcata da inizio novembre a fine febbraio, vittima dei suoi tentennamenti e delle sue perplessità, delle sue sfumature di grigio, sempre più in affanno nel tenere alta la concentrazione dei suoi ragazzi e nel fornire loro le giuste motivazioni.
Corvino, il responsabile dell’area tecnica che nel corso dell’estate aveva ricostruito quasi da zero la rosa, ricoperto prima di insulti e poi di complimenti, uomo di calcio certamente ingombrante ma di indubbio carisma ed esperienza, accantonato proprio nel momento di maggior splendore della squadra. Sarà un caso, ma da lì in avanti i rossoblù sono crollati a picco.
Una società in cui sembra che tutti possano e debbano fare tutto, tra scelte obbligatoriamente condivise e aree che si sovrappongono, con un amministratore delegato sempre pronto ad affermare che i problemi non esistono e un giovane club manager chiamato ogni giorno a fare gli straordinari e a tappare falle a destra e manca.
Un patron ricco e misericordioso ma anche troppo buono e troppo lontano dal centro degli eventi.
Nel bollente calderone di un periodo nerissimo possiamo gettare tutti questi ingredienti, e forse ne stiamo dimenticando qualcuno. Ma nessuna delle cose appena elencate può fungere da scusa dinnanzi a prestazioni come quelle fornite contro Verona, Torino e specialmente Napoli, solo per citare le disfatte più recenti.
Di fronte ai propri sostenitori, che siano i ventimila del Dall’Ara o i venti coraggiosi accorsi al San Paolo, mostrare quell’atteggiamento a metà tra il rinunciatario e l’irrispettoso non può più essere tollerato.
Gente che dovrebbe giocarsi la riconferma per il prossimo anno e che invece non corre nemmeno, gente che sorride dopo un gol subito, gente scesa in campo con le infradito ai piedi. Siete davvero gli stessi che lo scorso 19 febbraio hanno fermato la Juventus o un branco di controfigure?
Le giustificazioni, che fino a qualche settimana fa erano quasi doverose, adesso sono finite. Adesso ci sono il Carpi e il Frosinone con ancora tanta voglia di stupire e di salvarsi. Adesso c’è un Genoa da battere senza se e senza ma.
Se siete cotti, riprendete fiato. Se avete già aperto l’ombrellone, richiudetelo. Se siete morti, risvegliatevi. Se avete gli attributi, tutti quanti, dal primo all’ultimo, tirateli fuori.
Siamo giornalisti saccenti? No, siamo tifosi incazzati.

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