Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

L’unica squadra che Diawara meriterebbe è la tribuna

È notizia di oggi l’invio di una lettera da parte di Amadou Diawara (o verosimilmente del suo entourage) al Bologna, tramite l’avvocato Pierfilippo Capello, nella quale traspare un certo risentimento non solo verso la società, ma anche e soprattutto verso il tecnico Roberto Donadoni e il capitano Daniele Gastaldello, rei di averlo rimproverato pubblicamente senza mezzi termini nelle scorse settimane, subito dopo la sua fuga. Ora, non ci interessa tornare a discutere su come sia stata gestita la faccenda dalla dirigenza rossoblù, con il pomo della discordia rappresentato dall’ormai famosa offerta del Valencia di inizio giugno, né tantomeno fare della retorica spicciola evidenziando quanti connazionali del centrocampista guineano soffrano ogni giorno a causa della povertà, ma di fronte ad un atteggiamento del genere è difficile restare in silenzio.
Mai avremmo pensato che quel tenero ragazzo che si emozionò fino a scoppiare in lacrime nel giorno della sua prima conferenza stampa sarebbe potuto arrivare a tanto, seppur manovrato da qualcuno più grande di lui. Nel calcio se ne sono viste e se ne vedono tante, spesso i calciatori tengono in scacco i club e i contratti regolarmente firmati hanno un peso sempre minore, ma un comportamento di questo tipo è davvero più unico che raro. Abbiamo creduto in lui fin dal primo momento in cui gli abbiamo visto toccare palla, tante volte lo abbiamo elogiato, gli abbiamo voluto bene come si trattasse di un amico o di un fratello minore, prima ancora che un idolo, ma questo meraviglioso castello d’affetto costruito attorno ad Amadou dentro e fuori dal campo è crollato rovinosamente all’inizio dell’estate.
Ormai il Bologna, sia sul piano economico (per poter completare la rosa) che su quello umano (il numero 21 non sarebbe più il benvenuto nello spogliatoio, per usare un eufemismo) non può più permettersi di non venderlo, però lasciatecelo dire: sarebbe bello, davvero bello, vedere Diawara confinato in tribuna fino al 30 giugno 2020. Non accadrà, e alla fine vivranno tutti felici e contenti, ma questo è quello che meriterebbe una persona e un giocatore che dai colori e dalla gente rossoblù ha ricevuto tanto e se ne è dimenticato molto presto, come di consueto nel nome della fama e dei soldi. È vero, nel calcio la riconoscenza è merce rara, ma quantomeno l’educazione e il rispetto (oltre ovviamente alla professionalità) non dovrebbero mai venire a mancare.

© Riproduzione Riservata