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Non sembra la squadra di un ricco imprenditore

Nell’attesa che tutto funzioni per il meglio, serve di nuovo l’intervento di Saputo

Corsi e ricorsi storici, inaspettati e di cui avremmo fatto volentieri a meno. Quello che nelle ultime ore sta succedendo attorno al giovane Amadou Diawara ci riporta con la mente indietro nel tempo di qualche anno, precisamente a fine agosto del 2012, quando dalle parti di Casteldebole si verificò una situazione analoga con protagonisti Gaston Ramirez e il suo agente Pablo Betancourt. Ci ricordiamo tutti come andò a finire e che tipo di polemiche si scatenarono a Bologna, sedate a fatica solo grazie all’acquisto last minute di Alberto Gilardino in prestito dal Genoa. No, non siamo improvvisamente impazziti, mai ci sogneremmo di paragonare l’attuale società e soprattutto l’attuale proprietà a quella di allora, come minimo sul podio tra le peggiori nella storia del club. Ma proprio per questo motivo, considerando lo spessore degli attuali dirigenti rossoblù e la potenza del chairman Joey Saputo, è difficile accettare che le cose siano state gestite in maniera piuttosto rivedibile.
Se il nostro giudizio come giornalisti può contare fino ad un certo punto, sicuramente conta molto di più quello dei tifosi, ai quali bisognerebbe spiegare chiaramente per quale ragione una società del genere, così ben strutturata e con l’intento di ritornare gradualmente ai piani alti della Serie A, si sia fatta creare ben più di un grattacapo da un ragazzino di 18 anni (manipolato fin che si vuole, ma le verginelle nel mondo del pallone non sono mai esistite) e dal suo procuratore. Senza dubbio è doveroso sottolineare, sulla scia di quanto dichiarato ieri mattina anche dall’allenatore Roberto Donadoni, come gli agenti dei giocatori in molti casi non siano esattamente le persone più oneste e leali del mondo, ma questa non è certo una novità e proprio per tale motivo sarebbe stato opportuno muoversi in modo da prevenire una simile bufera.
Non abbiamo la presunzione di sapere come si amministra una società professionistica di calcio, possiamo solo osservare, informarci ed esprimere un parere più o meno autorevole e competente. Però sappiamo cosa pensano i tifosi del Bologna, peraltro tra i più affettuosi ed appassionati in circolazione, perché ogni giorno ci documentiamo sulle loro sensazioni, le loro opinioni, le loro idee, i loro stati d’animo. E al di là di ogni possibile ragionamento sulla condivisione o sui lupi solitari che mal si conciliano col resto del branco, in questo momento sulla piazza si è fatta largo la convinzione (giusta o sbagliata, di sicuro non bella) che basti poco per mettere in difficoltà l’attuale dirigenza felsinea, e che il ‘vuoto di potere’ lasciato da Pantaleo Corvino all’interno dell’area tecnica non sia ancora stato colmato a dovere. Non ci interessa ora riaprire quel capitolo, che volente o nolente fa ormai parte del passato, così come non avrebbe alcun senso addossare delle colpe all’ultimo arrivato Riccardo Bigon, ma guardando al prossimo futuro è lecito quantomeno augurarsi che certi meccanismi comincino a funzionare meglio.
Un periodo di assestamento, dopo l’uscita di scena dell’attuale d.s. della Fiorentina, era preventivabile, anche perché lavorare in gruppo può rivelarsi per molti versi più difficile che affidarsi ad un solo uomo, ma nel frattempo sono in tanti ad auspicare un intervento immediato, diretto e perentorio del patron Saputo, assente da Casteldebole dallo scorso 20 maggio. Il suo sorriso rassicurante per scacciare via ogni possibile preoccupazione, il suo pugno di ferro in guanto di velluto per ricordare a tutti, con garbo ma con altrettanta fermezza, che con il Bologna di oggi non si può e non si deve scherzare o tirare troppo la corda. Non è il caso di fare drammi ma è sicuramente il caso di rimediare al più presto a qualche errore di troppo, e in questo momento c’è solo un uomo che in un senso o nell’altro può mettere la parola fine su questa spiacevole vicenda. Sperando ovviamente che gli incidenti di percorso si esauriscano qui.

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