Masina saluta la sua gente:

Non conta Capitan Futuro, conta solo Adam Masina

Ci ho messo poco per apprezzare l’uomo Adam Masina. Anzi, il ragazzo, perché non bisogna mai dimenticarsi che Adam ha solo 23 anni. Quando mi è capitato di incrociarlo al di fuori di Casteldebole, nel poco tempo libero a sua disposizione, è sempre stato lui a farsi avanti per primo, con un sorriso sincero e una stretta di mano ben assestata. E io lì a chiedermi, con l’aria un po’ stupita, se non fosse stato più naturale il contrario. Evidentemente no, se di fronte hai una persona intelligente, educata e molto umile. Un privilegiato, certo, come tutti i calciatori, ma a cui nessuno ha mai regalato nulla, in campo e nella vita. Per questo ora mi viene difficile immaginarlo con l’aria altezzosa di chi rifiuta una proposta dietro l’altra da parte di quella che, peraltro, è la sua squadra del cuore.
Le sirene del calciomercato, però, non hanno nulla da invidiare a quelle descritte da Omero nel celebre libro XII dell’Odissea. Ulisse decide di ascoltare il loro canto ammaliatore, ma solo dopo essersi fatto legare all’albero della nave dai suoi compagni di viaggio, per non rischiare di perdere il senno e compiere mosse avventate. I calciatori, invece, non si fanno di questi problemi, e a trattenerli con le catene non sono certo i loro agenti, che in fin dei conti fanno semplicemente il proprio mestiere. I soldi e la luce dei riflettori hanno ben altro appeal rispetto all’opportunità di trasformarsi nel nuovo Bulgarelli o nel nuovo Totti, ma non c’è da stupirsi, perché i tempi cambiano e con essi anche determinati valori.
La possibilità di disputare la Champions League e di lottare per le prime posizioni in un campionato più competitivo della nostra Serie A. Un’offerta economica in grado di cambiarti la vita. Un’occhiata quasi inevitabile agli ingaggi di alto profilo garantiti ai nuovi compagni di reparto Sebastien De Maio e Giancarlo Gonzalez. La voglia di sentirsi totalmente al centro del nuovo corso rossoblù, non solo a parole. Questi, forse, i motivi che hanno spinto Masina e il suo entourage a battere i pugni sul tavolo, pur nei limiti del rispetto e della professionalità, sia in campo che fuori. Peccato solo per la bella favola di Capitan Futuro, andata un po’ a farsi benedire, con le responsabilità da suddividere equamente fra le due parti in causa: un giocatore promettente ma che ancora deve dimostrare tanto per meritare certe cifre, e una società che in sede di trattativa si è fatta rispettare ma che avrebbe dovuto muoversi meglio in precedenza, ragionando sulle possibili conseguenze di certe dichiarazioni e di alcuni investimenti.
L’intera situazione, piuttosto spinosa, offre però a tutti una ghiotta chance, quella di guardare solo ed esclusivamente al presente, senza spingersi troppo oltre. Al buon Adam, più che di diventare una bandiera, si chieda solo di sfornare buoni cross, di effettuare diagonali più precise, di tenere meglio la linea, di sbagliare meno passaggi, di marcare con più attenzione e così via. Tutte cose che se messe insieme, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, faranno di lui un grande terzino. Un terzino che forse non vestirà in eterno la maglia del Bologna, ma che sotto le Due Torri lascerà un ottimo ricordo. Per le sue corse sulla fascia, i suoi recuperi, le sue scivolate e la sua grinta, certo, ma prima ancora per il suo sorriso sincero e la sua gentilezza. In un mondo del calcio ormai dominato dall’arroganza e totalmente privo di sensibilità, non è comunque roba da poco.

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