Sempre e Comunque
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Non lamentiamoci del brodo grasso

La sconfitta rimediata ieri sera dal Bologna a Milano contro l’Inter, che ha interrotto la striscia di cinque risultati utili consecutivi dei rossoblù, si presta a varie considerazioni. Innanzitutto, è giusto sottolineare come questo gruppo, composto per la maggior parte da ragazzi sotto i 25 anni, riesca sempre a conquistarsi gli applausi della sua tifoseria, nelle giornate esaltanti così come in quelle un po’ più opache. Il comune denominatore è l’impegno che capitan Gastaldello e compagni mettono in ogni partita, alla faccia dei timori di relax e appagamento: dopo un recente passato fatto anche di elementi che in campo camminavano, abbiamo finalmente a che fare con una squadra che suda e onora la maglia, anche con una situazione di classifica ampiamente tranquilla. Nono posto peraltro confermatissimo, grazie ai risultati maturati nel corso del pomeriggio.
Si è parlato di calo psicofisico, e forse è vero, ma si tratta di un discorso diverso. Un conto è non dare il 100%, tirare i remi in barca, un altro è dare un 100% diverso da quello che si riusciva ad offrire fino a circa un mese fa. Dall’inizio di novembre dello scorso anno i felsinei sono stati autori di una rimonta ai limiti del prodigioso, e adesso è normale che le energie inizino a scarseggiare, specialmente se ti chiami Giaccherini, Diawara o Taider e hai tirato la carretta alla grande per oltre quattro mesi. Stanchezza quindi sì, atteggiamento rinunciatario no, semmai solo la consapevolezza di non poter più rendere come prima e di doversi gestire in modo diverso all’interno dei novanta minuti.
Detto questo, avercene di ‘cali’ così, che comportano una prestazione comunque più che dignitosa a San Siro contro la quarta della classe, ancora in corsa per un piazzamento Champions. Nonostante alcuni giornali stamattina abbiano parlato di ‘dominio Inter’ e di ‘vittoria assolutamente meritata e mai in discussione’, la realtà è che gli uomini di Donadoni se la sono giocata alla pari con i nerazzurri per tutti i novanta minuti, soffrendo soltanto nel finale di primo tempo e nella fase centrale del secondo, durante la quale sono arrivate le due fatali disattenzioni da calcio d’angolo che sono costate la sconfitta. Parate di Handanovic? Nessuna, ma lo stesso discorso vale per Mirante. L’occasione da gol più nitida in assoluto? Quella capitata al 20’ sul destro impreciso di Donsah. È finita 2-1, ma con un po’ di attenzione in più si poteva anche vincere.
Senza volersi sostituire a Donadoni, straordinario condottiero che di fatto ci ha già regalato la salvezza da un parecchio tempo, la sensazione è che per ritrovare maggiore brillantezza a livello di collettivo possa essere effettuato qualche cambiamento nei singoli, anche magari per vedere all’opera alcuni dei ragazzi che fin qui hanno trovato meno spazio. L’ex centrocampista del Milan, che anche il prossimo anno resterà sotto le Due Torri e ci resterà col sorriso, in barba a chi vuol far passare un messaggio diverso, non è però allenatore da turnover, ha i suoi tredici o quattordici fedelissimi e su quelli costruisce un’ossatura pressoché intoccabile. E poi, onestamente, anche se la rosa nel suo complesso è stata troppo sottovalutata e si è dimostrata più che valida per un piazzamento nelle prime dieci posizioni (non va mai dimenticato che siamo una neopromossa), le riserve non sono ancora al livello dei titolari.
Nella notte del Meazza ci siamo accorti ad esempio che il pur volenteroso Floccari (che comunque andrà rivalutato, perché una prestazione anonima dopo un periodo in naftalina ci può stare) non vale Destro, spesso punzecchiato o addirittura criticato oltremodo ma tremendamente prezioso per l’intera manovra offensiva. Deve battersi di più, deve metterci più determinazione, in generale deve crescere soprattutto sul piano mentale, senza di lui però il Bologna fatica non solo a segnare ma anche a tirare in porta, grazie alle sua giocate individuali o ai suoi movimenti per attirare difensori su di sé e liberare spazi per i compagni. Torna presto Mattia, alla faccia delle facili etichette come ‘svogliato’ e ‘indolente’, speriamo davvero che quella forte contusione al piede non sia nulla di troppo serio.
Per concludere, una breve riflessione su Franco Brienza e sul ruolo di trequartista, ormai in disuso nel calcio, non soltanto in quello italiano. Oggi si chiamano ‘seconde punte’, ‘mezzali di qualità’, ‘esterni offensivi’, e davvero in pochi tra tecnici e addetti ai lavori si rendono ancora conto dell’importanza dei cari vecchi numeri 10. Una dimostrazione ce l’ha data ieri sera Franco Brienza, con venti minuti sopraffini corredati da uno splendido gol, purtroppo inutile ai fini del risultato. Per questo, quando ci si chiede cosa manca a questa squadra per poter conquistare un piazzamento in zona Europa League già dalla stagione 2016-2017, verrebbe in primis da rispondere: “Un grande numero 10, uno in grado di fare sempre la scelta giusta negli ultimi sedici metri, e di risolvere con una magia anche le partite più brutte e bloccate”. Il direttore Corvino, in tale senso, un paio di nomi interessanti sulla sua agenda dovrebbe averli…

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