Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Non siamo ancora salvi, ma forse non eravamo così scarsi

Non siamo ancora salvi, ma forse non eravamo così scarsi

È credenza diffusa, nel mondo del calcio, che l’allenatore influisca sui risultati di una squadra circa al 20%, e c’è persino chi sostiene che il tecnico migliore sia quello che non fa danni. In qualunque modo la si voglia pensare, resta il fatto che dopo ventuno giornate di campionato con poche luci e molte ombre, domenica a Milano il Bologna, oltre a sconfiggere un’avversaria sulla carta più forte, ha mostrato un volto che fin qui si era visto solo in piccolissima parte. Personalità, lucidità, compattezza, intensità e, udite udite, persino qualità nelle giocate, il tutto a delineare una prestazione non ancora perfetta ma sufficiente per mettere in seria difficoltà l’Inter e sbancare San Siro. Mica poco.
Ora, Mihajlovic ha certamente delle capacità che vanno oltre il classico ‒ e ormai stucchevole ‒ stereotipo del mister incazzoso che appende al muro chiunque nello spogliatoio, è molto abile sia nella preparazione che nella lettura delle partite e la sua idea di calcio è tutto fuorché ‘ruvida’, lo testimonia in primis la volontà di costruire l’azione dal basso, cercando di non buttare mai via il pallone. Comunque non dispone di una bacchetta magica, e non credo abbia studiato a Hogwarts insieme a Harry Potter. Dunque sorge spontanea una domanda: e se questa squadra non fosse così scarsa come appariva sotto la gestione Inzaghi? Senza voler riversare ogni colpa sul povero Pippo, perché in campo ci vanno pur sempre i giocatori, ma ritengo che mai come oggi l’interrogativo sia lecito.
«Però adesso bisogna battere il Genoa». Lo ha sottolineato proprio Sinisa e me lo sto ripetendo anche io per non rischiare di volare troppo alto. Verissimo, non è tempo di proclami o rivalse ma di pensare a come fermare la coppia Sanabria-Kouame (l’ivoriano lo conosciamo bene…), tuttavia non è nemmeno sbagliato fare qualche complimento ad un gruppo di ragazzi da più parti bollati come dei buoni a nulla. Negli ultimi mesi non sono salito sul carro targato ‘io l’avevo detto’ in primis perché non amo fare questi ragionamenti sulla pelle del Bologna, e poi perché onestamente io non l’avevo detto: ritenevo la rosa allestita in estate adeguata per centrare l’obiettivo salvezza, nonostante la mancanza di un numero 10, e ho poi dato fiducia ‒finché possibile ‒ al suddetto Inzaghi.
Mi sbagliavo sull’allenatore, troppo acerbo, ero stato un po’ troppo ottimista sull’organico, ma forse non era follia pensare che Dijks fosse un valido terzino, Danilo un centrale difensivo affidabile, Skorupski un ottimo portiere e Santander un centravanti da doppia cifra. In attesa di rivedere sul prato verde il talentino Svanberg, magari in una posizione a lui più congeniale. Lo stesso discorso (torno a ripeterlo, a costo di prendermi altri insulti) sono convinto che possa valere per i giovani Edera e Lyanco, e a maggior ragione per due innesti di spessore come Sansone e Soriano. So già che ora qualcuno tirerà fuori i nomi di Falcinelli, Mattiello e Paz, ed è giusto che sia così, perché non tutte le ciambelle riescono col buco e perché al giorno 5 di febbraio non sappiamo con certezza se a fine stagione quella rossoblù versione 2018-2019 avrà un retrogusto dolce o amaro. Nell’attesa, pensiamo a battere il Genoa.

© Riproduzione Riservata