Il punto d'oro del Bologna a Roma: quando l'atteggiamento conta più del modulo

Il punto d’oro del Bologna a Roma: quando l’atteggiamento conta più del modulo

Il Bologna visto all’opera ieri sera all’Olimpico è la dimostrazione lampante di come l’atteggiamento sia più importante del modulo. Puoi anche schierare cinque difensori di ruolo, ma se appena recuperi palla provi a ripartire rapidamente e con grande convinzione, a verticalizzare e ad attaccare la profondità, ecco che pure un’ottima squadra come la Lazio può andare in affanno. Ai felsinei è mancata un po’ di precisione negli ultimi trenta metri (l’emblema è Donsah che al 41’ sbaglia un facile filtrante che avrebbe mandato in porta Verdi), ma per lunghi tratti di gara sé ricomparsa la squadra capace di vincere cinque volte in trasferta nel girone d’andata. L’1-1 finale, quindi, è più che meritato, con buona pace di chi preferisce concentrarsi sulle assenze e sulle gambe pesanti dei biancocelesti.
Il dorato pareggio ottenuto a Roma rende Roberto Donadoni e al suo vice Luca Gotti (apprezzabile per schiettezza e lucidità anche in conferenza stampa) meritevoli di un plauso, ma dall’altro non fa che aumentare i rimpianti per quello che poteva essere e purtroppo non è stato. Quante volte avremmo voluto ammirare un Bologna più spavaldo e meno prigioniero di un equilibrio fine a se stesso? Adesso la speranza è che questo finale di stagione, con la salvezza aritmetica distante una manciata di punti, possa servire soprattutto per battere forte sul tasto del coraggio, alzando sia il baricentro che le ambizioni. Perché, ad esempio, pur proseguendo nel solco della difesa a tre (schieramento che ha valorizzato e non poco Masina), non possono essere schierati insieme Verdi, Palacio e Destro?
A proposito di questi nomi, va innanzitutto spezzata una lancia in favore del tecnico rossoblù: tra avere in campo Verdi e Palacio e non averli c’è una differenza come dal giorno alla notte. Il numero 9, che sta gradualmente ritrovando la brillantezza dei giorni migliori, ha tenuto in scacco quasi da solo la retroguardia di Inzaghi. L’argentino, ancora lontano da una condizione ottimale, ha comunque fornito un prezioso contributo di classe ed esperienza, anche se con meno incisività del solito dentro l’area avversaria. Ora non resta che recuperare, di nuovo, il centravanti marchigiano, finito ai margini della formazione titolare proprio quando sembrava essersi ripreso in mano il Bologna. Al di là che si voglia trattenerlo o metterlo sul mercato, Destro è un patrimonio della società che sarebbe meglio non lasciar ammuffire in panchina.

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Foto: bolognafc.it