Da Saputo a Destro, da Donadoni a Pascutti, pensieri in libertà dopo le tre sberle di Torino

Da Saputo a Destro, da Donadoni a Pascutti, pensieri in libertà dopo le tre sberle di Torino

Pensieri che si rincorrono, sentimenti contrastanti dopo la sconfitta per 3-0 rimediata dal Bologna allo Juventus Stadium. Ieri sera, a caldo, la delusione per lo scialbo spettacolo offerto dai rossoblù era più forte della consapevolezza di aver affrontato una squadra di extraterrestri, almeno per quanto riguarda il massimo campionato italiano. Oggi, a freddo e dopo averci dormito sopra, nella mia mente c’è un po’ più di tranquillità e spero anche di ordine. E quindi vado a commentare…

Non sono queste le partite da vincere, e salvo clamorose congiunzioni astrali nemmeno da pareggiare. Però sono queste le partite che «si preparano da sole» e «offrono tanti stimoli», e dove è necessario fornire «una prestazione aggressiva e intensa», o almeno così ci viene sempre raccontato. Poi però, nei fatti, il solito compitino senza infamia e senza lode, con tanti bei passaggini per dimostrare che l’unica strategia non è quella di fare le barricate (per fortuna, visto come sta difendendo il Bologna ultimamente), ma neanche un tiro in porta degno di questo nome. E così la Juventus ci asfalta con un filo di gas, quasi fosse l’amichevole del giovedì. Il Napoli, la Roma e il Milan non sono certo al livello dei bianconeri, intanto però Sampdoria, Genoa e Cagliari, prima di soccombere, hanno venduto cara la pelle.

Volendo buttarla sull’ironia, Torino è una città che non porta proprio fortuna a Marios Oikonomou, triturato prima da Belotti e poi da Higuain. Più in generale, il greco non sembra ancora pronto per recitare sul palcoscenico della Serie A, ormai si è capito. Con Gastaldello ed Helander ai box, Donadoni ha deciso di dargli un’ultima possibilità, nonostante l’accordo per il suo trasferimento alla Sampdoria sia ormai ad un passo: se l’è giocata malissimo.

Continuando a parlare di giovani, il discorso può essere allargato ben oltre al ‘povero’ Oikonomou, capro espiatorio fin troppo facile da individuare. Visto che si sente sempre parlare di un progetto che innanzitutto, sul piano squisitamente sportivo, prevede la crescita dei tanti ragazzi presenti in rosa, viene da chiedersi quali siano stati i progressi fin qui dei vari Krafth, Pulgar, Destro, Donsah, Rizzo, Ferrari e Masina, senza citare quelli che sono arrivati a Casteldebole solo da cinque mesi. Ci vuole pazienza e non si può girare col dito puntato dopo ogni sconfitta, ma al momento il bicchiere è mezzo vuoto.

Dopo il netto successo di Pescara, ma anche in precedenza, avevo esternato il mio amore calcistico per Adam Nagy. Parlare dopo il triplice fischio è molto facile, così come aggrapparsi agli assenti. Però l’ungherese dalle gambe esili e dal ciuffo sbarazzino ha qualcosa in più degli altri, qualcosa che non si spiega necessariamente con le statistiche (anche quelle, comunque, dalla sua), ecco allora che risulta molto difficile accettare ogni sua esclusione dall’undici titolare. Il campo sembra pensarla allo stesso modo.

Federico Viviani, piede sopraffino e grande visione di gioco, quando i ritmi sono bassi uno come lui fa la differenza. Ma quando i ritmi si alzano, e magari di fronte c’è un centrocampo molto muscolare e aggressivo che non ti permette di ragionare, la faccenda per il regista di scuola Roma si complica. Da rivedere.

Questione Destro, forse la più spinosa. Come giocatore mi è sempre piaciuto e l’ho accolto a Bologna a braccia aperte, sostenendolo e difendendolo fin dal primo giorno. Quando lo si va a giudicare non bisogna mai dimenticarsi di quello che ha passato per gran parte del 2016, quando di fatto ha dovuto lavorare il doppio dei suoi compagni per mettersi alle spalle una brutta frattura al piede e soprattutto una serie di complicazioni poco simpatiche. Inoltre, è ormai chiaro a tutti che per caratteristiche non stiamo parlando di un attaccante alla Marco Di Vaio, uno capace di fare reparto da solo, di tenere in piedi da solo una squadra come ad esempio ci riuscì l’attuale club manager con quella scalcinata del 2008-2009. Non è una critica, solo una constatazione: Destro è quel tipo di centravanti che ha bisogno di qualcuno al suo fianco, di un’altra punta o comunque di un altro giocatore con caratteristiche offensive che lo aiuti. Nel Bologna c’era e rispondeva al nome di Simone Verdi, uscito di scena lui il buon Mattia si è eclissato. Sta ora all’allenatore capire che così non si può andare avanti, a maggior ragione se la prima fonte di rifornimenti per il bomber di Ascoli, Ladislav Krejci, è ormai da settimane un lontano parente del guizzante furetto ammirato nelle prime giornate. E quindi ok, aiutiamo il ragazzo, a patto però che il ragazzo si aiuti, e cioè che inizi a giocare sempre con gli stessi occhi iniettati di sangue di Andrea Belotti e Ciro Immobile, due che a forza di mangiarsi anche l’erba del campo si sono guadagnati un posto fisso in Nazionale. In attesa del nuovo Benzema, ci piacerebbe vedere un nuovo Destro.

Anche il mister, per l’appunto, deve fare qualcosa di più e di meglio. La squadra si sta accontentando di questa classifica, in un campionato dove è impossibile retrocedere vista la pochezza delle ultime tre, così come in campo si è ormai adattata a questo 4-3-3 che non è né carne né pesce, né buio né luce. Roberto Donadoni, all’inizio della sua gestione, sorprese un po’ tutti schierando Rossettini terzino e Brienza mezzala, mosse che sparigliarono le carte e pagarono. Ora invece si prosegue sulla strada della monotonia, quella che ti permette di battere le piccole (e ben venga, sia chiaro, perché a gennaio il Bologna è già praticamente salvo) ma non di fare il tanto agognato salto di qualità nelle sfide contro avversarie di livello superiore, dove l’attacco fatica terribilmente a segnare e la difesa incassa troppi gol. Al di là del valore dell’organico, anche il manico è fondamentale, e vista la fiducia che ripongo in Donadoni mi aspetto una sferzata importante già a partire da sabato prossimo a Crotone.

Una lancia spezzata in favore di Donadoni, di Destro e del Bologna in generale: quanto sta pesando da 1 a 10 l’assenza di Simone Verdi? 11. Si era capito quasi subito che fosse un giocatore speciale, con la magia nei piedi, con tutto il talento finalmente esploso dopo anni di incomprensioni e scarsa fiducia, ma che addirittura potesse essere lui stesso la differenza tra una stagione piatta e una frizzante non lo immaginava quasi nessuno.

C’è gente, in particolare sul Web, che se la prende con Joey Saputo. E lo critica, arrivando in alcuni casi anche ad offenderlo. Ecco, questi non sono tifosi del Bologna, sono solo persone con qualche problema, nella testa o nella vita, con tutto il rispetto. Come si può parlare male di un signore che con 100 e passa milioni di euro ha salvato dal baratro 100 e passa anni di storia? Saputo, come peraltro ha ripetuto in prima persona nel corso dell’intervista andata in onda ieri sera durante ‘La Domenica Sportiva’, con il suo tono pacato e il suo sorriso rassicurante, non ha mai fatto promesse da marinaio, anzi, semmai sta scontando sulla sua pelle l’eccessivo entusiasmo e le ‘sparate’ di chi lo ha preceduto, peraltro senza avere in tasca la materia prima, i soldi. Lunga vita a Joe Tacopina, e un grazie infinito per aver strappato la società dalle grinfie di Albano Guaraldi, ma non basta qualche frase ad effetto e qualche transenna attorno al logo del club per tornare ad essere ‘lo squadrone che tremare il mondo fa’. Serve tempo, pazienza, lavoro, sudore, servono anche gli errori, le batoste, i bocconi amari, servono le idee, servono le possibilità economiche per realizzarle. Joey Saputo, con coraggio, si è preso tutto, oneri e onori, e per quanto non sia prettamente un filantropo ma in primis un imprenditore, al Bologna FC 1909 sta dimostrando di tenerci davvero. Ha in testa un progetto ambizioso e giorno dopo giorno sta provando a trasformarlo in qualcosa di concreto. Chi si fida di lui, pur con qualche critica costruttiva e magari con qualche legittima perplessità su alcune scelte, chi ha voglia di credere in questo sogno, chi lo apprezza e soprattutto chi ama il Bologna, lo segua. Per tutti gli altri, forse è rimasto qualche seggiolino libero allo Juventus Stadium.

Seppellendo per un attimo l’ascia di guerra, anche perché si tratta ancora di una battaglia tra Davide e Golia, bisogna fare i complimenti alla Juventus per come è stato pensato e realizzato il minuto di silenzio in memoria del nostro grande e indimenticabile Ezio Pascutti. Luci abbassate ad illuminare soltanto le squadre abbracciate al centro del campo, silenzio assordante, la fotografia del suo celebre colpo di testa in anticipo su Burgnich nel 1966 proiettata sul maxischermo dello Stadium: tutto tremendamente emozionante. Bravi, bravissimi, un applauso sincero al di là di ogni rivalità e antipatia.

Onore ai più di mille tifosi presenti anche a Torino, di domenica sera e con una temperatura polare. Va bene che di fronte c’era la Juventus, ma la loro fede e il loro attaccamento ai colori rossoblù meritano spettacoli migliori.

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