Rassegna stampa 23/11/2017

Scelte sbagliate o maledizione, spesso chi lascia Bologna si perde nel nulla

Un club storico e blasonato, una città affascinante e accogliente, una tifoseria calorosa e affezionata. Fatta eccezione per alcune gestioni a dir poco sciagurate, Bologna ha sempre avuto tutte le caratteristiche della piazza ideale per fare bene. Eppure nel recente passato, diversi calciatori che sotto le Due Torri si sono messi in mostra per la prima volta sul palcoscenico della Serie A o hanno toccato il punto più alto della propria carriera, hanno preferito scrollarsi di dosso in fretta e furia la maglia rossoblù. Altri, pur dando prova di una sincera riconoscenza verso questi colori, hanno comunque ceduto alle lusinghe di società in quel momento più quotate. Altri ancora si sono dovuti adeguare a malincuore al volere di presidenti squattrinati e incompetenti. Ad unire tutti loro, un comune denominatore: dopo Bologna, il nulla o quasi.
Fanno parte della prima categoria Gaston Ramirez (panchina o tribuna al Southampton, panchina all’Hull City, qualche apparizione in Championship con il Middlesbrough), Jean François Gillet (alti e bassi tra Torino, Catania e Mechelen, nel mezzo una squalifica di tredici mesi nell’ambito dell’inchiesta sul Calcioscommesse), Pablo Daniel Osvaldo (qualcosa di buono con Espanyol e Roma, poi una lunga serie di colpi di testa ma non sul campo) e Alessandro Diamanti (Guangzhou, Fiorentina e Atalanta senza lasciare troppo il segno, a parziale discolpa va sottolineato come la sua cessione sia stata fondamentale per consentire al club di scongiurare il fallimento e terminare la stagione 2013-2014).
Nel secondo gruppo rientrano Miguel Angel Britos (dissoltosi tra Napoli e Watford), Gaby Mudingayi (qualche presenza nell’Inter, poi un grave infortunio, una parentesi anonima all’Elche e una leggera ripresa a Cesena), Saphir Taider (riserva nell’Inter, rispedito al mittente dal Southampton, così così al Sassuolo prima di tornare su buoni livelli proprio a Bologna) e Ishak Belfodil (qualche guizzo a Parma, più ombre che luci con Livorno e Inter, attualmente veste la maglia del Baniyas negli Emirati Arabi).
Infine, tutti coloro che per vari motivi, in primis i problemi economici e la totale assenza di programmazione, hanno dovuto salutare molto presto la compagnia: Emiliano Viviano (la famosa vicenda della busta sbagliata che lo consegnò all’Inter, poi il crociato del ginocchio sinistro in mille pezzi e una lenta ma positiva risalita tra Palermo, Fiorentina, Arsenal e Sampdoria), Francesco Della Rocca (in rossoblù pareva destinato a diventare una delle migliori mezzali della Serie A, dalla cessione al Palermo in avanti si è smarrito completamente), Panagiotis Kone (poca roba sia con l’Udinese che con la Fiorentina), Daniele Portanova (un campionato al Genoa, poi la scelta di ripartire dai Dilettanti con la Robur Siena), Alberto Gilardino (segnare segna sempre, ma passa di squadra in squadra come un pacco postale) e Manolo Gabbiadini (non si discute il talento ma il modo in cui un vero patrimonio del calcio italiano stia venendo bistrattato).
Qualche eccezione alla regola esiste, basti pensare ad esempio a Vangelis Moras, Andrea Raggi, Albin Ekdal e Riccardo Meggiorini, ma si contano davvero sulle dita di una mano. Sarà il prato del Dall’Ara, la cordialità della gente, la Curva Andrea Costa o perché no, le buona cucina, ma Bologna molto spesso è riuscita a tirare fuori il meglio dai suoi giocatori, specialmente se in rampa di lancio o in cerca di una rinascita sportiva. Gli ultimi nomi sulla lista sono quelli di Amadou Diawara ed Emanuele Giaccherini, che per ragioni diverse quasi certamente non faranno più rientro dalle parti di Casteldebole. I due potranno fare tutti gli scongiuri del caso, ma se la storia dovesse ripetersi il rischio di vedere le luci dei riflettori affievolirsi lentamente su di loro è piuttosto concreto.

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