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Si faccia di tutto per ripartire da Verdi, espressione massima del

Si faccia di tutto per ripartire da Verdi, espressione massima del ‘fire and desire’ rossoblù

Prima di rassegnarmi definitivamente alla partenza di Simone Verdi, giocatore per cui ho iniziato a stravedere fin dai primi tocchi di palla due estati fa in ritiro a Castelrotto, ci tengo a dire un’ultima cosa. E non si tratta di un articolo giornalistico ma di un ragionamento di pancia, da tifoso, che attirerà su di me all’incirca un 50% di elogi e un 50% di insulti, ne sono consapevole.
Non dimentico mai, nemmeno per un secondo, i 130 milioni immessi da Joey Saputo nelle casse del Bologna, così come tutte le cose positive fatte dal presidente al fine di ridare stabilità e credibilità al club. Il profondo rispetto che nutro nei confronti del numero uno rossoblù, unito all’amore per il mio lavoro e per la verità, mi ha sempre portato sulla strada della critica costruttiva, mai su quella del becero disfattismo fine a se stesso. Però…
Però, dopo anni di gestioni societarie lacunose o peggio dissennate, dove i migliori elementi presenti in rosa venivano svenduti in fretta e furia, ora che grazie al dio del calcio siamo finiti nelle mani di una delle famiglie più ricche del mondo, non riesco ad accettare che quel tipo di politica sia ancora in vigore. Già a gennaio, infatti, in due minuti il buon Simone era stato venduto al Napoli. E dove sarebbe adesso il Bologna se il ragazzo, badando prima al cuore che al portafoglio, non avesse rifiutato di trasferirsi? In Serie B al posto del Crotone.
Sia chiaro, i signori che lavorano a Casteldebole non hanno mai illuso nessuno, anzi, sono sempre stati molto chiari circa le attuali strategie e possibilità del club, quindi non considero tutto ciò un tradimento ma solo un doloroso passaggio all’interno della tanto menzionata crescita graduale. Premesso questo, chiedo umilmente, cospargendomi il capo di cenere: trattenere Verdi, che sotto le Due Torri ci sta benissimo (qui ha trovato la continuità che gli era sempre mancata, il vero amore e la Nazionale, mica poco…), aumentando il suo ingaggio e ritoccando leggermente l’organico attuale per affidare a Pippo Inzaghi una squadra decorosa, è davvero fantascienza?
Voglio essere sincero fino in fondo: penso che sia un controsenso parlare di ‘fire and desire’ e poi vendere l’unico giocatore capace di incendiare le partite e realmente desideroso di diventare una bandiera rossoblù. Ed è assai fastidioso percepire ancora il Bologna come territorio di caccia delle cosiddette ‘big’, che poi di big hanno ormai ben poco (ne mettano 40 cash di milioni sul piatto gli egregi Giuntoli, Monchi e Ausilio, altro che bonus e contropartite tecniche). Conosco l’importanza del fatturato, dell’autofinanziamento e delle strutture, non mi alzo la mattina chiedendo l’Europa e non ho perso la fiducia nel progetto. Ma la cessione di Verdi, in questo momento, da questo patron e con queste modalità che sanno tanto di passato recente, non riesco proprio ad accettarla.

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