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Rassegna stampa 02/09/2017

Tante luci e qualche ombra a San Siro, ora la crescita deve continuare in campionato

Se non è già una certezza, poco ci manca: il match di Coppa Italia a San Siro ci ha finalmente restituito il Bologna che vorremmo sempre vedere, quadrato e combattivo, frizzante e coraggioso, mai domo. I rossoblù, in campo con tante seconde linee e un’età media piuttosto bassa, se la sono giocata a viso aperto e senza paura contro un’avversaria più forte e in grande spolvero, che comunque per avere la meglio è stata costretta ad inserire vari titolarissimi come Icardi, Candreva e Brozovic. Capitan Maietta e compagni sono andati sotto di due reti, peraltro immeritatamente, ma hanno poi avuto la forza di rimettere in piedi l’incontro, trascinando l’Inter fino ai supplementari e rischiando anche di passare in vantaggio poco prima di subire il definitivo 3-2, con tanto di beffarda deviazione a spiazzare Da Costa.
L’amarezza per il risultato finale si mescola allora con la soddisfazione per aver aver disputato un match gagliardo e praticamente alla pari contro una squadra ben più quotata, e per essere tornati a divertirsi osservando il Bologna di Donadoni all’opera. Le note più liete, oltre alla buonissima prova a livello generale? Donsah, autore di una prestazione in forte crescendo coronata da un fantastico gol di testa, Krafth, che tatticamente deve ancora migliorare ma per fisicità e tecnica può inserirsi fra i terzini migliori della Serie A, Dzemaili, ancora una volta decisivo, Pulgar, fondamentale come frangiflutti davanti alla difesa ma anche più preciso del solito quando chiamato ad impostare l’azione, Di Francesco, furetto sfrontato e inesauribile, Mounier, che dal suo ingresso ha messo in subbuglio la difesa avversaria, e persino Oikonomou, apparso in ripresa sul piano della fiducia. Senza dimenticare il giovane nigeriano Okwonkwo, doti atletiche straordinarie e personalità da vendere, e Nagy, che non sbaglia un pallone nemmeno sotto tortura.
Le note negative? Quando si subiscono tre gol, seppure al Meazza, significa che comunque qualcosa da registrare a livello di fase difensiva, di attenzione e di precisione c’è. E poi siamo sempre lì, i tiri nello specchio della porta si contano sulle dita di una mano e il centravanti continua a restare isolato, avulso dalla manovra, e a non rendersi mai pericoloso. Abbiamo già toccato tante volte l’argomento Mattia Destro, inserendo vari ingredienti nel calderone, dalla sua vera o presunta indolenza a questo 4-3-3 che sembra mal sposarsi con le sue caratteristiche, dall’assenza di Verdi agli scarsi rifornimenti ricevuti: tutto valido, resta però il fatto che a rimetterci è la squadra, in questo momento priva di un rifornimento offensivo affidabile. In attesa di capire che fine faranno Sadiq e Floccari e quando rientrerà nei ranghi Petkovic, il numero 10 avrà l’ennesima occasione di sbloccarsi domenica pomeriggio contro il Torino al Dall’Ara, dove peraltro mancherà il bomber granata Andrea Belotti per squalifica.
L’ultima considerazione è ancora sulla Coppa Italia, una competizione strutturata in maniera stucchevole, stendendo un tappeto rosso alle cosiddette ‘grandi’, che entrano in gioco soltanto negli ottavi e possono giocare tutti gli scontri a eliminazione diretta in casa, peraltro riuscendo comunque a soffrire, vista la loro mediocrità. Un applauso a tutto il palazzo del calcio italiano, desideroso di godersi l’ennesima finale scintillante (per la gioia di mamma Rai) e poi, a Natale, un’insulsa Supercoppa riempita però di succulenti petroldollari. La speranza è che presto anche il Bologna di Joey Saputo possa rientrare nel novero delle big: quel giorno sotto le Due Torri non si farà festa per una sconfitta onorevole, ma possibilmente per un trofeo alzato in faccia ai poteri forti del nostro pallone.

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it