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Tre punti pesantissimi, era quello che contava, ma c'è ancora molto da migliorare

Tre punti pesantissimi, era quello che contava, ma c’è ancora molto da migliorare

Per questa settimana i pensieri in libertà del lunedì trovano collocazione alla domenica, dopo la preziosa vittoria del Bologna a Crotone nel primo anticipo della prima giornata di ritorno. Tra diverse luci e qualche ombra, è il momento di fare il punto della situazione in casa rossoblù…

Il motto di una squadra piuttosto antipatica ma discretamente vincente, parole e musica di Giampiero Boniperti, recita così: «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta». Il Bologna attuale non brilla sul piano estetico, ma fa (quasi) sempre il suo dovere quando è chiamato a conquistare l’intera posta in palio. Ad inizio stagione lo spettacolo sul piano del gioco era decisamente migliore, ma un sacco di punti venivano gettati alle ortiche, ora lo scenario si è capovolto. Certo, l’ideale sarebbe unire bellezza e cinismo, speriamo che ciò avvenga da qui in avanti anche e soprattutto grazie al ritorno in campo di Simone Verdi.

Primo tempo decisamente sottotono allo Scida, molto meglio nella ripresa. Le chiavi del successo? Una buona compattezza generale, la pazienza e l’intelligenza di saper aspettare il momento giusto per colpire, la capacità di alzare il ritmo nel momento chiave del match, tanta aggressività in più rispetto alle ultime uscite. Nonostante due infortuni pesanti e dunque due cambi forzati, ma con un ottimo apporto dai giocatori subentrati dalla panchina, su tutti Emil Krafth.

La classifica, in termini di obiettivo stagionale (ovvero fare meglio dello scorso anno), è bellissima. La salvezza è in cassaforte già da settimane e francamente, pur non dovendo mai commettere l’errore di staccare la spina, è stucchevole continuare a parlarne. Persino l’Empoli rischia di salvarsi con diverse giornate di anticipo e con un buon margine sulle ultime tre, improponibili in Serie A. Considerando che i rossoblù hanno ancora una partita da recuperare, seppure contro il Milan, il sorpasso sulle varie Sampdoria, Chievo, Udinese e Cagliari deve essere un pallino fisso nella testa dei ragazzi di Roberto Donadoni.

Roberto Donadoni, appunto. Si può storcere un po’ il naso dinnanzi ad alcune sue scelte di formazione, sul piano tattico e dei singoli, ma definirlo un allenatore scontento e demotivato è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Lo testimoniano non solo le sue parole di ieri allo Scida, al termine dell’incontro: «Alcuni discorsi mi strappano solo un sorriso», ma soprattutto quelle di Blerim Dzemaili: «Nell’intervallo il mister ci ha dato una bella lezione e nella ripresa siamo usciti fuori». Donadoni c’è, come tutti può migliorare e certamente un regalino dal mercato (magari il suo pupillo Biabiany) non potrebbe che fargli piacere, ma il timone della barca felsinea è saldamente nelle sue mani.

E veniamo proprio a Blerim Dzemaili, vero leader e anima di questo gruppo che ancora difetta un po’ in termini di personalità. Praticamente sempre tra i migliori in campo, anche ieri ha deciso la sfida di Crotone con una rasoiata in diagonale da campionissimo, tanto bella quanto imparabile. E allora, signor Saputo, con tutta la stima e l’infinita riconoscenza, non sarebbe il caso di fare un passo indietro e lasciare il ragazzo per un altro anno o meglio due a Bologna, magari con la fascia da capitano al braccio? Con il massimo rispetto per i Montreal Impact e anche per la volontà del centrocampista svizzero (che per forza deve aver accettato, nessuno gli ha puntato una pistola alla tempia), non si può andare a svernare in MLS a 30 anni, nel momento di maggior forma e maturità della propria carriera.

Un paio di notazioni tecnico-tattiche. La prima: Ladislav Krejci decisamente meglio sul binario di sinistra che su quello di destra, ieri però il ceco si è dannato l’anima e alla fine è risultato tra i migliori, sfiorando anche il gol nella ripresa con una splendida conclusione al volo. La seconda: Adam Nagy non può e non deve mai essere lasciato fuori dall’undici titolare, giocatore imprescindibile in entrambe le fasi, ormai è impossibile non rendersene conto.

Questo non è un pensiero polemico, sono numeri, fatti. Mattia Destro: 14 presenze e 4 reti. Umar Sadiq: non pervenuto, perennemente infortunato. Sergio Floccari: non pervenuto, prossimo alla cessione. Bruno Petkovic: ancora per qualche settimana non potrà pervenire, anche se questo ragazzo ha tutte le qualità per fare bene. Marco Borriello: 18 presenze e 9 reti al Cagliari. Come a dire che sì, tutto sommato il buon Marcone oltre al fiuto per le belle donne non ha mai perso nemmeno quello per il gol, e sotto le Due Torri avrebbe fatto assai comodo. Non al posto di Destro, peraltro apparso in crescita ieri allo Scida, ma come suo sostituto pronto e affidabile o come sua spalla in avanti. Poi ci sarebbe sempre quel discorsetto sull’inutilità e la scarsa compatibilità di Mario Balotelli (9 presenze e 8 reti in Ligue 1 al Nizza) con il progetto del Bologna, ma ormai è acqua passata.

Martedì sera in Coppa Italia, nell’affascinante cornice di San Siro, speriamo di vedere all’opera la miglior formazione possibile e una squadra determinata a dare filo da torcere all’Inter, che dall’arrivo dell’ex tecnico rossoblù Stefano Pioli è diventata un rullo compressore fra le mura amiche. Sarà dura, ma superare il turno ed entrare fra le prime otto sarebbe il modo migliore per mettere un po’ di pepe su una stagione fin qui abbastanza insipida.

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