Tutti attorno, nessuno accanto: solo Mattia può aiutare Destro, ma prima della testa deve rispondere il fisico

Tutti attorno, nessuno accanto: solo Mattia può aiutare Destro, ma prima della testa deve rispondere il fisico

Nel 21° episodio della 7^ stagione dei Simpson, datato 14 aprile 1996 e intitolato ‘22 cortometraggi di Springfield’, Bart getta inavvertitamente una gomma da masticare fra i capelli della sorella Lisa. Per rimuoverla, la bambina chiede aiuto alla madre Marge, che ricorre ad alcuni antichi rimedi e ricopre la testa della figlia prima con burro di noccioline e maionese, poi con olio d’oliva, succo di limone, salsa tartara, cioccolato fuso, concentrato di carne, grasso di pancetta e cous cous. Risultato? Lisa viene inseguita da uno sciame di mosche cavalline. La notizia si diffonde in città, e altri personaggi si precipitano a casa Simpson per dire la loro e provare ad aiutare la bambina: il vicino Ned Flanders suggerisce di raffreddarla con un cubetto di ghiaccio e colpirla con un martello, il giardiniere Willie semplicemente di masticarla, il capitano McAllister di farla succhiare via da un calamaro baltico. E ancora, l’autista del pulmino scolastico Otto fotografa la scena pregustando un compenso di 25 dollari, il dottor Hibbert consiglia in modo ironico di rivolgersi ad un bravo ‘gommologo’, Telespalla Mel raccomanda di non rimuoverla usando un osso come aveva fatto lui in passato, l’avvocato Hutz grida di lasciarla appiccicata come prova per fare causa alla ditta produttrice, l’amichetto tedesco Üter racconta che suo zio produce gomme da masticare a Düsseldorf, mentre la mascotte di baseball nota come Il Minchione di Capital City si limita a suonare la sua trombetta. Alla fine Lisa, ormai esausta e sconsolata, decide di farsi tagliare gran parte dei capelli e cambiare pettinatura per coprire la zona rovinata dal chewing gum.
In tanti ora si staranno chiedendo: cosa c’entra tutto ciò con Mattia Destro? Niente nello specifico, ma questa divertente scenetta ricorda da vicino quello che sta accadendo attorno all’attaccante del Bologna nelle ultime settimane. Anzi, negli ultimi mesi. Destro è in grossa difficoltà, non ci sono dubbi, e praticamente chiunque sotto le Due Torri e non solo pensa di avere in tasca la soluzione perfetta per risolverlo. Giornalisti, opinionisti, allenatori, calciatori, tifosi e chi più ne ha più ne metta, tutti non fanno altro che parlare del numero 10 rossoblù, tutti sembrano sapere cosa bisogna fare: cambiare modulo, cambiare metodologia d’allenamento, affiancargli un’altra punta, dargli sempre fiducia e coccolarlo, tenerlo in panchina per far sì che si svegli e reagisca, mandarlo in prestito, venderlo e così via. Poi però c’è lui, un ragazzo di 26 anni che da bomber nel giro della Nazionale si è trasformato nella terza scelta fra i centravanti di una squadra di medio livello, e che ovviamente ora ha il morale sotto i tacchetti delle scarpe. La mia sensazione, purtroppo spiacevole, è che il buon Mattia non si sia mai ripreso completamente dal brutto infortunio al piede rimediato il 12 marzo 2016 a San Siro contro l’Inter, seguito da una riabilitazione sbilenca e piena di ostacoli molto seri, e che già da un po’ di tempo si sia arreso di fronte all’evidenza di non essere più quello di qualche anno fa.
Arrivati a questo punto, quindi, sorge spontanea una domanda: Destro potrà mai tornare ad esprimersi al 100%, come stava facendo fino a quella maledetta notte milanese? La verità sull’odissea vissuta dal giocatore e sulle sue reali condizioni la conoscono soltanto il diretto interessato e il Bologna, ma prima di ricercare problemi di tipo tecnico-tattico, psicologico e motivazionale sarebbe meglio non sottovalutare quelli di natura fisica. Anche perché chi lo conosce bene parla di lui come di una persona estremamente sensibile, professionista esemplare che però tende ad avvertire le botte provenienti dall’esterno più forte di altri, tenendosi tutto dentro. A vederlo all’opera dà proprio l’impressione di un ragazzo triste, cupo, che vorrebbe ma non può e allora non tenta neanche, inerme di fronte ad una carriera luminosa che gli sta sfuggendo di mano. Pazienza per chi ogni volta preferisce sottolineare la portata del suo ingaggio e il costo del suo cartellino, dimenticandosi che anche le star del pallone sono prima di tutto uomini: a me quel ragazzo con le mani sui fianchi e la testa bassa, bersaglio fin troppo facile di critiche fastidiose come una gomma da masticare appiccicata ai capelli, suscita grande tenerezza. Si può sbraitare o ragionare in modo sereno, usare il bastone o la carota, ma resta il fatto che solo Mattia conosce il modo giusto di aiutare Destro. La speranza è che voglia farlo, possibilmente senza dare un taglio alla sua avventura bolognese, ma soprattutto che abbia davvero i mezzi per poterci riuscire.

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