Silenzio, assenso, giustificazione

Tutti sotto esame, o almeno si spera

Lo ammetto, vedere Joey Saputo abbracciare teneramente Angela Belletti, storica addetta alla lavanderia di Casteldebole, mi ha commosso. Così come mi emoziona pensare che nel giro di qualche anno lo stadio Renato Dall’Ara avrà una nuova veste, più moderna, confortevole e funzionale, pur conservando i suoi meravigliosi tratti distintivi. Piccoli e grandi segnali che testimoniano una volta di più come l’aria a Bologna sia davvero cambiata, il tutto per merito di un imprenditore intelligente e coraggioso, un uomo di classe e di cuore. Questi elementi devono costituire la premessa di ogni ragionamento, a maggior ragione quando ci si trova all’interno di un mondo povero di riconoscenza come quello del calcio.
Poi però c’è il campo, il palcoscenico su cui si accendono i riflettori e da cui scaturiscono i principali giudizi sull’operato di una società, e a tal proposito mi hanno lasciato perplesso un paio di frasi ascoltate di recente. La prima, pronunciata dallo stesso Saputo nell’intervista a Sky Sport 24, sulla rosa attuale: «Non va dimenticato che tanti di questi ragazzi sono alle prime esperienze in Serie A». La seconda, una dichiarazione di Antonio Mirante al termine del match con il Genoa, sui numerosi gol subiti nel finale: «Non è la prima volta che ci capita una situazione del genere, figlia anche del fatto che siamo una squadra piuttosto giovane». Ora, detto che comunque in organico non ci sono soltanto ‘novellini’ ma anche giocatori navigati e altri giovani già ampiamente ‘svezzati’, e che varie volte sono stati proprio i più esperti a sbagliare, mi chiedo se qualcuno in casa rossoblù stia osservando ad esempio il cammino dell’Atalanta. E non importa se alla fine la banda di Gasperini non arriverà in Europa, così come non importa se in estate i migliori verranno ceduti e la favola finirà: nessun confronto fra le due realtà, né tantomeno il desiderio di fare a cambio, specialmente in ottica futura, ma una semplice riflessione su quanto sta accadendo sul rettangolo verde.
Difficilmente gli uomini di Donadoni riusciranno a superare i 42 punti conquistati nella scorsa stagione. Dunque, se ne facciamo solo una questione di giovani, i casi sono tre: o quelli in maglia rossoblù sono mediocri, a dispetto di ciò che alcuni pensavano (me compreso, che ho sempre parlato di rosa da undicesimo-dodicesimo posto, e forse mi sbagliavo, al netto di infortuni ed errori arbitrali), e allora chi ha messo in pista la squadra dovrà dare delle risposte al patron (diversi errori li ha commessi anche Corvino, che è stato poi allontanato alla stregua di un untore), o non si impegnano al massimo delle loro possibilità, nascondendosi dietro ad un appagamento per obiettivi che di fatto non ci sono (ma ogni calciatore lautamente pagato che aspira a fare carriera dovrebbe comunque averli), oppure chi è chiamato a farli crescere, valorizzarli e soprattutto schierarli non sta svolgendo il suo lavoro in maniera ottimale.
Perché va bene la fiducia e va bene anche la pazienza, vanno bene le speranze e i sogni, ma se il presente non è proprio rose e fiori la colpa dovrà pur essere di qualcuno. In medio stat virtus, si dice in questi casi, e probabilmente è vero, i risultati scadenti ottenuti fin qui derivano da un mix di fattori e di responsabilità. L’importante è che a fine campionato non si decida di lavarsene le mani, di darsi una pacca sulla spalla a vicenda e di sentirsi improvvisamente più forti solo perché un altro anno è passato, la classifica si azzera, a Castelrotto si sta d’incanto e il presidente è buono come il pane. Avviso ai naviganti: nel 2017-2018 Crotone, Palermo e Pescara non ci saranno più, e continuando così si inizierebbe a rischiare grosso. Che sia una questione di scrivania, di panchina o di campo, sarebbe il caso di iniziare a meritarsi il posto alle dipendenze di Saputo, tutti quanti. Non da luglio, mettendo una pietra sopra al passato, da adesso, affinché i prossimi tre mesi rappresentino un trampolino di lancio verso un futuro migliore.

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