Sempre e Comunque
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Un solo obiettivo: cuore e orgoglio fino alla fine

Rizzo che corre a perdifiato sulla fascia sinistra. Brighi che morde ogni singola caviglia avversaria. Floccari che pressa anche i fili d’erba. Maietta che si avventa su ogni pallone come fosse questione di vita o di morte. Mbaye che lotta e chiude ogni varco. Diawara che si destreggia in mezzo a De Rossi e Pjanic con la padronanza di un veterano. Rossettini che di testa le prende tutte, e una la infila anche alle spalle di Szczesny. Mirante che torna a vestire i panni di Superman. E si potrebbe continuare.
La sofferenza, certo, la sfortuna della Roma, i pali e i brividi, ma anche tanto cuore, personalità e una grande disciplina sul piano tattico. Ieri sera all’Olimpico di Roma si è rivisto il Bologna di Marassi o quello di San Siro sponda Milan, protetto dalla buona sorte ma nel contempo grintoso e organizzato, ben messo in campo da Donadoni e capace di reggere l’urto di una squadra eccellente (almeno nella nostra Serie A) sul piano della qualità tecnica e del palleggio. Questo perché, nonostante le numerose assenze della vigilia, l’infortunio occorso a Donsah sul finire del primo tempo e i crampi che hanno colpito diversi giocatori, la coperta rossoblù non è mai sembrata troppo corta, grazie alle precise disposizioni tattiche dell’allenatore e all’esemplare abnegazione dei suoi uomini, che sono sempre rimasti corti e compatti sia con il 4-5-1 che con il 3-5-2.
Non era semplice arginare una formazione reduce da nove vittorie e un pareggio nelle ultime dieci partite, ed effettivamente in alcuni momenti il fiume giallorosso ha rischiato di straripare, ma tutto ciò che era stato gettato alle ortiche nell’ultimo mese e mezzo, i felsinei sono andati a riprenderselo col coltello tra i denti, dimostrando a se stessi e a tutta la piazza di non essere ancora in vacanza. Anzi, la sensazione, almeno a sentire le parole di Rizzo al termine del match, è che questa reazione non resterà fine a se stessa, e che da qui al termine della stagione ne vedremo delle belle.
La comprensibile stanchezza dopo un periodo vissuto con il piede sull’acceleratore, qualche malumore di troppo in società, il futuro di Donadoni non ancora delineato al 110%, eppure la serata di ieri sera è stata la prova che nel calcio, così come nello sport in generale, la testa e la forza di volontà possono spesso fare la differenza. Il Bologna ha saputo scacciare dalla propria mente le critiche e i cattivi pensieri, si è focalizzato sull’obiettivo, lo ha rincorso dal primo all’ultimo minuto con il giusto mix di concentrazione e furore agonistico, e alla fine lo ha raggiunto.
37 punti, la salvezza ormai in cassaforte e all’orizzonte una sfida con il Torino al Dall’Ara che potrebbe spalancare le porte ad un finale di campionato in crescendo, per andarsi a riprendere quantomeno la parte sinistra della classifica e un piazzamento d’onore tra le prime dieci. I match contro le grandi, dicono, si preparano da soli, perché le motivazioni arrivano in automatico e in fondo non si ha nulla da perdere. Sarà, ma nascondere l’ottima prestazione dei rossoblù (peraltro non la prima al cospetto di una big) dietro a queste banali considerazioni sarebbe ingiusto e forse anche stupido. Ora però è necessario ingranare nuovamente una marcia alta, davanti al proprio pubblico e ad un’avversaria di pari livello. Il Bologna c’è ancora, adesso lo sappiamo con certezza, ma da qui alla fine dovrà esserci sempre.

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