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Accardi: “Entusiasmo, nuovi investimenti sulla squadra e Sinisa, si può aprire un ciclo importante. Il futuro di Mbaye è da difensore centrale”

Lo straordinario lavoro svolto da Sinisa Mihajlovic, l’ottimo momento di forma della squadra, la salvezza ormai ad un passo, la sfida di San Siro contro il Milan, il prossimo futuro, il rendimento e la crescita di Ibrahima Mbaye, che per lui non è un semplice assistito ma soprattutto un figlio adottivo. Oggi per parlare di Bologna, ma non solo, abbiamo contattato il procuratore Beppe Accardi, che con la sua solita schiettezza ci ha risposto così…

Beppe, per il Bologna la salvezza è davvero vicinissima… «Non scherziamo dai, la salvezza è cosa fatta, penso che i 37 punti attuali siano già sufficienti».

Probabile, però manca la matematica. «Potrebbe bastare un punto a Milano se l’Empoli dovesse perdere, visto che lo scontro diretto è favorevole».

E chi l’avrebbe detto a inizio febbraio? «Ma ragazzi, il Bologna aveva già una buona rosa, poi nel mercato invernale ha inserito degli innesti importanti come Sansone, Soriano e Lyanco ed è arrivato vicino al livello di quelle che competono per l’Europa League. Però la squadra è sempre stata da salvezza tranquilla».

Sì, se messa in campo in un certo modo e con la giusta mentalità. «Certo, perché nel calcio 2+2 fa quasi sempre 4. Da quando c’è Mihajlovic si prendono pochissimi gol e se ne fa uno in più degli avversari, Sinisa ha accorciato la squadra e ha stretto gli spazi in avanti, non all’indietro. E poi ha ridato ai ragazzi autostima e coraggio, anche quelli che sembravano ‘morti’ sono tornati a vivere. Pure Destro, che poi purtroppo si è fatto male ma aveva segnato due gol fondamentali».

Ora non resta che trattenere il mister, ma serve un piano davvero ambizioso, come preannunciato da Fenucci. «Credo proprio che si andrà in questa direzione, anche grazie all’entusiasmo che è tornato nell’ambiente: quello ti cambia tutto il panorama. Sia chiaro, Saputo dei soldi ne ha già spesi e tanti, ma penso che lo spavento per la possibile retrocessione lo porterà ad investire nuovamente sulla squadra, così da renderla competitiva per la parte sinistra della classifica».

In Serie B, con Chievo e Frosinone, chi ci va? «Scenderà l’Empoli, nonostante a mio avviso abbia un buon organico, il fatto è che ci sono tanti giovani e si perdono un po’. E ti dirò di più… Ovviamente mi auguro che si vada avanti con Sinisa, ma se non dovesse rimanere io prenderei proprio Andreazzoli: è un ottimo tecnico e il suo tipo di calcio si sposerebbe benissimo con le caratteristiche del Bologna attuale».

E del tuo Mbaye cosa mi racconti, è contento della continuità che sta trovando con Mihajlovic? «Ibra si trova benissimo ed è molto felice. Del resto un suo enorme pregio, che gli ha sempre consentito di riprendersi il posto, è che non molla mai, ha una forza mentale incredibile. Di lui ho sempre detto che è un nero con la testa di un bianco, anche nel gioco. Al livello difensivo i calciatori africani spesso si distraggono e sbandano un po’, lui invece ha un’applicazione e un’attenzione notevole, e poi ha un vantaggio: possiede una velocità di gambe che non è da uno con la sua struttura fisica, così alto. Sostengo da tempo che il ruolo finale di Mbaye sarà quello di difensore centrale, meglio a tre ma anche a quattro, e pian piano la realtà sta venendo fuori».

C’è ancora una frangia di tifosi che lo critica, vedendolo un po’ titubante e poco propositivo in avanti, ma è lo schema di Mihajlovic che prevede un terzino di spinta e uno più bloccato. «E certo, lui appunto è una sorta di terzo centrale e deve garantire un determinato equilibrio quando l’altro terzino sale, per caratteristiche è Dijks quello chiamato a spingere. Quando opti per un tridente con due esterni spiccatamente offensivi come Sansone e Orsolini, peraltro molto bravi, occorre che almeno uno dei due laterali bassi si fermi, è semplice».

Immagino però che Ibra sia il primo a voler migliorare sotto certi aspetti, in primis quello tecnico. «Lui si impegna al massimo ogni giorno cercando di migliorare un po’ tutto, guai se non fosse così alla sua età, poi però deve rispettare i dettami dell’allenatore ed eseguirli nel miglior modo possibile».

E pensare che a gennaio è stato ad un passo dall’addio… «È vero, avevamo dei discorsi aperti in Francia ed erano arrivate anche delle richieste d’informazioni da alcuni club tedeschi. Abbiamo riflettuto e fatto le nostre valutazioni, perché Ibra era fresco di rinnovo fino al 2023 e desiderava continuare a Bologna ma non trovava più spazio, poi le cose si sono risolte con l’arrivo di Mihajlovic».

Secondo te quanti titolari mancano a questa squadra per compiere il definitivo salto di qualità? «Credo che manchi una punta di un certo spessore, perché Palacio è un campione ma non è un bomber e ha pur sempre 37 anni, e magari un altro difensore e un altro centrocampista, ma prima bisogna capire come si risolverà il discorso dei prestiti. Se il Bologna riuscisse a trattenere Orsolini, Soriano e Lyanco sarebbe quasi a posto, e vista l’età media della rosa potrebbe aprire un ciclo importante».

So che stravedi per Lyanco… «Sì, è fortissimo: personalità, coraggio, qualità, intelligenza, è uno che già a 22 anni non ha paura di prendere in mano la situazione. Il Torino non lo mollerà facilmente, ma per un centrale del genere proverei a fare uno sforzo».

Sul match di lunedì a San Siro che sensazioni hai? «Al Meazza il Bologna farà una grande partita, a maggior ragione perché adesso ha la serenità di poter giocare senza troppi patemi d’animo. Visto lo scenario attuale, con l’ambiente milanista turbato da mille problemi e polemiche, la freschezza e la vivacità dei rossoblù potrebbero rappresentare una grossa rottura di scatole (usa un’altra espressione, ndr) per gli uomini di Gattuso».

A dire il vero la serenità non è mai mancata al Bologna targato Sinisa, anche nei momenti più difficili: la metamorfosi sul piano mentale è stata sorprendente. «Eh ma l’input del mister, fin dal primo giorno, è stato proprio questo: giochiamo senza paura, e se anche andiamo sotto o perdiamo una partita rialziamo la testa attraverso il nostro gioco, senza mai snaturarci e senza perdere la testa».

Facile a dirsi… «Anche a farsi, se hai la capacità di trasmettere il tuo credo e le tue idee al gruppo. Quando un allenatore è credibile agli occhi dei suoi calciatori riesce ad ottenere tutto o quasi, e Mihajlovic è una persona credibile».

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