Rassegna stampa 29/11/2017

Accardi: “Mbaye rispetta le scelte di Donadoni e lavora sodo, a gennaio non si muove”

Appena tre presenze, di cui due da titolare, per un totale di 206 minuti giocati: tra i giocatori del Bologna che fin qui hanno trovato meno spazio c’è Ibrahima Mbaye. Oggi abbiamo contattato il suo gente, Beppe Accardi, per fare il punto della situazione.

Accardi, in questa fase della stagione Mbaye fatica a trovare spazio: come sta vivendo questo momento? «Sicuramente non bene, come tutti i giocatori che giocano poco. Non sta succedendo nulla di particolare, sta trovando poco spazio e di conseguenza deve continuare a lavorare, aspettando che gli venga data di nuovo la possibilità di giocare per dimostrare il suo valore».

Fisicamente come sta? C’è qualche problema da questo punto di vista? «No, fisicamente sta bene. Ha i problemi che hanno tutti i giocatori che giocano poco. Comunque, ognuno vede il calcio a modo suo ed è giusto rispettare le idee degli altri. L’importante è che lui, quando viene chiamato in causa, dimostri di essere un giocatore che in Serie A ci può stare, e anche alla grande».

In quel ruolo peraltro ci sono diverse soluzioni: la concorrenza lo sta penalizzando? «Più che concorrenza, probabilmente lo stanno penalizzando le scelte. Ma come dicevo prima, uno non può entrare nella testa degli altri, deve solo lavorare e quando arriva l’occasione, come lo scorso anno, afferrarla e non farsela scappare».

A gennaio può succedere qualcosa? «A gennaio rimane a Bologna. E avrà la Coppa d’Africa con il Senegal: andrà a giocarla, dopodiché vedremo».

Il mercato in ogni caso non lo dovrebbe riguardare, quindi… «A noi il mercato di gennaio non interessa. Siamo venuti a Bologna per sposare un progetto, altrimenti, panchina per panchina, con tutto il rispetto per il Bologna era meglio farla all’Inter. Il progetto sembrava fosse diverso, ora lui ha l’obbligo nei suoi confronti, nei confronti della tifoseria e di chi lo paga di farsi trovare pronto quando verrà chiamato ad entrare in campo».

Con Donadoni non ci sono problemi, comunque? «Penso che problemi con Donadoni non ce ne siano proprio. È una questione di scelte, non si può entrare nella testa degli altri e pretendere che la vedano come te. Certamente la cosa che fa un po’ sorridere è tendenzialmente una: Ibra, così come altri tre-quattro giocatori, è arrivato e ha sposato un progetto importante come quello del Bologna, poi sono finiti tutti un po’ ai margini della squadra. Sono stati tutti acquistati con dei bei soldi, perciò credo che oggi chi sta subendo il danno più grosso è probabilmente lo stesso Bologna, che ha dei ragazzi con delle qualità potenzialmente importanti ma che vengono sviluppate poco. Loro hanno una sola cosa da fare: lavorare. Domenica scorsa mi ha fatto molto piacere vedere Rizzo in campo, perché mi sorprendeva che non giocasse. Sia lo scorso anno che quest’anno, e domenica scorsa l’abbiamo visto, ha dimostrato che giocatore è, quello che ha portato, la qualità, la forza e la gamba che ha. Ma quando sei in una squadra con tanti giocatori bravi, a volte gli allenatori fanno anche delle scelte in virtù di una questione tattica o dell’avversario che si va ad affrontare. Bisogna cercare di capire le scelte del mister e accettarle anche se non sono poi così piacevoli, ma oggi il calcio è diventato questo».

A proposito della gara con il Palermo, può essere considerata la vittoria della svolta per un Bologna che veniva da un periodo difficile? «Domenica ero allo stadio, quindi ho visto la partita dal vivo. Sicuramente c’è stata una svolta, ovvero quella di riavere in campo un giocatore determinante e fondamentale come Destro. E anche un altro come Rizzo, di cui parlavo prima, che ha dato un contributo importante. Al di là dei tre gol, però, nei primi sessanta minuti il Palermo ha fatto la sua partita e ha anche messo in difficoltà il Bologna, naturalmente per quello che è il Palermo attuale, ovvero una squadra che ancora deve trovare la sua dimensione, autostima e convinzione. Sono quei match che dal punto di vista del risultato ti danno morale e forza, però il risultato di domenica non deve far dormire tranquillo nessuno, perché, al di là del successo, il Bologna non si è imposto in maniera devastante contro una squadra messa piuttosto male».

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