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Acquafresca:

Acquafresca: “Sarei dovuto andar via prima dal Bologna ma non era facile”

Era arrivato a Bologna come erede designato di Marco Di Vaio. Il bilancio, dopo oltre cinque anni in rossoblù, racconta che le cose sono andate diversamente. Robert Acquafresca, che due mesi fa è diventato un giocatore della Ternana, non ha però smarrito la voglia di riscatto e di dimostrare il suo valore. Oggi lo abbiamo intervistato in esclusiva per ZO.

Robert, partiamo dal presente. Da un paio di mesi sei alla Ternana: come sta andando questa nuova esperienza? «Bene, a parte adesso che sono fermo per una lesione all’adduttore e riprenderò ad allenarmi la prossima settimana. In generale sta comunque andando bene, avevo tanta voglia di rimettermi in gioco».

Appena arrivato a Terni hai detto che per te era finito un incubo: qual è stato il momento più difficile a Bologna? «Ce ne sono stati un paio. Direi senza dubbio la retrocessione, poi quando sono andato via. Il periodo fuori rosa è stato tostissimo, hai proprio la sensazione di non far parte del progetto. È stata veramente dura, mai avrei pensato una cosa del genere ma va bene così, sono cose che fanno parte del calcio».

Come si riesce a rimettersi in gioco in certe situazioni? «Con la voglia di giocare. Prima c’erano delle condizioni che venivano a mancare e che anche io non potevo accettare, perché bisogna guardare sia al lato calcistico che a quello economico. Alcune trattative sono saltate perché molto spesso questi due aspetti non combaciavano».

Si dice infatti che tu abbia rifiutato diverse destinazioni: è andata davvero così? «Sì, è vero. Qualcosa ho rifiutato io, qualcosa è stato inventato, come in tutte le cose, e qualcosa, ad esempio l’estate scorsa, è stato fatto dal Bologna».

Nel senso che il Bologna non ha chiuso una possibile trattativa? «Esattamente».

Tornando indietro c’è qualcosa che non rifaresti, un momento per cui ti senti di dire che hai sbagliato e avresti potuto agire diversamente? «Sicuramente. Al primo anno c’erano tutte le prerogative per fare bene: Marco era andato via, mi erano arrivate garanzie che sarei stato parte integrante del progetto. Poi è stato preso Gilardino e lì gli scenari per me sono cambiati. Quando sono tornato mi ero incaponito perché non mi piace perdere le scommesse a livello personale, avrei lasciato una cosa fatta a metà. Invece sarei dovuto andare via prima, a dire il vero ci ho anche provato ma a titolo definitivo, a certe cifre, era proprio impossibile».

Di positivo cosa ti porti dietro dei tuoi anni a Bologna? Rapporti personali e amicizie saranno comunque rimasti… «Certo, ho lasciato tanti amici a Bologna. I compagni, i magazzinieri, tutti quelli che lavorano a Casteldebole. Ho dei bei ricordi: sono persone splendide, anche fuori dal campo, che ancora adesso sento e con le quali ci incontreremo sicuramente, anche perché cinque anni e mezzo sono difficili da dimenticare».

Qual è l’allenatore con cui hai legato di più o che ti ha dato di più? «Uno a cui devo tanto è Diego Lopez, perché ero partito fuori rosa e mi ha riportato dentro per volere suo, perché mi conosceva. Poi, anche se ho giocato poco, credo di aver fatto bene il primo anno con Pioli, nonostante le cose non siano andate bene tra me e lui. Comunque ci siamo chiariti».

Tu eri arrivato come erede di Di Vaio, e di fatto è proprio dai tempi di Marco che manca un bomber principe, un attaccante da doppia cifra sicura: secondo te perché? «Era stato trovato, visto che Gilardino è andato subito in doppia cifra, poi non so che problemi ci siano stati per riscattarlo e confermarlo sotto le Due Torri. Essendosi anche trovato molto bene a Bologna forse poteva continuare, non so cosa sia successo: il mercato è imprevedibile».

Per quanto riguarda il tuo futuro si può dire che resterai a Terni o ancora è presto? «Io ho il contratto in scadenza a giugno, è quello che mi porto dietro da Bologna, ho voluto firmare per sei mesi qui. Si sta muovendo qualcosa soprattutto all’estero: magari un’altra bella esperienza come quella vissuta in Spagna, anche per la mia famiglia, sarebbe un bagaglio di vita in più».

C’è un campionato che ti attira in modo particolare? «No, rimanere in Europa sarebbe comunque bello, vedremo quali opportunità arriveranno».

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