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Andersson: “Bologna mio, ho ancora quella canzone nelle orecchie. E magari un giorno ti porto Liam”

Per descrivere il rapporto tra Kennet Andersson e il Bologna non bastano i numeri, che pure raccontano di 34 gol e una marea di assist in 124 presenze, con oltre 10 mila minuti giocati. Il gigante buono venuto da Eskilstuna, città della Svezia centro-orientale, è senza alcun dubbio un pilastro nella storia del club felsineo, sia per le sue capacità e per la sua importanza anche a livello internazionale (medaglia di bronzo ai Mondiali di USA ’94), sia per il suo impegno, la sua passione e il suo straordinario attaccamento ai colori rossoblù, che ha indossato egregiamente dal 1996 al 2000, con in mezzo una breve parentesi alla Lazio, peraltro la prossima avversaria dei ragazzi di Roberto Donadoni. Quando si nomina Kennet Andersson, gli occhi di ogni tifoso del Bologna si illuminano, e la mente ripensa ai lanci lunghi, ai cross e a quel suo dominio aereo incontrastato, così potente ma nel contempo leggiadro. E lo stesso discorso vale per lui, la terza Torre, che non appena sente parlare di Bologna non esita a definirla una casa in cui si è sentito protetto, amato e molto, molto importante. [Simone Minghinelli]

Kennet Andersson, hai visto, domenica c’è Lazio-Bologna. «No, no, non c’è confronto, dalla Lazio ci sono solo passato, il Bologna è un pezzo di vita, e Bologna è la mia casa».

Come, la tua casa? «Sì, perché non sono mai stato tanto in un’altra squadra come nel Bologna. Ho fatto due anni e mezzo al Göteborg, ho fatto due anni al Fenerbahçe, ma a Bologna sono stato quattro anni. Quattro anni indimenticabili. Bologna è la mia città quando sono lontano dalla Svezia, è la mia seconda casa, e tutte le volte che ci torno è come la prima volta, sono emozionato. Quando poi vengo allo stadio, e i tifosi sanno che ci sono e mi cantano la canzone, allora sì che mi sciolgo».

Te la ricordi ancora? «Se vuoi te la canto, ce l’ho sempre nelle orecchie, pensa che ogni tanto me la cantano anche i miei figli».

I tuoi figli cosa sanno di Bologna? «Liam sa tutto, conosce anche i nomi dei giocatori della Primavera, non solo della Prima Squadra. Vive per il calcio, starebbe sempre su un campo a giocare. Ha 13 anni e gioca nel Göteborg, è molto bravo. Me l’hanno già chiesto in tanti, ma per adesso voglio che resti lì. Un ragazzo a 13 anni deve pensare solo a giocare per divertirsi».

In che ruolo gioca? «In tutti i ruoli tranne che in porta».

In tutti i ruoli? «Sì, perché in Svezia un ragazzo una volta gioca in difesa, una volta in mezzo e una volta in attacco, deve imparare a fare tutto. Anche mia figlia gioca».

Anche tua figlia? Allora il calcio è veramente dentro casa tua! «Stella ha 17 anni e io sono il suo allenatore».

Questa è bella… «Sì, perché quando i figli vogliono giocare a pallone sono i giocatori che devono allenarli, se non giocano in grandi squadre. Stella gioca nell’Älvsborg, e gli altri genitori hanno scelto me per allenare questa squadra».

Si può dire Andersson allenatore-genitore… «È così, e a novembre tutti noi giocatori verremo a Bologna. L’anno scorso siamo andati a Londra, quest’anno li ho convinti ad andare a Bologna. E ho scelto una domenica con i rossoblù che giocano in casa: quel giorno ci sarà Bologna-Atalanta».

Ora il Bologna ha un attaccante molto diverso da te: tu giocavi per la squadra, lui vive per il gol. «Destro mi ricorda Igor Protti, anche lui giocava per il gol».

E tu anche per lui, come succedeva con tutti gli altri attaccanti, pigliavi le botte. «Mi vedevano bello grosso e di conseguenza era giusto che picchiassero me. Mica volevi far prendere le botte a Kolyvanov, a Signori o a Nervo? Non le avrebbero mai rette, io invece le prendevo e stavo zitto».

Non sempre, a Vicenza hai chiesto a Ulivieri di essere sostituito dopo le botte che hai preso da Belotti. «Lascia stare, non farmi ricordare Nicchi, mi ha fatto picchiare e a me non ha detto neanche una parola. Nicchi parlava con i cartellini, e mi ha buttato fuori».

Pensa che ora fa il presidente degli arbitri… «Evidentemente c’è sempre una seconda vita, e a tutti è giusto dare una seconda possibilità. Quella domenica non era la sua domenica e purtroppo neanche la mia, trovando lui».

Che idea ti sei fatto del Bologna di Saputo? «Leggo tutto del Bologna, e sono tornato a pensare in grande. Ora Bologna deve avere soltanto pazienza, perché con una proprietà tanto forte il futuro è certo. Il tifoso magari vorrebbe che Saputo pensasse solo alla squadra, ma se non costruisci le strutture e non poni le basi per il domani, il domani non lo avrai. Ecco perché Saputo sta percorrendo la strada giusta».

Certo Kennet, sarebbe bello un Bologna con Liam in campo… «Per ora lasciamolo dov’è. Lo so, sarebbe un sogno, ma mi conosci, non ho mai sognato e non voglio cominciare ora. Poi se Liam continuerà a dimostrare di valere, magari una telefonata a quelli del Bologna gliela faccio».

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