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Bellucci:

Bellucci: “Inzaghi ha le capacità per tirare il Bologna fuori dai guai, l’attacco migliorerà di pari passo con la squadra”

Un solo punto in classifica, zero gol segnati, un malumore tangibile e le prime voci sulla panchina di Pippo Inzaghi. In casa Bologna non è certo un momento facile e per analizzare la stretta attualità, a tre giorni dall’insidioso match casalingo contro la Roma, abbiamo contattato l’ex attaccante rossoblù Claudio Bellucci. Per lui, dal 2001 al 2007, 209 presenze e la bellezza di 77 reti (molte delle quali di pregevole fattura) con la maglia del club felsineo, e nel presente una carriera di allenatore che lo vede in attesa della proposta giusta per rimettersi in gioco.

Claudio, prima bomber e adesso mister in cerca di una nuova avventura… «Proprio così. In estate ho ricevuto qualche proposta che mi ha fatto piacere ma non mi sembrava giusta per me, quando sei un allenatore giovane devi avere determinate certezze e non inserirti in situazioni complicate».

Dopo alcuni anni trascorsi ad allenare i ragazzi, il tuo obiettivo è quello di proseguire come tecnico di Prima Squadra? «Sì, perché è vero che ad Arezzo le cose non sono andate bene sul piano dei risultati (esonero dopo 1 vittoria e 3 sconfitte nelle prime 4 gare, ndr), ma lì mi sono reso conto di poterci stare, di poterlo fare. Poi nel calcio meglio non dare mai nulla per scontato, ho visto miei colleghi allenare in Serie B o in C e dopo poco tempo ripartire dalle giovanili».

Parlando di allenatori giovani e di gavetta, sorge spontaneo il collegamento con Inzaghi: ti aspettavi un inizio così complicato per il suo Bologna? «A livello di risultati sinceramente no. Credo che la sconfitta casalinga contro la Spal, una squadra almeno sulla carta meno quotata, abbia pesato molto sulle partite successive e tolto qualche sicurezza, vedo un Bologna un po’ bloccato».

Infatti i tiri in porta scarseggiano e il gol non arriva: da ex attaccante, pensi che il reparto offensivo rossoblù potesse essere costruito meglio? «Mi pare che la società abbia operato sul mercato in maniera scrupolosa, con le idee chiare, cercando giocatori con caratteristiche ben precise, poi è ovvio che l’ultima parola spetta al campo e fin qui le cose non sono andate come il Bologna sperava. Credo però sia sbagliato gettare la croce solo sull’attacco, è tutta la squadra che ancora deve crescere tanto. Se tutto il collettivo migliora, ecco che possono arrivare i gol delle punte ma non solo».

Se d’accordo con Inzaghi quando dice che Destro e Santander, almeno per ora, non possono giocare insieme? «Se giochi con due attaccanti d’area di rigore devi metterla su un altro piano e cambiare diverse cose. Evidentemente Inzaghi preferisce accoppiare giocatori con caratteristiche diverse, avrà fatto tutte le valutazioni del caso e il suo pensiero va rispettato».

Il suo pensiero così come il suo lavoro, perché in fin dei conti sono passate solo quattro giornate… «I miei amici bolognesi li sento preoccupati, mi raccontano che in città c’è già un po’ di timore. Io mi auguro che questo periodo difficile passi alla svelta e la squadra possa fare un buon campionato, sempre con Inzaghi in panchina. Adesso sarebbe troppo facile e ingiusto puntare il dito contro Pippo, penso che il primo a starci male e a voler trascinare il Bologna fuori dai guai sia proprio lui, e ha le capacità per riuscirci. Leggo voci di un possibile esonero ma confido nel buonsenso e nell’intelligenza delle persone che l’hanno scelto, mandarlo via vorrebbe dire sconfessare tutto il lavoro fatto in estate».

Speriamo che si sviluppi una stagione opposta a quella vissuta da te e dai tuoi compagni nel 2004-2005, quando si pensava all’Europa e ci si ritrovò in B. «Fu una stagione veramente clamorosa, poco prima di Pasqua avevamo 37 punti e si parlava di Coppa UEFA. Poi all’improvviso siamo entrati in un vortice negativo, in un imbuto di stupidaggini, e non siamo stati più capaci di vincere. Fa strano anche solo pensarlo, considerando che l’allenatore era Mazzone, ma sul piano mentale abbiamo commesso il grave errore di adagiarci e pensare che almeno una partita prima della fine l’avremmo portata a casa, invece no. In seguito, con l’esplosione di Calciopoli, abbiamo visto certi episodi sotto un’altra luce, il presidente Gazzoni aveva ragione e al di là delle nostre lacune quella retrocessione fu un’ingiustizia».

Dzemaili e compagni hanno qualche chance di fare punti contro la Roma? «Tra il pareggio all’Olimpico col Chievo e la scoppola di Madrid è stata una settimana dura anche per Di Francesco e i suoi ragazzi, se a Bologna c’è pressione a Roma c’è un uragano (ride, ndr). Il momento attraversato dai giallorossi è un po’ diverso ma comunque non positivo, la squadra fa più fatica del previsto e le critiche abbondano, ma per battere De Rossi e compagni servirà comunque una grandissima partita».

Tiferai Bologna o la fede giallorossa avrà il sopravvento? «In famiglia siamo tutti romanisti ma durante il mio percorso da calciatore si faceva il tifo anche e soprattutto per la squadra in cui giocavo. La Roma è già chiamata a scalare la classifica e a mio avviso ha tutte le carte in regola per farlo, come l’anno scorso in quella fenomenale seconda parte di stagione che per poco non culmina in una finale di Champions, ma nell’immediato ha più bisogno di punti il Bologna. Quindi…».

Sono d’accordo, anche perché lo scudetto mi sembra per l’ennesima volta già assegnato… «Ancora una volta la Juventus è partita fortissimo e sembra quasi ingiocabile, sia per l’eccellente qualità della rosa che per la bravura del suo allenatore. Stimo molto allegri perché è in grado di mantenere la squadra su standard elevatissimi anche cambiando alcuni interpreti o il modo di giocare, l’atteggiamento dei bianconeri è sempre quello giusto. Vedo sempre due gradini di differenza rispetto alla concorrenza, se le avversarie non si svegliano rapidamente credo che il campionato si chiuderà ancor prima del solito».

Poi hanno preso quel portoghese che segna spesso in rovesciata, alla Bellucci… «Beh dai se parliamo solo di rovesciate il paragone ci può stare, in effetti un gol del genere io al Dall’Ara l’ho fatto (ride, ndr)».

Ce lo ricordiamo bene. E tu che ricordo hai di Bologna? «Quello di una città unica e di una tifoseria affettuosa come poche altre. Il legame con Bologna lo sento soprattutto quando la lascio. Ogni volta che vengo a trovare alcuni amici, in particolare Ivo e Simone che avevano il ristorante La Braseria e ora sono al Campione, il viaggio di ritorno verso Bogliasco lo faccio in totale silenzio. E con una sensazione di magone davvero brutta. Quando andai via nel 2007 qualcuno disse che l’avevo fatto a cuor leggero, ma non è affatto così, la verità la conosciamo solo io e i dirigenti di allora. Chissà, forse un giorno ci tornerò ad abitare».

E magari anche a lavorare… «Eh sì, magari, ma adesso è presto, devo pensare solo a rimettermi in gioco».

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