Bertuzzi:

Bertuzzi: “Da Sabatini mi aspetto ottime cose, Corvino a Firenze si è trovato in un situazione complicata. Ecco le stelle del Mondiale Under 20 e dell’Europeo Under 21…”

Il Bologna di Sinisa Mihajlovic e, da qualche giorno, anche di Walter Sabatini. Un mercato che ufficialmente deve ancora prendere il via ma già ricco di nomi, più o meno conosciuti. I giovani talenti del Mondiale Under 20 ormai concluso e dell’Europeo Under 21 che sta per cominciare. Di tutto questo e di molto altro abbiamo parlato oggi con Fabrizio Bertuzzi, talent scout e consulente per varie agenzie internazionali (tra cui la Sports Entertainment Group, che ha curato il trasferimento nel nostro campionato di De Roon, De Vrij, Gosens, Hateboer e Strootman) e procuratori italiani, oltre che ex collaboratore di un certo Pantaleo Corvino…

Fabrizio, a Bologna è iniziata l’era Sabatini: come lo vedi questo nuovo corso per quanto riguarda l’area tecnica? «L’ingaggio di Sabatini e la conferma di Mihajlovic sono segnali molto positivi che la dicono lunga sulle intenzioni del presidente Saputo. Mi aspetto ottime cose perché credo si cercherà di proseguire sul percorso iniziato a gennaio, quindi con innesti mirati e di spessore per rinforzare una squadra che negli ultimi quattro mesi ha già iniziato a dimostrare il suo reale valore, risollevando alla grande le sorti di una classifica che si era fatta preoccupante. Col senno di poi credo si debba rivalutare anche l’operato di Bigon, e non lo dico solo per via del decimo posto finale, che comunque è un risultato fantastico. I vari Danilo, Dijks, Dzemaili, Orsolini, Poli e Skorupski li ha portati lui, dunque la sua conferma nel ruolo di d.s. non mi sembra affatto una bestemmia. Senza dimenticare Santander, accolto con grande scetticismo ma che poi è stato fra i pochi a fare bene anche quando il Bologna era inguardabile, a mio avviso ha tutte le carte in regola per andare sempre in doppia cifra».

A proposito di attaccanti, tu punteresti ancora su Destro? «Sì, sono un ‘destriano’ convinto. Nel 2015 lavoravo al Bologna con Corvino quando venne acquistato dalla Roma, e fino a quel devastante pestone di Miranda stava facendo bene, con i suoi gol aveva trascinato i rossoblù fino al nono posto in classifica. Poi non so se sia stato un problema di cure o di rieducazione, non sta a me dirlo, fatto sta che non è più tornato quello che era, quel ragazzo che fin dai tempi della Primavera dell’Inter aveva fatto perdere la testa a mezza Italia. Può esserci stato anche un problema di crescita sul piano mentale, perché non tutti nascono già maturi come Del Piero e Maldini, ma penso che gli ostacoli di natura fisica siano stati la complicazione maggiore. L’infortunio esultando dopo il gol al Sassuolo è un po’ l’emblema della sua fragilità, eppure, negli spezzoni che Mihajlovic gli ha concesso, Mattia ha dimostrato di avere ancora il gol addosso, una dote naturale. È vero, c’è un contratto in scadenza tra un anno, ma mi pare di capire che Sinisa lo tenga in considerazione e voglia provare a recuperarlo del tutto. Se poi dal mercato ne dovesse arrivare uno ancora più forte, non sarei certo io a lamentarmi».

Dove pensi che abbia più bisogno di rinforzi questa rosa? «In difesa, senza dubbio. Considerando che Lyanco è tornato al Torino e che Danilo ha la sua età, penso che servano due centrali forti. Corbo è il futuro ma andrà protetto e inserito un po’ alla volta, Calabresi è un prospetto interessante ma si trova meglio in una linea a tre, Paz non lo conosciamo, Helander prometteva bene all’epoca dell’Europeo Under 21 vinto con la sua Svezia nel 2015 ma non è mai riuscito a confermarsi: mi dispiace molto, magari diventerà anche un discreto giocatore, ma ad alti livelli non puoi permetterti di fare un errore grave quasi ogni partita. L’unico davvero intoccabile penso sia Dijks: fisico imponente, corsa, buon mancino e tanta personalità, ha disputato un girone di ritorno strepitoso ed è probabile che in estate riceverà qualche offerta allettante, ma non credo che il Bologna voglia privarsene, vista anche la penuria di terzini che c’è in giro. Serve però un suo vice, così come un’alternativa importante a Mbaye sulla destra».

Restando in tema difensori, ai rossoblù piace molto il ventenne giapponese Tomiyasu del Sint-Truiden: cosa puoi dirci di lui? «Il campionato belga è una piccola miniera d’oro. Purtroppo ottenere nuovi mandati lì è diventato quasi più difficile che in Sudamerica, ma come talent scout e appassionato di calcio lo seguo con grande attenzione perché fornisce sempre idee intriganti. La cosa bella è che si possono osservare ragazzi di tantissime nazionalità diverse, perché non ci sono restrizioni sul tesseramento degli extracomunitari. Tomiyasu è un giocatore piuttosto interessante che ho imparato a conoscere al Mondiale Under 20 del 2017. Alto quasi 190 cm, ha una buona stazza ed è molto bravo nel gioco aereo, e pur non avendolo mai ammirato dal vivo mi ha sembra dato l’impressione di avere anche un’ottima mobilità a livello tattico. Inoltre è ambidestro e ha qualità tecniche superiori alla media nel suo ruolo, dote che talvolta lo ha portato a giocare anche da mediano. Sia nel Sint-Truiden che nella Nazionale giapponese fa il centrale di destra o di sinistra in una difesa a tre, e questa sua multifunzionalità potrebbe paradossalmente rappresentare una piccola controindicazione in chiave Bologna: Mihajlovic ha bisogno di un jolly o di uno specialista? A livello di temperamento mi dà l’idea di essere sveglio e reattivo, e non è un caso che abbia valori statistici alti negli anticipi e nei palloni recuperati, sintomo di un difensore intelligente che sa sempre dove va a finire il pallone. È chiaro che per giocare titolare in Italia non basta essere promettenti, bisogna essere forti, e il passaggio da una retroguardia a tre in Belgio ad una a quattro in Italia richiederebbe un po’ di tempo, ma la sensazione è che Tomiyasu sia pronto per compiere questo salto».

Per tre anni hai fatto parte del gruppo scouting di Pantaleo Corvino: ti ha stupito il suo divorzio dalla Fiorentina? Come valuti la sua seconda avventura alla corte dei Della Valle? «Un conto credo sia giudicare il sul suo anno a Bologna: critiche o complimenti che siano, i giocatori li prendeva lui e ne rispondeva solo lui. Un po’ diverso il discorso per quanto riguarda Firenze. Il primo anno si trovò in panchina Paulo Sousa, uno che aveva lanciato o favorito la definitiva esplosione dei vari Bernardeschi, Chiesa, Marcos Alonso e Vecino, un signor allenatore che però non andava più troppo d’accordo con la proprietà, quindi Pantaleo prese a malincuore la decisione di cambiarlo nonostante avesse sfiorato un’altra qualificazione in Europa League e potesse essere l’uomo giusto per la sua politica dei giovani. L’estate successiva la Fiorentina decise di fare cassa cedendo i suoi pezzi pregiati, e lui tentò una strada diversa acquistando elementi magari non conosciutissimi ma di ottimo valore come Milenkovic, Pezzella, Veretout e Vitor Hugo, che si andarono però a mescolare con giocatori non altrettanto validi, con tutto il rispetto, voluti dal d.s. Carlos Freitas. Insomma, c’erano due anime che non sempre procedevano all’unisono, una situazione complicata».

E si arriva così alla stagione 2017-2018, segnata dalla scomparsa di Davide Astori… «Il gruppo, guidato da una persona di grande intelligenza e spessore umano come Stefano Pioli, reagì a quella tragedia compattandosi ancora di più e tirando fuori una forza incredibile, inspiegabile a parole. Pur avendo interrotto la mia collaborazione con Corvino nell’agosto del 2018, osservando la Fiorentina da fuori mi è parso che tale sforzo di testa e nervi, prima ancora che di gambe, sia stato pagato a caro prezzo in quest’ultimo campionato. Un budget ridotto, molte operazioni in prestito e pochi acquisti di spessore a livello di leadership hanno fatto il resto, ma alle fine come spesso accade la proprietà ha puntato il dito contro il mister. Per arrivare a dimettersi Pioli significa che gli sono state imputate delle cose pesanti, ma certamente non da Corvino. A quel punto, memore anche di quanto accaduto l’anno precedente, è come se la squadra avesse staccato la spina e si fosse dimessa anche lei, rischiando addirittura la B».

Tu e Corvino vi sentite ancora? «Certo, di frequente, e non posso che parlare bene di Pantaleo. Lavorare con lui è stata un’autentica benedizione, credo di aver come minimo quintuplicato le mie conoscenze sul calcio e sul mercato. Se proprio devo trovargli un difetto, è il fatto di non amare per niente le deleghe: non le accetta, le vive proprio male. E talvolta, per la troppa voglia di fare, finisce col prendersi delle responsabilità che potrebbe evitare».

Il Mondiale Under 20 sta per concludersi con la finale tra Corea del Sud e Ucraina: ruolo per ruolo, quali sono i ragazzi che ti hanno impressionato di più? «Partiamo dagli attaccanti: Haland della Norvegia, qualità enormi al di là dei 9 gol segnati in una sola partita, le aveva già messe in mostra nell’Under 19 ed era stato acquistato dal Salisburgo; Koita del Mali, tecnica e rapidità di prim’ordine, ma mi è piaciuto parecchio anche il suo compagno di reparto Koné; il nostro Pinamonti, che però metto un gradino sotto rispetto a quelli appena citati; Soto degli Stati Uniti, uno che davanti alla porta non sbaglia quasi mai. Trequartisti o ali: in primis il coreano Lee, cresciuto nel Valencia e che ha già una valutazione altissima, è un piccolo fenomeno; l’altro coreano Cho, utilizzato da dodicesimo uomo ma spesso decisivo; Brian Rodriguez dell’Uruguay, un funambolo, anche se ha toppato la partita decisiva; Timothy Weah, non sarà il padre ma ci sa fare. Centrocampisti: l’azzurrino Esposito, giocatore già pronto così come Pellegrini, che da mezzala ha fatto benissimo; il norvegese Svendsen, poco conosciuto ma molto interessante; un altro uruguaiano, Acevedo, che ha un po’ deluso come tutta la sua Nazionale ma farà parlare di sé; dulcis in fundo Diallo, scuola Monaco, fuori categoria nonostante il cammino deludente della Francia. Difensori centrali: Cuesta della Colombia, destinato ad una carriera importante; N’Diaye del Senegal, un 2002 che ha stupito tutti. Terzini: a destra Bellanova, anche se ha fatto il quinto di centrocampo, e dall’altra parte l’ucraino Mykolenko della Dinamo Kiev, che ha dovuto saltare il Mondiale per infortunio ma penso sia il terzino sinistro più forte in circolazione, infatti gioca già in Nazionale maggiore. I portieri no, lasciamo stare, me ne intendo poco (ride, ndr)».

Domenica inizierà l’Europeo Under 21, organizzato dall’Italia: vorrei da te una breve guida introduttiva alle squadre e alle stelle del torneo. «Sono convinto che l’Europeo Under 21 sarà molto più spettacolare e divertente del Mondiale Under 20, il livello generale è davvero altissimo. L’Italia gioca in casa e si presenta con gente come Barella, Chiesa e Kean, solo per citarne tre, quindi l’obiettivo è arrivare fino in fondo. Ma attenzione, perché il girone A è insidioso. Belgio: rosa ricca di talento, a parte Lukebakio del Fortuna Düsseldorf e pochi altri giocano tutti in patria, segnalo in particolare Schrijvers del Club Brugge ed Heynen del Genk. Polonia: su tutti Kownacki, di cui la Sampdoria si è liberata troppo frettolosamente, che è stato il capocannoniere delle qualificazioni. Io a queste statistiche ci guardo, nella tornata precedente era stato Schick, di solito chi vince la classifica marcatori delle qualificazioni diventa forte. Attenzione anche a Zurkowski, trequartista di proprietà della Fiorentina. Spagna: ma di cosa parliamo, dai… Oyarzabal, Dani Ceballos, Fabian Ruiz, quanta qualità! A me piace tanto anche Meré del Colonia, stopper non tanto alto ma strepitoso sia tecnicamente che sul piano dell’intelligenza tattica.
Passando al girone B, nell’Austria ci sono due centrali difensivi clamorosi: uno è Danso, ‘bestione’ che nasce mediano e vanta già 6 presenze in Nazionale maggiore, l’altro è Maresic dello Sturm Graz, seguito a lungo anche da Corvino. Danimarca: Skov, il quasi omonimo Skov Olsen e Wind sono tre attaccanti formidabili, poi non posso non citare l’ala Bruun Larsen e il fantasista Duelund. Germania: occhio in particolare ai centrocampisti Dahoud del Borussia Dortmund, Amiri dell’Hoffenheim e Oztunali del Mainz, tutti titolari in Bundesliga. Serbia: eh vabbè… Davanti Jovic, appena preso dal Real Madrid, dietro Jovanovic del Bordeaux e Milenkovic della Fiorentina, in mezzo Radonjic del Marsiglia, senza contare i due talenti del Benfica non ancora esplosi del tutto, Saponjic e Zivkovic.
Infine, nel girone C troviamo quelle che a mio avviso sono le principali favorite, Francia e Inghilterra. Tra i francesi cito solo i centrocampisti Aouar e Tousart del Lione, che potrebbero tranquillamente giocare nella Juventus, mentre gli inglesi si presentano con un pacchetto offensivo formato da Abraham del Chelsea, Calvert-Lewin dell’Everton, Gray del Leicester e Solanke del Bournemouth, ai quali si aggiunge la stellina del Manchester City Foden, il migliore in assoluto. Ma non va sottovalutata nemmeno la Croazia, dove giocano due mediani dai piedi d’oro come Moro e Majer della Dinamo Zagabria. Per concludere la Romania, e a tal proposito vorrei raccontarti un aneddoto».

Vai pure, sono curioso… «Quattro anni fa portai a Casteldebole per un provino il classe ’98 Dennis Man, esterno offensivo molto rapido e con un ottimo mancino, avendo conosciuto il suo agente tramite alcuni intermediari. Quel giorno non convinse a pieno, oggi invece gioca nella Steaua Bucarest ed è seguito da diversi club di Premier League. Poco tempo prima era successa la stessa cosa col centravanti del ’99 Alexander Isak, che all’Europeo non ci sarà perché la sua Svezia non si è qualificata, transitato in seguito dal Borussia Dortmund e acquistato proprio in questi giorni dalla Real Sociedad. Chi fa il mio mestiere sa che sono cose che possono succedere, mi dispiace solo perché allora ero alle prime armi e rimasi al mio posto senza insistere troppo. Però ci avevo visto giusto…».

© Riproduzione Riservata