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Binotto: “Bologna vuole essere coinvolta ma anche coinvolgere Saputo. La vicenda Masina mi lascia perplesso”

Con la maglia del Bologna 90 presenze, 9 gol e tanti, tantissimi cross al bacio. Un’ala come ormai non se ne vedono più, un’ala spezzata troppo presto da un grave infortunio ai legamenti del ginocchio. Quello che per i suoi traversoni vellutati veniva definito il ‘Beckham italiano’, oggi ha in tasca ben tre patentini: allenatore, direttore sportivo e procuratore. E ascoltarlo parlare di calcio è sempre un piacere. Per analizzare il momento del Bologna, a poche ore dal secondo match di campionato e a sette giorni dalla chiusura del mercato, ZO ha intervistato Jonatan Binotto.

Jonatan, che impressione ti ha fatto il Bologna visto all’opera contro il Torino? «Squadra concentrata, attenta, motivata, lontana parente di quella vista contro il Cittadella. E anche ben messa in campo, con ogni giocatore nel suo ruolo. In certe situazioni è opportuno non rischiare troppo e puntare sulle certezze che si hanno in mano, mettendo anche un po’ da parte il proprio credo, quindi stavolta dico bravo a Donadoni per aver abbandonato il 4-2-3-1 ed essere tornato al 4-3-3. Nel complesso, pur con qualche errore, la prestazione è stata convincente, peccato solo che non sia arrivata la vittoria».

Certo, fare peggio del debutto ufficiale era difficile… «Troppo brutti per essere veri. Dispiace essere usciti così presto e in quel modo dalla Coppa Italia, una competizione molto bistrattata ma che comunque nei turni successivi offre visibilità e può diventare un obiettivo interessante. Meglio guardare avanti, senza cullarsi sugli allori di un risultato positivo e tenendo alta la concentrazione, perché il cammino è appena iniziato».

Cosa manca a questo Bologna per poter vivere una stagione serena? «La difesa non mi convince a pieno, si fa ancora troppo affidamento su Maietta, molto forte ma anche piuttosto fragile fisicamente. Se poi, come sembra, dovesse partire pure Gastaldello, la batteria dei centrali verrebbe ulteriormente indebolita. Magari da qui a fine agosto la società e Donadoni, perché su questo mercato c’è soprattutto il suo marchio di fabbrica, si muoveranno nuovamente anche in questo settore».

Anche il centrocampo sembra aver bisogno di qualche ritocco. «Sì, perché Pulgar è un buon giocatore ma non ha la verticalizzazione, non ha il lancio, non ha i tempi di gioco tipici del regista. E Poli non puoi adattarlo in quella posizione, è un interno di centrocampo molto dinamico e con buoni tempi d’inserimento, era fuori ruolo anche da trequartista. Quindi io andrei ad intervenire proprio lì nel mezzo, serve un elemento capace di giocare davanti alla difesa, che sappia sì interdire ma soprattutto impostare l’azione».

E Donsah? «Arriva da una stagione molto difficile, questo è innegabile, ma per età e caratteristiche è un giocatore che mi terrei ben stretto. A maggior ragione adesso, se si tornerà stabilmente al 4-3-3, il modulo perfetto per lui».

Intanto Masina è sempre più vicino al Siviglia: la tua idea sulla vicenda? «Questa società ha più volte ribadito l’importanza di Adam come base fondamentale del nuovo corso, punto di riferimento del progetto giovani, fiore all’occhiello del vivaio, potenziale bandiera del club, uomo immagine e così via. Poi però, se i numeri che leggo sono veri, gli ha offerto un rinnovo a cifre relativamente basse. C’è qualcosa che tocca. Delle due l’una: o si sono accorti che il ragazzo non può fare la Serie A ad un certo livello, però adesso lo vuole il Siviglia che è in Champions League, oppure le dichiarazioni precedenti avevano un valore relativo».

E tu che opinione hai di lui? «Ha un grande potenziale sia fisico che tecnico, e mi sembra anche serio, disponibile a lavorare e determinato a migliorarsi. Non è un fenomeno, nell’immediato può essere sostituito adeguatamente, però la sua cessione mi lascia perplesso».

I nomi dei possibili sostituti ti convincono? «Ho letto che il primo nome sulla lista di Bigon sarebbe Lazaar. Ecco, meglio Masina».

In questo momento la distanza Bologna-Montreal si fa sentire ancora di più… «Ok, però la questione della distanza non è una novità di oggi, è così fin da quando si è insediata la nuova proprietà, a Casteldebole c’è una persona delegata a dirigere tutto e si chiama Claudio Fenucci. Saputo non opera in questo modo perché non vuole bene a Bologna e ai bolognesi, semplicemente il suo modello di gestione societaria è tipicamente americano, molto diverso da quelli a cui siamo abituati qui in Italia».

Ci sono però frangenti in cui anche una sola parola può rivelarsi fondamentale: in tanti iniziano a temere che Saputo si stia già stancando. «Certo, dopo una brutta sconfitta il silenzio del patron fa ancora più rumore e magari anche paura, ma non penso che nella sua testa sia cambiato qualcosa rispetto al recente passato. Però conosco Bologna e so che per il suo modo di essere è una piazza che ha bisogno non solo di essere coinvolta, ma anche di coinvolgere, di coccolare, di amare. Ora i tifosi non chiedono chissà cosa: un incontro, una chiacchierata, un abbraccio. Ecco, soprattutto in questo senso sarebbe importante una maggiore presenza di Saputo».

Nel frattempo la squadra deve pensare alla trasferta di Benevento: il Vigorito, per la sua prima volta in Serie A, si preannuncia una bolgia. «Un mio vecchio maestro diceva: “In Serie A testa e gambe, in B gambe e testa, in C gambe, gambe e ancora gambe”. La differenza tra le varie categorie è molto marcata, forse dall’esterno non si percepisce bene ma è così. Ovvio che bisogna andare a Benevento senza sottovalutare la squadra di Baroni, altrimenti si rischia un’altra figuraccia, ma se il Bologna fornirà un’altra prestazione come quella di domenica scorsa penso che saranno gli avversari a doversi preoccupare, indipendentemente da quella che sarà l’atmosfera allo stadio. L’importante è non fare troppi proclami ma dimostrare il proprio valore sul campo».

Una curiosità: quel maestro era Carletto Mazzone? «Ovviamente, e chi sennò?».

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