Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Biondi:

Biondi: “Permanenza o divorzio, Donadoni costerà al Bologna. Destro mai leader, se parte Verdi mi aspetto un mercato interessante”

Quattro giornate al termine del campionato e Bologna al dodicesimo posto, con le sfide contro Milan e Juventus all’orizzonte e la possibilità di chiudere a testa alta l’ennesima stagione anonima. Per analizzare il presente ma soprattutto il prossimo futuro del club rossoblù, tra i dubbi sul tecnico Donadoni e un mercato estivo di fondamentale importanza, abbiamo contattato Stefano Biondi, per anni firma di spicco al Resto del Carlino.

Stefano, come giudichi il Bologna visto all’opera tra Genova e Cagliari? «Dopo l’allarme suonato a Crotone e rientrato contro il Verona, se non altro la squadra ha continuato a dimostrare serietà e attaccamento sia alla maglia che al proprio allenatore. Sinceramente credo che da qui alla fine non si vedrà molto più di questo, ma già l’applicazione e la buona volontà sono due ingredienti importanti che in alcune partite erano un po’ mancati. La società e il tecnico hanno smesso di coprire ogni sconfitta, assegnando le responsabilità del caso, e questa inversione di tendenza ha sortito qualche buon effetto, che non sarà entusiasmante ma almeno non è una resa senza condizioni».

Insomma, le infradito hanno lasciato posto alla voglia di combattere… «Sì, pur in una fase finale che sposterà poco o nulla nel campionato del Bologna, la squadra mi sembra entrata in quest’ordine di idee. La scorsa settimana i rossoblù hanno giocato due partite con l’intensità e la testa giusta, e penso proprio che continueranno così fino all’ultima giornata. Del resto, anche se con prestazioni discrete, è arrivato un solo punto tra Genova e Cagliari, quindi penso che il problema dell’appagamento non si ponga».

Sei soddisfatto dell’operato di Donadoni o non ti accontenti? «Stiamo vivendo un anno che è la fotocopia di quello passato, il Bologna non è affatto progredito. Però si è assestato ulteriormente in una zona tranquilla, e arrivare nel giro di tre anni a non correre più alcun pericolo non è poco. Al tal proposito, capisco la calma che la società ha nel prendere una decisione sul futuro dell’allenatore: da un lato ci sono le possibilità per vedere qualcosa di più promettente e stimolante, dall’altra il rischio che con una scelta sbagliata ci si posso ritrovare un gradino sotto anziché sopra, cosa che significherebbe dover ricominciare quasi da capo».

Sempre riguardo al mister, più luci o più ombre nella sua gestione fin qui? «Donadoni ha avuto il grande merito di portare subito via dai patimenti un Bologna disastrato, reduce da otto sconfitte in dieci gare e destinato di nuovo alla B, tenendolo poi sempre lontano dalla zona calda. Tuttavia, come detto, va pesato il fatto che ogni stagione è la fotocopia di quella precedente, non c’è crescita ma solo mantenimento. Un po’ poco per entusiasmare la piazza, per far sì che la squadra sia il catalizzatore dell’entusiasmo, anche se i tifosi devono tararsi sulle reali possibilità di questa rosa, che non sono di molto superiori al rendimento tenuto finora».

Molto superiori no, ma almeno il decimo posto sembrava alla portata… «Esatto, anche perché specialmente in attacco c’è una possibilità di scelta a pieno organico che poteva e doveva garantire qualche punto e qualche gol in più, mentre il centrocampo e la difesa mi pare riflettano la classifica attuale».

Restando sull’attacco, qual è la tua opinione sulla parabola discendente di Destro? «Credo che l’atteggiamento avuto da Destro in questi anni sia stato quello di un calciatore che non ha capito il ruolo per cui il Bologna lo ha acquistato, ovvero essere leader e trascinatore, mentre Mattia è uno che ama nascondersi fra le pieghe della partita e quando è il caso uscire fuori piazzando la zampata, per poi ripiegare nelle retrovie. È un atteggiamento forse comprensibile se sei uno dei tanti, non lo può essere per colui che doveva proseguire la dinastia dei grandi attaccanti rossoblù, dopo Baggio, Signori e Di Vaio. Hanno provato in tutti i modi a spiegargli da dove nascesse il malcontento nei suoi confronti, ma al di là dei cinque gol tra novembre e febbraio lui non ha fatto nemmeno stavolta questo salto di qualità sul piano mentale, così il Bologna lo ha scaricato non appena raggiunta la serenità in classifica».

Certo è che Donadoni e il suo calcio non lo hanno mai aiutato troppo… «Purtroppo il ragazzo in questi tre anni non è esploso ma imploso, e tutto sommato credo abbia più responsabilità lui stesso di quante non ne abbia il tecnico, perché alla fine se uno vuole e ha il temperamento giusto riesce ad essere artefice del proprio destino. È vero, negli ultimi tempi Donadoni non ha avuto pietà con lui, e si è anche preso un bel rischio, perché adesso in questa squadra se non segna Verdi non segna nessuno: Palacio è abbastanza sulle gambe, i gol di Dzemaili di fatto non ci sono più e senza Destro la rosa dei potenziali marcatori si è ulteriormente ristretta».

Destro è stato spesso criticato, ma ora sono tanti i tifosi che preferirebbero restasse lui e non l’allenatore. «Se facciamo un discorso complessivo sulle strategie del club, è vero che liquidare Donadoni e il suo staff costerebbe tanto, ma è altresì vero che quel denaro è circa lo stesso che, tenendo il mister, perderesti sul mercato cedendo un Destro notevolmente svalutato. Quindi più o meno siamo pari, in tal senso la società può prendere la decisione che ritiene migliore senza l’assillo economico. La certezza è una sola: quei due non possono più andare avanti insieme».

Se, come probabile, il Bologna darà ancora fiducia a Donadoni, ti aspetti una piccola rivoluzione nella rosa? «Donadoni, per rimanere, ha bisogno di una squadra che gli consenta di fare bella figura o, per semplificare il concetto, di giocare bene il suo calcio. Perché sì, quello che più di metà Bologna gli chiede è legittimo: un po’ di entusiasmo e di divertimento in più, e soprattutto un maggiore coraggio nella gestione dell’attacco. Se Donadoni resterà, nonostante la frattura con una parte della piazza e quello striscione, che ha il suo peso, è ovvio che chiederà alla dirigenza un organico di maggiore qualità, altrimenti rischierebbe di bruciarsi subito: qualora dopo due-tre giornate del prossimo campionato dovesse scattare il coro “non ne possiamo più”, il buon Roberto potrebbe solo allargare le braccia e ripetere ciò che ha detto finora in ogni conferenza stampa».

Ecco, quello sarebbe il peggior scenario possibile, da evitare a tutti i costi. «Quelli che hanno voglia di vedere un gioco diverso, e mi ci metto in mezzo anche io, pensano che al di là delle vittorie e delle sconfitte si possa arrivare alla stessa classifica producendo un calcio meno speculativo. Sono convinto che Donadoni, con il Bologna così com’è strutturato oggi o solo leggermente modificato, non possa rimanere: ha bisogno che gli rinforzino la rosa per dimostrare che aveva ragione, che più i giocatori sono buoni e più punti lui è in grado di portare a casa. Il mister costerà alla società in entrambi i casi, permanenza o divorzio, a meno che non trovi subito un’altra squadra».

Ipotizziamo un colpo di scena: Donadoni se ne va o il club decide di sostituirlo. Chi arriva a Casteldebole? «Se prendi Gasperini ti costa ancora di più: al di là del suo ingaggio, uno che da due anni è in lotta per l’Europa e non intende fare passi indietro ti presenta per forza una lista della spesa onerosa. Diverso sarebbe il discorso legato ad un giovane, perché se porti qui De Zerbi o Nicola puoi imporre la tua linea societaria. Per certi versi sarebbe un rischio, ma così facendo il Bologna e il tecnico in questione avrebbero la possibilità di dimostrare che con i mezzi attuali, senza esborsi eccessivi e magari abbassando l’età media dell’organico, si può fare meglio di così».

E a livello societario, invece, quand’è che il Bologna potrà fare più di così? «Ci è stato spiegato che l’economia del club, dopo le notevoli spese iniziali per allestire una rosa all’altezza della Serie A, sarebbe stata molto ridotta per circa tre anni. Adesso il primo triennio è finito e io spero che il Bologna entri in un gioco di mercato superiore a quello frequentato finora, trattando quindi giocatori di valore più alto. Lo può fare cedendo Verdi, perché la sua quotazione non è lontana dai trenta milioni, e tale cifra permetterebbe di acquistare tre-quattro giocatori da sette-otto milioni l’uno. Nello scorso mercato estivo la società ha venduto zero e ha potuto spendere solo cinque, perché Saputo aveva stabilito di non andare oltre quel passivo, ma se adesso oltre a Verdi riesci a piazzare anche Destro, Donsah e Masina il budget si alza e ci si può appunto inserire in un giro più interessante e virtuoso. Proprio per questo motivo penso che la partenza di Verdi sia inevitabile, perché proietterebbe i rossoblù all’interno di un mercato un filo più ricco».

A quel punto i riflettori sarebbero tutti accesi su Bigon, fresco di rinnovo… «Credo sia difficile giudicare l’operato di Bigon nel suo periodo da ministro senza portafoglio. Ovviamente lui, così come in parte Corvino con Diawara, si è ripagato di tutte le spese con l’esplosione di Verdi, e nel complesso sono contento che sia stato confermato. Quel rinnovo di appena un anno penso dipenda dal fatto che da ora in poi si dovrà cimentare con una dimensione diversa, e se ne uscirà vincitore sono sicuro che il suo contratto verrà prolungato ulteriormente. Se invece, nonostante un budget un po’ più sostanzioso, dovessero arrivare risultati simili a quelli attuali, nel 2019 la separazione dal d.s. sarebbe inevitabile».

© Riproduzione Riservata