Bonetti:

Bonetti: “Ho ancora dentro il veleno di quel Bologna-Spal. Provate il footgolf, è una figata!”

Due scudetti, uno con la Juventus e uno con la Sampdoria. Una Coppa Intercontinentale, sempre con i bianconeri. Tante squadre in Italia e diverse esperienze anche in Inghilterra e in Scozia, fra campo e panchina. Centrocampista duttile e grintoso, personaggio carismatico e mai banale, nel corso della sua lunga carriera Ivano Bonetti ha indossato anche la maglia del Bologna, prima in Serie A dal 1988 al 1990 e poi nel campionato di Serie C 1993-1994. In quella stagione la corsa dei rossoblù verso la promozione si fermò nella semifinale playoff contro la Spal, una doppia sfida che in tanti sotto le Due Torri faticano ancora a dimenticare. Fra questi c’è anche lo stesso Bonetti, che da qualche tempo si è lanciato nella promozione e nella pratica di un nuovo divertentissimo sport, il footgolf.

Ivano Bonetti, ci mancava solo che tu diventassi un inventore… «Ti riferisci al footgolf?».

Certo, mi hanno detto che lo hai inventato tu… «Proprio inventato no, diciamo che l’ho fatto conoscere in Italia. Credimi, è una figata pazzesca. Il 21 ottobre saremo vicino Bologna, al Molino del Pero di Monzuno, ritieniti invitato».

Giocherai anche tu? «Sicuro, gioco quasi tutti i giorni. All’incirca sono le stesse regole del golf, con 18 buche e tutto il resto, solo che si gioca con i piedi».

Scusa l’ignoranza, ma il pallone e le buche quanto sono grossi? «Il pallone è quello da calcio, le buche sono larghe circa 50 centimetri».

Ci vorranno i piedi buoni che tu non avevi… «Più che i piedi buoni, per il 70% devi giocare con la testa».

Con la testa? E cosa c’entra? «C’entra eccome: devi avere una strategia su come attaccare la buca, calcolare il pendio, misurare il vento. E poi devi considerare anche gli ostacoli che ci sono».

Quali ostacoli? «I bunker, gli alberi, i laghetti, i ruscelli».

Mi sembra un tantino complicato. «Sì, è complicato, ti devi allenare molto. Tutto è più semplice se hai i piedi buoni, ma la tecnica non è abbastanza: se non ti alleni come quelli che giocano da sempre, farai sempre fatica ad andare in buca. Bisogna considerare anche se l’erba è bassa o alta, se il terreno è duro o bagnato. Credimi, facevo meno fatica a giocare a pallone. Però mi diverto troppo, pensa che ho fondato anche la FootGolf & Legends».

E che roba è? «È la fondazione che raccoglie alcuni ex calciatori e sportivi in generale che ora lo praticano. Te ne dico alcuni: Massimo Bonini, Riccardo Ferri, Paolo Di Canio, Evaristo Beccalossi, Claudio Chiappucci il ciclista. C’è anche Mario Bortolazzi, collaboratore di Donadoni. Non siamo ancora riconosciuti dalla Lega, ma ci arriveremo presto».

Cosa ne dici, parliamo un po’ anche di Bologna-Spal? «Non vedevo l’ora».

Ti sento ancora avvelenato, a distanza di 24 anni… «Ti dico questo, nella partita di ritorno a Ferrara (Spal-Bologna del 12 giugno 1994, semifinale playoff di Serie C, ndr) ho picchiato tutti, ad un certo punto sono entrato su un avversario e ho fatto cadere anche il guardalinee. Vincemmo 1-0 dopo essere rimasti in nove uomini, e nonostante questo proprio io sfiorai il gol del 2-0. Non so poi con due uomini in meno cosa avremmo potuto combinare nei supplementari, di sicuro io avrei continuato a picchiarli tutti».

Già li avevi picchiati all’andata… «Ti riferisci a quanto successo nel sottopassaggio?».

Proprio a quello. Quando andasti contro l’arbitro e il cerino in mano poi rimase a De Marchi, che fu squalificato al tuo posto… «Non entro nei dettagli, ti dico solo che in carriera non ho mai visto un furto del genere. Quella partita ce la portarono via, quando invece avremmo meritato di vincerla noi».

Ci avete messo anche un po’ del vostro. «Quando perdi ci metti sempre qualcosa di tuo, ma quella domenica ci mettemmo davvero poco. Io non penso mai ai complotti, ma quel match lì mi ha lasciato brutte sensazioni, come se qualcuno volesse farcela perdere. E ci sono riusciti».

Non ha ancora sbollito la rabbia? «No, perché ci tenevamo troppo ad andare in Serie B. Per via di quella sconfitta anche la mia carriera prese un’altra strada».

In che senso? «Se fossimo andati in B io sarei rimasto, perché sarebbe rimasto Reja e avremmo cominciato un nuovo ciclo. Ero molto legato all’allenatore, soltanto il pensiero che alla fine dovesse pagare lui per colpe di altri mi fece andare il sangue al cervello. In Serie C non potevo restare, anche perché il Torino mi cercava da tempo e lo stesso Bologna aveva qualche perplessità dopo quanto era accaduto».

A distanza di parecchio tempo, cos’è ora Bologna per te? «Una città dove sono stato bene e che purtroppo ho lasciato con il veleno dentro, per colpa di quella maledetta domenica. Ma Bologna era e resta un posto meraviglioso che ho continuato a frequentare, avendo ancora tanti amici sotto le Due Torri. Ecco perché sarà bello tornarci il 21 per questo torneo di footgolf. Ho chiamato anche Bortolazzi ma non può venire, la squadra gioca a Bergamo contro l’Atalanta il giorno dopo. Intanto spero che i rossoblù battano la Spal, farebbero felice anche me».

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